Aggiornamenti dal fronte ucraino

Nonostante la ritirata russa da Kherson, segno che molti hanno interpretato come l’inizio della fine della guerra, i negoziati di pace si fanno sempre più lontani. Le accuse continuano imperterrite, tra un raid e l’altro: Kiev non ha mai perdonato nel lontano 2014 il furto della Crimea, mentre Mosca continua ad accusare la NATO di essere complice dei crimini dell’Ucraina. I missili intanto piovono sul cielo di Kiev, condannando migliaia di persone innocenti a morire per mano della sorte o a ridisegnare il proprio futuro.

Mentre è ancora guerra tra Zelenskji e Putin sul prezzo del gas russo, il Presidente russo incontra anche le mamme dei soldati chiamati alle prime armi: “Non credere alle fake news”. Peccato che siamo nel 2022 e tutto ciò che da lui viene dichiarato falso è documentato dalle più alte tecnologie che, anche loro, hanno contribuito a finanziare.

Teatro di guerra preferito dei russi è ancora la città di Kherson, da cui sono fuggiti ma che tengono ancora sotto il mirino. Il bilancio degli ultimi attacchi parla di circa 15 morti e 35 feriti, di cui un bambino. Durante i vari attacchi, gli ospedali sono stati evacuati e i pazienti trasferiti a Mykolaiv e a Odessa. Se c’è una cosa ben precisa che ha portato questa guerra è l’odio tra i popoli, ucraini e russi, ucraini e iraniani, ucraini e tutti gli alleati russi. Di fatti, gli ucraini hanno come obiettivo non solo gli invasori, ma anche i consiglieri iraniani che li hanno addestrati all’uso dei forni kamikaze, denunciando il fatto che stiano distruggendo una nazione non di loro proprietà.

Una situazione devastante, come confermato anche dall’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, Volker Turk, che documenta l’uccisione di almeno 77 civili con i missili lanciati dal fronte russo dall’inizio di ottobre. Non solo morti ma devastazioni e condizioni di vita spaventose invadono le vie più conosciute dell’Ucraina.

Condizioni che non aiutano di certo il clima invernale a cui gli ucraini devono prepararsi. La first lady allena Zelenska, parlando con la BBC, si dice certa che la sua popolazione sia pronta ad affrontare il freddo ed i blackout perché dopo la morte è la distruzione per mano delle bombe il suo popolo è pronto a qualsiasi sfida.

L’Aiea conferma che sono quattro le centrali nucleari ricollegate alla rete elettrica dopo i bombardamenti russi. Anche la Corea del Sud si prepara ad inviare aiuti energetici: 20 generatori ad alta tensione e 5 mini scavatori elettrici. Nel frattempo, Zelenskji continua la sua routine mediatica con il video messaggio serale alla nazione, con cui incoraggia gli abitanti a resistere e ricordando la necessità di consumare con parsimonia elettricità in tutte le regioni.

La riconquista della Crimea

Dopo la liberazione di Kherson, l’Occidente aveva sperato in soluzione più realistiche del conflitto mentre si insinuava forte l’obiettivo della riconquista della Crimea. Rinunciarvi sembra non essere tra gli obiettivi dei vertici ucraini: non solo Zelenskji parla di un ritorno della Crimea (d’altronde da sempre nella sua agenda politica), ma anche Mykhaylo Podolyak, consigliere presidenziale, incoraggia il sentimento nazionalista su Twitter “Il diritto internazionale è inesorabile: la Crimea è territorio dell’Ucraina. E qualsiasi tentativo da parte del ladro russo di chiamare alienazione la restituzione di un oggetto rubato al proprietario ucraino è legalmente nullo”. Ad esso replica il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov accusando queste dichiarazioni come l’ennesima prova dell’impreparazione, della riluttanza e dell’incapacità della parte Ucraina di essere disponibili a risolvere il problema con metodi non militari. L’Ucraina non è contro i negoziati e pretende che questi siano giusti e nel rispetto dell’indipendenza della sua nazione. Ha parlato al summit G20 di pace mondiale e di volerla ottenere. Questo non giustifica la confusione della Russia tra negoziati ed ultimatum… i negoziati, tutti quelli che sono avvenuti nel corso della storia, sono stati studiati e concordati tra le parti a tavolino. Non sotto il suono continuo di bombe tra una tregua e l’altra.

Tutti stiamo pagando il prezzo della guerra in Ucraina, solo che noi lo facciamo con il denaro, loro con la vita. Se viene fatto in modo che l’uso della forza venga premiata per il raggiungimento dei propri obiettivi, allora sarà sempre così anche per l’obiettivo più becero.

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