Le sfide dell’Europa, tra presente e futuro in ottica elettorale. Intervista a Salvatore De Meo (PPE)

Bruxelles, Parlamento Europeo. Salvatore De Meo, 1971, risponde sulle sfide che incombono in UE, tra guerra in Ucraina e stabilità della prossima legislatura a partire dal 2024.

Siamo alla fine della legislatura, forse la più complessa di sempre (pandemia, recessione economica, conflitto russo-ucraino). Conferma questa impressione?

È stata difficile, ma allo stesso tempo dalla difficoltà abbiamo fatto emergere quella che è la vera Europa. Ossia un’Europa solidale, che di fronte alle difficoltà si è dimostrata concreta e in grado di dare risposte tempestive – cosa che, ad esempio, non era riuscita a fare con la precedente crisi finanziaria nel 2008. Abbiamo reagito alla pandemia prima investendo sul vaccino, poi mettendo a disposizione un’ingentissima quantità di denaro col Next Generation EU; abbiamo poi risposto tempestivamente allo scoppio della guerra in Ucraina e alla conseguente emergenza energetica. Così, in un momento difficile, abbiamo tirato fuori la consapevolezza che la nostra unione va rafforzata, soprattutto rimuovendo ostacoli che rallentano il progresso dell’Unione. Questa fase ci permette di guardare al futuro con ottimismo. 

Il PNRR è un’occasione unica: come vengono visti i ritardi italiani qui a Bruxelles?

Io credo che questo sia un tema discusso solo a livello nazionale: non c’è altro che un fisiologico confronto, perché altri Paesi sono più indietro dell’Italia. Non c’è alcuna preoccupazione. Il nostro governo sta mettendo grande impegno per utilizzare nel migliore dei modi le risorse. È innegabile che ci siamo ritrovati con una quantità di denaro importante, oltre 200 miliardi, malgrado una capacità progettuale di spesa che, negli anni precedenti, era stata anestetizzata (vedi Patto di Stabilità, spending review). Tuttavia, il confronto è attivo e l’Italia sta rispondendo adeguatamente a tutte le richieste di integrazione, atte all’erogazione dei fondi. 

Due questioni calde: stop alle auto a motore endotermico e obbligo di efficientemento degli immobili. Se n’è parlato molto, poi nel dibattito nazionale questi temi sono finiti nel dimenticatoio. Come andrà a finire?

Queste tematiche nascono da dossier specifici, come l’automotive e l’efficientamento energetico degli edifici, ma si estendono anche ad altri temi, come le sfide che l’Europa sta lanciando in ottica di transizione verde. La consapevolezza è che occorre raggiungere il massimo della neutralità climatica  (50% entro il 2035 e 100% entro il 2050), tuttavia, specificamente sull’automotive, noi come Forza Italia abbiamo proposto che fosse stabilita una quota non del 100% full electric, bensì del 90%, entro il 2035. In tal modo, si consentirebbe un passaggio graduale e si eviterebbero ulteriori dipendenze da Stati terzi. In passato purtroppo abbiamo lanciato strategie ambientali senza pensare a strategie industriali: l’Europa ha bisogno di batterie ma non le produce. Così è dipendente da altri Paesi. In merito alla direttiva sull’efficientamento energetico, l’Italia ha ottenuto una deroga che permetterà agli Stati, in ragione delle specifiche condizioni del patrimonio edilizio e architettonico, di arrivare a un efficientamento graduale. La transizione, come da etimologia, deve avere il suo tempo e far sì che nessuno rimanga indietro. Una transizione sì, ma giusta e adeguata. 

Se dovesse scegliere un tema chiave, per cui la prossima legislatura europea non potrà sbagliare e dovrà essere compatta e duratura, quale sarebbe?

Credo che la prossima legislatura debba avere una fase costituente. Siamo alle prese con una rivisitazione dei trattati, che nel tempo hanno dimostrato criticità. La commissione affari costituzionali sta lavorando in tal senso, anche perché i cittadini ci hanno chiesto un’Europa più vicina e resiliente. Se noi abbiamo strumenti che ci permettono di adeguare l’Europa alle urgenze, potremo affrontare meglio tutte le sfide. Mi faccia sottolineare come, in una condizione di unione com’è la nostra, il fatto che il veto di un solo singolo Stato sia sufficiente a impedire l’assunzione di decisioni immediate è sbagliato. Questo passaggio, se rivisto, renderebbe più semplice il raggiungimento di altri obiettivi. 

Vicino ai confini italiani stanno esplodendo violente rivolte nelle città francesi. Non si può non guardare con preoccupazione a questi eventi, che si legano a un altro grande tema: l’immigrazione. Qual è il suo giudizio su ciò che sta avvenendo?

Paesi come la Francia, come anche il Belgio, hanno dato adito a una serie di ingressi incontrollati, inconsci delle condizioni di integrazione. Dobbiamo puntare a un’immigrazione legale, garantendo a chi entra un’integrazione reale e possibile. L’Italia, in tal senso, ha il merito di aver mosso le acque: ci ritroviamo centrali nella definizione del nuovo Patto sull’immigrazione, laddove l’Europa era rimasta sorda. Ribadisco: non è possibile che un solo Stato possa impedire agli altri di decidere su un tema così importante e sensibile. Spero che questo dossier non venga usato per allontanare l’Europa dalle vere esigenze. È un tema necessario, ma nella lista delle priorità non è il primo. Non può totalizzare il dibattito, così come accaduto in questi anni. 

Dalle nostre parti, in vista delle elezioni del 2024, l’agone comincia a scaldarsi. È vero che la Meloni vorrebbe unire conservatori e popolari, o sono solo indiscrezioni di corridoio?

La Meloni non ha mai negato la disponibilità al dialogo col capogruppo del PPE, Manfred Weber. Noi stessi di Forza Italia abbiamo immaginato condizioni più distensive affinché si creino maggioranze forti e credibili, per avere più affidabilità politica. Per ora c’è solo un confronto aperto. Posso dirle, guardando in casa mia, che è certo che Forza Italia è nel PPE. Non c’è volontà alcuna di spostarsi qua e là, saranno piuttosto i conservatori a doversi “mettere a tavolino” per trovare una quadra, eventualmente. 

Cosa rivendica Forza Italia in Europa e qual è il suo ruolo nel PPE?

Forza Italia rivendica di essere una forza liberale, moderata, cristiana. Questi sono i valori che mossero il presidente Berlusconi a far entrare FI nel Partito Popolare Europeo. Un partito di centrodestra all’interno di una grande famiglia, responsabile del futuro di tutti gli Stati membri. 

1 commento

  1. Caro Domenico, complimenti per l’intervista. Condivido gran parte delle affermazioni dell’On. De Meo, ma una in particolare: “il fatto che il veto di un solo singolo Stato sia sufficiente a impedire l’assunzione di decisioni immediate è sbagliato.” Finché non sarà modificato quel meccanismo non avremo mai un’Europa politicamente efficiente.

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