Harding, la sfida di «Siegfried» per l’inaugurazione di Santa Cecilia

«Esiste un prima e un dopo Valchiria». Con queste parole il direttore musicale Daniel Harding racconta il percorso avviato con Wagner all‘Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che mercoledì 21 ottobre alle 18 inaugura la stagione sinfonica 2026/2027 con Siegfried, seconda giornata de L’anello del Nibelungo. Il progetto prevede l’esecuzione della tetralogia in forma scenica, con un’opera all’anno fino al 2028. L’appuntamento coincide con il 150° anniversario della prima esecuzione integrale del Ring, andato in scena nel 1876 al Festspielhaus di Bayreuth. A Roma una produzione scenica del ciclo mancava dal 1961, mentre l’ultima esecuzione integrale dell’Accademia, diretta da Giuseppe Sinopoli tra il 1988 e il 1991, si era svolta in forma di concerto.

Harding, al debutto con questo titolo, alza l’asticella un po’ più in alto: riprendere il grande lavoro fatto con l’Orchestra lo scorso anno e portarlo a un livello ulteriore. «È la prima volta che affronto quest’opera. Richiede tanti sforzi, ma la ricompensa è enorme: c’è una grande soddisfazione nel lavoro quotidiano con l’orchestra, il coro e i cantanti», ha spiegato il maestro.

La regia è nuovamente affidata a Vincent Huguet, che prosegue il percorso attraverso le diverse epoche della storia di Roma. Dopo l’Impero Romano della Valchiria, Siegfried si sposta nel Rinascimento, tra le architetture e gli spazi del Vaticano. «Portare quest’opera in forma semiscenica all’interno dell’Auditorium è una sfida, ma anche un’occasione per sperimentare il rapporto tra orchestra, cantanti e scena», ha spiegato il regista.

La sua lettura intreccia la mitologia germanica con l’immaginario cattolico: lo scontro con il drago Fafner richiama San Giorgio, il dialogo con gli uccelli della foresta rimanda a San Francesco, mentre il risveglio di Brünnhilde evoca la Santa Teresa scolpita dal Bernini. Le scene sono firmate da Pierre Yovanovitch, i costumi da Edoardo Russo, in collaborazione con la sartoria Tirelli Trappetti Costumi.

Huguet ha definito quello di quest’anno «un cast da sogno», sottolineando la personalità degli interpreti. Nel ruolo del protagonista c’è il tenore statunitense Clay Hilley, chiamato ad affrontare una delle parti più impegnative del repertorio wagneriano. Alla domanda su come si prepari a un ruolo simile, ha raccontato di lavorare sulla partitura una pagina alla volta, facendo affidamento sulla propria tecnica vocale e sul supporto del suo maestro. Poi ha scherzato sul legame con il personaggio: «Siegfried è la mia opera preferita. Io stesso sono Siegfried: come lui sono cresciuto fuori città, in campagna, e ho infranto molto le regole».

Accanto a Hilley tornano Michael Volle nel ruolo di Wotan, o Viandante, ed Elisabet Strid in quello di Brünnhilde. Completano il cast, tra gli altri, Wolfgang Ablinger-Sperrhacke, Wolfgang Koch e Anna Kissjudit.

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