Violenza sugli uomini: dati e statistiche di un fenomeno ancora poco conosciuto

Un problema di cui oggi si parla ancora poco è la violenza nei confronti degli uomini.

Questo genere di abuso o prevaricazione, di cui è difficile reperire dati, risulta essere del tutto minimizzato.

Con questo articolo vorrei provare a  puntare la luce su un fenomeno che, seppur diffuso in scala ridotta rispetto alla violenza sul genere femminile, produce danni, soprattutto a livello emotivo, psicologico ed economico nei confronti del genere maschile.

Viviamo in una società che risulta essere frammentata e non assolutamente paritaria, il problema che sta alla base di questo è come sempre il patriarcato che colpisce in maniera trasversale entrambi i sessi, infatti è anche per questo motivo che gli uomini subiscono a loro volta le dure leggi patriarcali.

Un esempio basic: secondo la visione maschilistica del mondo, sono gli uomini a doversi preoccupare del mantenimento della famiglia e si dà ancora poca importanza al maschio come padre, questo aspetto, che per alcuni potrebbe sembrare quasi insignificante in relazione alla violenza sugli uomini, risulta essere invece un punto anacronistico rilevante nella nostra ricerca.

ABUSI SESSUALI – DERUBRICAZIONE DELL’ABUSO

“Uomini sbeffeggiati e derisi quando subiscono abusi fisici e psicologici”

Oggi dilaga ancora un senso di vergogna nel voler denunciare un abuso subito, spesso l’abuso sessuale nei confronti dell’uomo viene associato ad una mancanza di virilità oppure viene considerato assurdo che un uomo possa voler rifiutare una donna… E ancora lo stalking a volte viene derubricato in “molto interesse nei tuoi confronti” oppure come “fortuna”.

“Scherziamo? Com’è possibile che un uomo non voglia avere rapporti? Dare corda ad una donna? Impensabile. Cioè lei vuole starci e fa di tutto e tu non vuoi?”  Frasi e pensieri collettivi che circolano striscianti nella nostra società che impediscono agli uomini di denunciare un abuso simile.

I DATI

Secondo i dati almeno 1 uomo su 4 ha subito qualche forma di contatto sessuale non desiderato, mentre 1 uomo su 38 è stato vittima di uno stupro o tentato stupro, nel 75% dei casi queste violenze sono accadute prima dei 25 anni (dati disponibili Centers of disease control and prevention 2017). La ricerca è stata condotta anche per capire da chi è che si subiscono gli abusi e nella maggior parte dei casi (87%) gli aguzzini sono sempre uomini, o che hanno ricercato la penetrazione o rapporti orali, usando la forza, mentre nel restante 13 % le abusanti sono donne, quest’ultime utilizzano strategie coercitive e somministrano alcolici e droghe per riuscire ad ottenere i loro scopi. L’abusante ha come fine ultimo, oltre all’appagamento sessuale, anche il pieno dominio sulla persona in questione.

In Italia i dati Istat ci dicono che sono 3 milioni e 574 mila gli uomini che hanno subito violenza almeno una volta nella vita (l’indagine è del 2015), la ricerca condotta evidenzia il fatto che gli autori di molestie siano nella maggior parte dei casi gli uomini.

Il grafico seguente mostra le percentuali di uomini e donne carnefici:

Vittime donne: 97% carnefici uomini  – Vittime Uomini : 85.4 % carnefici uomini

Le tipologie di violenza più frequenti in entrambi i casi sono molestie, pedinamenti, aggressioni verbali.

Oltre a questi dati abbiamo purtroppo pochi dati ufficiali, infatti non è mai stata condotta una ricerca vera e propria sul fenomeno, proprio perché difficile reperire i dati (per le motivazioni sopracitate). Nel 2012 l’università di Siena condusse una ricerca secondo cui in Italia ci sono 5 milioni di uomini vittime delle stesse violenze che subiscono le donne.

CONSIGLI UTILI

Per il momento in Italia ci sono ancora pochi centri antiviolenza aperti anche agli uomini, uno si trova a Milano (Centro Antiviolenza Persone Maltrattate ), uno a Catania (Avu – Associazione Violenza sugli Uomini) e un’altro a Vicenza (Centro Antiviolenza – CeAv).

IL TEATRO DEGLI ORRORI

Anche per quanto riguarda le violenze psicologiche subite dagli uomini, il luogo che dovrebbe essere sinonimo di sicurezza si trasforma rapidamente in quello che è a tutti gli effetti un teatro degli orrori: le mura di casa. Quante volte avremmo sentito dire, letto o saputo che qualche ragazzo o uomo di nostra conoscenza è stato minacciato di essere cacciato via da casa o che non avrebbe più visto i figli?

Sembra che le donne abbiano una maggiore propensione nell’utilizzare la violenza psicologica come arma. A sostenerlo è l’ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna che spiega come spesso non si riesca ad identificarla come tale proprio perché è intrinseca nella relazione e quindi si è completamente assuefatti e non ci si riesce a sottrarre, poiché rientra, oramai nella propria normalità, che tale non dovrebbe essere.

Certi soprusi psicologici degenerano a tal punto che possono portare a conseguenze psicologiche drammatiche, se non al suicidio.

La ricerca risulta essere frenata da diversi fattori, primo fra tanti la sottovalutazione del fenomeno, oltre alla difficoltà che hanno gli uomini nel confessare di essere vittime, ci auguriamo che in futuro si sviluppi una sensibilità diversa che possa portare sempre più persone a denunciare e a che ci sia un interesse scientifico che possa darci il dato reale del fenomeno.

Avu – Associazione Violenza sugli Uomini è un centro antiviolenza che si occupa principalmente di uomini, nasce in un territorio difficile, dove per una cultura machista ben radicata è difficile per gli uomini recarsi nel centro o dalle forze dell’ordine e raccontare ciò che accade nelle mura di casa, nasce proprio in questo territorio per rompere il muro di omertà patriarcale che si erge in Sicilia.

In questo centro arrivano uomini che raccontano le violenze subite, spesso legate all’umiliazione sul non essere “abbastanza uomini” sia dal punto di vista economico che sessuale, spesso queste discussioni avvengono anche in presenza dei figli, questo genera frustrazione e delusione nei confronti degli uomini.

Ci sono situazioni dove ovviamente i figli vengono usati come strumento di ricatto, ma questo è un classico e non vorrei dire cose scontate. Oramai si è entrati in un ottica del tutto sbagliata, che sottovaluta la paternità, dando completamente per scontato che una donna debba avere la custodia esclusiva, che debba avere a tutti i costi un mantenimento da parte dell’ex marito, come se queste donne non fossero in grado di trovare un lavoro e concorrere al mantenimento dei figli. Sicuramente ogni situazione deve essere valutata per come si presenta, ma quel pensiero strisciante e oramai inconscio secondo cui è l’uomo a dover essere punito, una volta finita la relazione deve essere smontato e abbattuto. Questo pensiero alimenta il perpetrare delle violenze e quasi le giustifica.

Gli uomini risultano essere questi invisibili, dei fantasmi avvolti dalla vergogna, pregiudizio e dalle aspettative sociali esagerate nei loro confronti. È importante fare indagini dettagliate sui fenomeni della violenza di genere, senza fare delle distinzioni tra vittime di serie A e vittime di serie B.

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