USA – Cina: Undici mesi di G2

Xi Jinping e Donald Trump si sono incontrati per la terza volta in meno di un anno. Trump è intenzionato a coltivare un rapporto personale con l’omologo cinese. Nella speranza che ciò stabilizzi le relazioni Cina-Stati Uniti. Se la continuazione della distensione è probabile, un ritorno alla golden age degli anni ’80 è impossibile.

Tappeto rosso, sorrisi, scambi di battute e un’accoglienza trionfale solitamente riservata ai nobili – l’ultimo leader a essere ricevuto all’aeroporto da Trump in persona era stato re Carlo di Inghilterra –, ma pochi e magri risultati concreti; così può essere riassunto il terzo vertice del G2 intentato da Cina e Stati Uniti per mettere un freno al disordine globale scatenato dalla loro competizione a tutto campo.

Trump sperava che Xi venisse seguito da una folta delegazione di grandi imprenditori, da Huawei a BYD; il presidente cinese è venuto accompagnato da sua moglie. Xi sperava in un prolungamento della tregua commerciale di almeno un anno; Scott Bessent ha approvato un’estensione di due mesi. Ma sul tavolo c’era molto altro: il futuro di Taiwan, la crisi di Hormuz, la competizione nelle tecnologie di frontiera, il disgelo nei cosiddetti settori non sensibili, come il commercio di beni ordinari e gli scambi interculturali.

Serviranno altri vertici e canali periferici di dialogo per armonizzare le distanti posizioni delle due superpotenze, che, come spiegato da Trump, solo su una cosa sono d’accordo: la corsa all’intelligenza artificiale deve continuare senza i freni che vorrebbero alcune Big Tech. Per il resto, dalla riunificazione delle due Cine al supporto all’Iran e al neomercantilismo di Pechino, i negoziati restano in alto mare. E non si vede terraferma.

Gli Stati Uniti restano immobili nel loro supporto diplomatico, economico e militare a Taiwan, dalla cui indipendenza de facto dipende l’intera solidità della prima fascia della cosiddetta catena di isole,  la recinzione marittima a cipolla che dal secondo dopoguerra contiene gli impulsi talassocratici della Cina e garantisce alla US Navy il controllo del più importante mare della globalizzazione. 

La Cina non indietreggia nella cooperazione con l’Iran, al quale ha fornito armi, beni a uso duale e intelligence nel corso di Epic Fury, determinando l’impantanamento degli Stati Uniti in quella che avrebbe dovuto essere un’operazione lampo. La resa dei conti tra l’asse Israele-Stati Uniti e l’Iran evoluta in una guerra per procura del confronto egemonico sino-americano.

I margini di manovra per ottenere dei risultati concreti nell’immediato erano più nulli che pochi. È precisamente questo il motivo per cui un nuovo vertice dell’esperimento G2 era necessario – più necessario che mai. L’amministrazione Trump ha compreso che un confronto a oltranza alimenterebbe ulteriore instabilità, tanto in casa quanto nel mondo, e che una distensione, per quanto tattica, dunque temporanea, è un obbligo.

Il G2 non è un’interruzione del grande divorzio sino-americano, che è il più grande macro-trend del nostro tempo; è una pausa. Pausa che serve a entrambi i coniugi per riprendere fiato dopo anni di guerra commerciale, competizione tecnologica e tensioni politico-militari. La direzione è e resta il disaccoppiamento, che in Europa viene educatamente chiamato derischio. L’obiettivo nel breve e medio termine è una riduzione progressiva delle interdipendenze che al momento legano le economie del blocco occidentale e del bazar cinese. L’obiettivo nel lungo periodo è una minimizzazione dell’impatto economico che una grande guerra nel Pacifico occidentale potrebbe avere sui due blocchi.

Non ci sarà nessuna ricomposizione della lite. Perciò, mentre i vertici del G2 aumentano e il dialogo bilaterale si intensifica dopo anni di stagnazione, gli Stati Uniti premono l’acceleratore sulla securizzazione del loro emisfero, cuscinetto geoeconomico che dovrebbe proteggerli dall’onda d’urto di una rottura traumatica del sistema internazionale, come la Cina avanza a un ritmo ancor più elevato verso la piena autosufficienza tecnologica ed energetica e costruisce alternative alla Malacca-Suez. 

Sperando che il divorzio termini con un accordo consensuale e in qualche modo non danneggi troppo un mondo sfiatato da una cascata di permacrisi, i due coniugi si preparano al peggiore degli scenari. La guerra.

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