Si apre con l’immagine di Monica Vitti il manifesto della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 13 al 25 ottobre 2026. Lo scatto, realizzato da Sergio Strizzi sul set de L’eclisse di Michelangelo Antonioni, celebra a 95 anni dalla nascita una delle grandi interpreti del cinema italiano. Il cuore della manifestazione sarà ancora una volta l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, ma la Festa coinvolgerà numerosi altri luoghi della Capitale, con l’obiettivo di portare il cinema sempre più vicino al pubblico e ai diversi quartieri della città.
La Festa del Cinema è prodotta dalla Fondazione Cinema per Roma e promossa da Roma Capitale, Regione Lazio, Cinecittà, Camera di Commercio di Roma e Fondazione Musica per Roma. La direzione artistica è affidata a Paola Malanga, mentre Salvatore Nastasi è presidente della Fondazione Cinema per Roma.
L’edizione 2026, inoltre, arriva con un budget complessivo di circa 9 milioni di euro, di cui 7 milioni destinati direttamente alla Festa: una cifra che, come sottolineato durante la conferenza stampa, resta circa un terzo rispetto a quella di alcuni grandi festival cinematografici internazionali.
Una festa sempre più diffusa
Uno dei temi centrali della presentazione è stato proprio il rapporto tra la Festa e la città. Per il presidente Salvatore Nastasi, la manifestazione sta raggiungendo l’obiettivo di diventare una Festa «sempre più diffusa e metropolitana», capace di uscire dal perimetro dell’Auditorium e di dialogare con realtà e pubblici differenti.
Il distretto cinematografico arriverà al MAXXI e si allargherà fino al Teatro Olimpico ACEA. Torneranno la Casa del Cinema e il Cinema Giulio Cesare, mentre saranno coinvolti anche il Teatro Palladium e il Museo nazionale di Castel Sant’Angelo. Per la prima volta entreranno nel circuito il Teatro Ateneo e il Terminal 1 dell’Aeroporto di Roma Fiumicino.
La Festa raggiungerà inoltre luoghi lontani dai tradizionali circuiti culturali. Proseguiranno le attività a Rebibbia Nuovo Complesso, nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia, alla Casa Circondariale di Latina e all’Istituto penale minorile Casal del Marmo. Nel 2026 il programma arriverà anche a Regina Coeli.
Una diffusione che risponde anche alla composizione del pubblico romano. Nel 2025 sono stati circa 160mila gli spettatori della Festa e, secondo quanto emerso durante la conferenza, circa il 60% era rappresentato da giovani. Un dato che contribuisce a definire anche la filosofia della manifestazione: non orientare il pubblico verso una determinata idea di cinema, ma ampliare il numero delle possibilità e delle visioni disponibili. «Fare festival significa anche imparare a fare cinema», è stato sottolineato, perché i festival hanno una responsabilità crescente nella costruzione dell’offerta e nel rapporto con gli spettatori.
L’apertura e il programma del Festival
Il programma ufficiale sarà articolato in sei sezioni: il concorso internazionale Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani, Freestyle, Grand Public, Special Screenings, Best of 2026 e Storia del Cinema. A queste si aggiungeranno incontri con il pubblico, masterclass e il format Paso Doble, dedicato al dialogo tra due autori.
Ad aprire la Festa sarà un film italiano: Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, con Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini e Claudio Santamaria. La storia segue tre coppie apparentemente lontane tra loro, accomunate dalle paure e dalle sicurezze dentro cui hanno costruito le proprie vite, fino a quando un evento inatteso le costringe a rimettere tutto in discussione.
Nel concorso Progressive Cinema saranno 18 i titoli in gara, tra opere italiane e internazionali. Tra questi Brianza di Simone Catania, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, Mustang di Kasia Smutniak, I Love Boosters di Boots Riley e I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard. In concorso anche Closure, di Michał Marczak, dalla selezione Miglior documentario e Congo Boy, l’Opera prima di Rafiki Fariala.
Sei le registe in gara nell’edizione di quest’anno: Blerta Basholli con Dua, Frauke Finsterwalder con Eurotrash, Susanna Nicchiarelli con Giorni felici, Clio Barnard con I See Buildings Fall Like Lightning, Kasia Smutniak con il documentario Mustang e Dina Duma con Skateboarding Is Not for Girls.
Durante la conferenza è stato sottolineato come, anche dopo il dibattito sulla scarsa presenza di registe alla Mostra di Venezia, lo sguardo femminile continui a essere considerato un elemento irrinunciabile della programmazione, non soltanto nella regia ma anche nelle storie raccontate. Il tema sarà sviluppato anche attraverso la collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne, che ospiterà incontri nazionali e internazionali legati alle proposte cinematografiche della Festa. La cartella stampa presenta il progetto come un’occasione per utilizzare il cinema come strumento di confronto su donne, autodeterminazione e libertà.
I premi
Diversi i riconoscimenti previsti. Nel concorso saranno assegnati il premio al Miglior Film, il Gran Premio della Giuria, i premi per la miglior regia, sceneggiatura, attrice e attore e il Premio speciale della Giuria. Ci saranno inoltre il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane, il Premio al Miglior Documentario e il Premio del Pubblico Terna.
Tra i riconoscimenti già annunciati spicca il Premio alla Carriera a Javier Bardem, che sarà consegnato da Paolo Sorrentino. Tessa Ross riceverà invece l’Industry Lifetime Achievement Award, mentre Nicola Piovani sarà il primo destinatario del nuovo Banca Ifis Music Award. La Festa celebrerà inoltre Gillo Pontecorvo a vent’anni dalla scomparsa, con la prima edizione del premio a lui dedicato e la proiezione restaurata de La battaglia di Algeri.







