Cultura russa: oriente o occidente?

La Russia non si intende con il senno,

Né la misura col comune metro:

la Russia è fatta a modo suo,

in essa si può credere soltanto.

(trad. di T. Landolfi)

È così che il poeta Fëdor Ivanovič Tjutčev spiegava la sua Russia nel 1873, quasi a dare una risposta determinante all’eterna diatriba tra slavofili e occidentalisti; una diatriba che, iniziata già nell’Impero zarista di fine XVIII secolo, risulta ancora oggi di strabiliante attualità.

Se infatti la Russia, geograficamente parlando, può essere accolta a pieno diritto come una delle nazioni che compongono il continente europeo, quando si parla di identità culturale, ogni tentativo di definizione o categorizzazione si fa più nebuloso, persino dopo secoli di dibattiti.

Ma perché tanta confusione ?

Innumerevoli diatribe filosofiche hanno condotto a una riposta che potrebbe rivelarsi la chiave per risolvere un dilemma considerato tanto cavilloso e non certo privo di profonde implicazioni storico-culturali: un modello radicalmente diverso di assimilazione della cultura altrui.

Per spiegarlo in maniera più semplice, la maniera occidentale di apprendere ciò che culturalmente parlando risulta come “estraneo” —quindi tradizioni, musica, religioni considerate a bassa diffusione in territorio occidentale, così come il modo di approcciarsi e di guardare al mondo— sarebbe completamente differente rispetto al modello slavo. Un modello radicalmente diverso e quindi spesso incompreso dalla cultura occidentale, la quale, a differenza del vasto Impero zarista, ha emesso i suoi primi vagiti dalla culla di un ancor più vasto e cosmopolita Impero romano.

A questo punto una domanda sorge però spontanea: in cosa consiste tale modello ?

Tutte le risposte vanno cercate nel funzionamento della cosiddetta Kultur, “Cultura” appunto.

CULTURA VS NON-CULTURA

Tutto ciò che la mente occidentale considera come sconosciuto, viene considerata come conoscenza altra da sé, che si deve comunque conoscere e comprendere. Premettendo che tutto ciò che è conosciuto è qualcosa di sicuro all’interno delle nostre conoscenze —e non è quindi “posto” successivamente— gli occidentali cercano di “penetrare” la non-cultura per integrarla alla cultura che già posseggono. Un esempio può essere ricavato, come già accennato, alla civiltà romana che, in seguito all’impatto con la religione greca, ne ha appreso dapprima i fondamenti e il funzionamento e, successivamente, l’ha inglobata alla propria religione e di conseguenza, al proprio sistema pregresso di conoscenze.

La cultura occidentale insomma, si approccia alle altre culture nel tentativo di apprenderle e in seguito inglobarle alla cultura dando vita a un tutt’uno.

CULTURA VS ANTI-CULTURA

La Cultura slava invece si avvale di un sistema di apprendimento dell’altro da sé completamente diverso. Tutto ciò che è “altro” infatti, non è qualcosa di diverso dalla propria cultura, ma bensì qualcosa di opposto (come potrebbero esserlo i numeri 3 e -3). Pertanto la Cultura slava vede le altre culture (quella occidentale in particolare) come culture opposte alla propria e le vive e le apprende come tali, senza tentare di dare origine a un’unico conglomerato di conoscenze ma, al contrario, mantenendole separate.

Si prendano come esempio due cigni: uno bianco e uno nero.

Il cigno bianco e il cigno nero sono l’uno l’opposto dell’altro. Tuttavia, come si fa a stabilire tale opposizione ?

Per dire che bianco e nero sono opposti infatti, bisogna avere innanzi tutto i concetti di “bianco” e “nero”. Da ciò ne deriva che non si può affermare che una tale cosa è l’opposto di un’altra se non si ha conoscenza di entrambe. Ogni cosa fa parte di una faccia della stessa medaglia: bianco-nero, luce-buio, occidentale-slavo… ecc.

Tale modo di vedere, o meglio di apprendere, si può far derivare dal fatto che la storia slava è una storia sostanzialmente priva di epoche di transizione —come il Medioevo, o il Rinascimento intesi nella loro concezione occidentale— Epoche in cui la tradizione, quando subisce cambiamenti, li subisce in maniera graduale, permettendo alla società di assimilare in maniera lenta le gradi rivoluzioni che determinano il passaggio da un sistema di ideologie a un’altro, senza giustapporlo al precedente ma, al contrario, integrandolo.

Le grandi rivoluzioni e ribaltamenti repentini della storia russa —dall’avvento del Cristianesimo nel 988 d.C, all’abolizione della servitù della gleba— non hanno permesso l’elaborazione di un sistema integrativo del “diverso”.

Pertanto, quando parliamo di cultura russa, si deve parlare di un particolare tipo di cultura, definita da Lotman binaria. Un modello per la quale due culture non si fondono integrandosi l’una nell’altra, andando a formare un’unica cultura (come nella cultura occidentale) bensì, un modello che prevede due tipo opposti di cultura che coesistono, convivono con pari meriti e pari diritti.

Insomma, culture che viaggiano su binari diversi sì, ma pur sempre nella stessa direzione.

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