Rome City Institute presente al SFS 25 di Torino

In un Allianz Stadium gremito di operatori del settore, accademici e rappresentanti delle istituzioni sportive, il Social Football Summit di Torino ha portato al centro del dibattito una domanda che oggi attraversa governi, mercati e tifoserie: chi controlla davvero il calcio globale?

La sessione “The Geopolitics of Football: Power, Politics and Global Influence” ha provato a fornire risposte, in un contesto internazionale dove il pallone non è più solo sport, ma leva strategica, diplomazia economica e strumento di proiezione di potere.

A inaugurare il dibattito è stato il Prof. Valerio Mancini, docente della Rome City Institute e direttore del Center for Sports, Diplomacy and Innovation, che studia l’intersezione tra sport, relazioni internazionali e innovazione. In particolare, la discussione è iniziata con riferimento al prossimo Mondiale di calcio, nel 2026 negli USA. Mancini ha illustrato come il torneo del 2026 rappresenti un banco di prova decisivo per comprendere l’utilizzo del calcio come strumento di soft power, soprattutto in un Paese dove questo sport sta vivendo una crescita rapida ma ancora incompiuta. contesto statunitense – marcato da tensioni sociali, divisioni culturali e una polarizzazione politica acuta – trasforma il Mondiale in un’operazione che va oltre la dimensione sportiva. Le politiche migratorie, la narrazione identitaria e perfino il tema della sicurezza nazionale entrano nel discorso pubblico attorno al torneo. Non è un caso che Donald Trump, in ogni apparizione pubblica nel suo studio, mostri a favor di telecamera la FIFA World Cup. Il Mondiale diventa un’occasione per rilanciare l’immagine americana nel mondo, soprattutto verso quei Paesi con i quali le relazioni diplomatiche vivono una fase di ridefinizione. Il calcio diventa così un linguaggio universale. 

Muovendosi poi verso gli sviluppi e i trend futuri del calcio in chiave geopolitica, Mancini ha sostenuto come il calcio non è più soltanto il gioco più popolare del mondo, bensì un terreno di competizione geopolitica, un laboratorio di diplomazia e un indicatore di cambiamento globale. È emblematica la domanda: “Quanti mondiali di calcio hanno vinto gli USA?”, alla quale quasi tutti rispondono “zero”. Errato: ne hanno vinti ben quattro, ma grazie alla nazionale femminile. Oggi l’attenzione verso il calcio femminile è in forte crescita, ma in questo senso il cambiamento globale in chiave di soft power del calcio può fare molto. 

In un contesto internazionale instabile, il panel del Social Football Summit ha mostrato come capire il calcio significhi, oggi più che mai, capire il mondo. E farlo attraverso una lettura interessante, non banale e acuta. 

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