Bunker: Quando il denaro non basta a sentirsi al sicuro

Quanto bisogna possedere per sentirsi davvero al sicuro? E soprattutto, più si possiede, più si ha paura di perdere?

Bunker, diretto da Florian Zeller, è un film che riesce a mantenere lo spettatore in uno stato di ansia e disagio fisico costante. Non è soltanto ciò che accade a generare tensione, ma soprattutto ciò che potrebbe accadere.

La paranoia entra progressivamente nella storia, condizionando il comportamento dei personaggi e, inevitabilmente, anche quello di noi spettatori. Il tutto parte da un uomo estremamente ricco che vuole costruire un bunker. Ma perché qualcuno dovrebbe sentire il bisogno di realizzare una struttura del genere? Da cosa vuole proteggersi? Cosa sa che invece la famiglia protagonista non sa?

Protagonisti Miguel e Sofia e le loro due figlie. La famiglia perfetta e di successo, che rappresenta il sogno degli immigrati che ce l’hanno fatta. Anche per loro, la sicurezza smette di essere una necessità e diventa un’ossessione, ancora prima di essere contattati per la costruzione di questo famigerato bunker.

Ma il denaro, in questo film, non è soltanto uno strumento di protezione. È soprattutto il mezzo attraverso cui i personaggi cercano di esercitare il proprio potere sugli altri.

Miguel compra il vicino per non permettergli di avere una finestra nel suo muro, cerca di comprare Sofia attraverso l’acquisto di un quadro e, a sua volta, viene messo di fronte a un’offerta economica ancora più alta quando il miliardario tecnologico gli propone il doppio per convincerlo a realizzare il bunker, nonostante la sua intenzione di rinunciare al progetto.

Tutti cercano di comprare tutti. È un meccanismo particolarmente interessante perché mostra come il potere economico non appartenga mai completamente a una sola persona. Chi può comprare qualcuno può, a sua volta, trovarsi davanti a qualcuno disposto a offrire di più. Non importa quanto denaro si possieda: ci sarà sempre qualcuno capace di esercitare un potere maggiore.

Ed è proprio attraverso Miguel che emerge un’altra contraddizione, quella tra le aspirazioni personali e il successo economico. Miguel non appare mai completamente convinto della scelta che gli viene proposta. È attratto dalle opportunità professionali ed economiche, ma continua a conservare dei dubbi. Per questo il suo percorso non rappresenta tanto un cambiamento improvviso, quanto il confronto con convinzioni che non aveva mai realmente abbandonato.

Il rapporto tra arte, denaro e architettura emerge anche attraverso alcune scelte visive. Il quadro nero, che richiama il Quadrato nero di Kazimir Malevič, crea un interessante parallelismo con la finestra coperta che impedisce alla luce naturale di entrare, quando il vicino rinuncia alla luce per via della privacy della famiglia.

Da una parte il nero come espressione artistica, dall’altra l’oscurità come conseguenza del bisogno di isolarsi e proteggersi. Due immagini che si richiamano visivamente, ma che assumono significati differenti. La paranoia non riguarda, però, soltanto chi possiede il denaro. Finisce per influenzare anche il modo in cui si giudicano le persone.

Il personaggio del vicino, per esempio, mette in evidenza quanto facilmente l’appartenenza sociale possa condizionare i nostri sospetti. Il modo di parlare, di vestirsi o semplicemente di presentarsi può diventare sufficiente per costruire un’idea su qualcuno, anche senza avere elementi concreti per sostenerla.

Ed è qui che il film riesce a coinvolgere direttamente lo spettatore. La diffidenza dei personaggi diventa anche la nostra, portandoci a formulare giudizi che forse, in altre circostanze, non avremmo espresso con la stessa facilità.

Ogni singola scena è un vero e proprio schiaffo in faccia e serve tutto su un piatto d’argento. Nulla è lasciato all’immaginazione e la nostra morale è costantemente messa alla prova.

Piccolo capolavoro di denuncia sociale, che però perde una stella per il product placement da famiglia borghese. Possibilmente da rivedere e analizzare senza l’effetto sorpresa che il finale ci riserva.

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