Il problema della governabilità in Italia

Un dato più di tutti fa capire quanto in Italia il problema della governabilità sia tra i più preoccupanti: in 77 anni di repubblica, dal 1946 ad oggi, ci sono stati ben 68 governi, vale a dire circa un anno e un mese in media di durata di un governo in carica. 

Questa anomalia distingue l’Italia da altri Paesi europei, come ad esempio la Germania, che dal 1949 ad oggi ha avuto 25 governi presieduti da 9 Cancellieri federali. Il dato è dovuto alla volontà dell’Assemblea Costituente di dotare il Paese di un sistema di governo che garantisse la piena rappresentanza a tutti i partiti e che quindi impedisse di porre le basi per riproporre un regime totalitario che eliminasse la concorrenza così com’era stato per il Regno d’Italia col fascismo. 

All’epoca, però, già Alcide De Gasperi intuì perfettamente che il sistema scelto nella Costituente presentava dei presupposti che avrebbero portato a lacune governative. Infatti fu proprio lui che nel 1953 fece approvare quella che poi è passata alla storia con la denominazione di “legge truffa”. 

Questa legge elettorale prevedeva che alla lista o alla coalizione di liste che avessero superato il 50% dei voti, fosse assegnato un premio di maggioranza pari al 65%. La Democrazia Cristiana da sola superò di poco il 40% e in totale la sua coalizione superò il 49%. Non superando per qualche decimo quindi la soglia del 50% dei voti, non scattò il meccanismo della nuova legge elettorale e l’attribuzione dei seggi rimase proporzionale. Quella che quindi era una percentuale di per sé incredibile, fu una sconfitta per De Gasperi, a cui venne comunque dato l’incarico di formare un nuovo esecutivo che però durò solamente un mese.

Il problema della governabilità, come si vedrà, è stato sempre presente nel corso della storia repubblicana. Durante la Prima Repubblica, infatti, Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano rappresentavano tra due blocchi ben distinti, quindi difficilmente chi votava per un partito avrebbe votato in futuro per l’altro. Piccole variazioni di percentuali ci sono state, certo, però sempre tra partiti appartenenti alla stessa cultura politica, e questo ha portato a problemi di governabilità poiché i due partiti maggiori non riuscivano a creare un governo di unità che avrebbe permesso al Paese di avere una buona governabilità. 

Venne tentato anche un avvicinamento tra i due “blocchi” della politica italiana col cosiddetto compromesso storico, che però finì nel baratro del fallimento con il rapimento e in seguito l’uccisione da parte delle Brigate rosse dell’allora presidente della DC, Aldo Moro. 

L’ulteriore problema nato con la Seconda Repubblica

Se il sistema dei voti era più radicalizzato durante la Prima Repubblica, oggi risulta essere molto variabile. In seguito alle elezioni europee del 2014, il PD, guidato da Matteo Renzi, superò da solo il 40% dei voti. Allora Renzi, pensando di dover capitalizzare il consenso raggiunto, tentò di attuare una modifica della Costituzione tramite il referendum costituzionale del 2016. Perso il referendum, decise di dimettersi.

Si assistette così ad una consistente perdita di consensi da parte del PD a favore del Movimento Cinque Stelle, che nelle elezioni politiche del 2018 fu il primo partito, superando il 32% dei voti, anche se la coalizione a raggiungere la percentuale più elevata fu quella del Centrodestra col 37% di voti. 

In seguito a queste elezioni e alle successive consultazioni si diede vita ad un governo di coalizione tra Movimento Cinque Stelle e Lega, con Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Nel giro di appena un anno i rapporti di forza all’interno del Governo “giallo-verde” furono ribaltati: alle elezioni europee del 2019 la Lega superò il 34% dei consensi, mentre il M5S superò di poco il 17%. Deciso a sfruttare il vantaggio, il segretario leghista, Matteo Salvini, decise di togliere la fiducia al Governo, non riuscendo però ad ottenere elezioni anticipate poiché nacque il Governo di coalizione tra PD e M5S, sempre con Conte come Presidente del Consiglio. Alle elezioni politiche tenutesi nel settembre 2022 si è registrato un altro grande sconvolgimento: la Lega, che nel 2019 aveva superato il 34% dei voti, si è ritrovata con l’8,7%, seguita nella coalizione di Centrodestra da Forza Italia con l’8,1%. La stragrande maggioranza dei voti della coalizione è confluita in Fratelli d’Italia, che nel giro di cinque anni, dal 4,3% delle elezioni politiche del 2018, ha raggiunto il 26%. 

In sostanza, ad oggi, il sistema politico italiano non presenta soltanto il problema della governabilità, ma anche quello dell’incertezza dell’affluenza dei voti, e quindi l’incertezza di delineare quella che in futuro sarà la linea politica seguita dal Paese.

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