ArrowBio, una nuova soluzione al problema dei rifiuti.

Viene da Israele e si chiama ArrowBio la tecnologia che promette di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Una tecnologia avveniristica che si basa su una conoscenza ancestrale della fisica: il principio di Archimede. Per dirla in modo semplice sfrutta l’acqua ed il peso specifico dei corpi in questa immersi. Ogni oggetto ha infatti una densità diversa, ed è proprio questa diversità che permette di riciclare il rifiuto conferito tal quale. In ingresso si hanno delle ruote che tagliano i sacchi di immondizia lasciando cadere il loro contenuto in un flusso corrente di acqua. I materiali più pesanti, metalli, vetri o inerti vanno immediatamente a fondo, mentre i materiali più leggeri, surnatanti, galleggeranno all’interno del flusso di acqua. I primi materiali ad essere recuperati sono quindi quelli più pesanti che verranno separati ulteriormente attraverso un sistema di magneti tra metallici e non. I vetri ed i materiali inerti vengo separati attraverso ulteriori sistemi in una fase seguente. Le plastiche ed i materiali biodegradabili organici, surnatanti, che galleggiano all’interno del flusso di acqua vengono separati attraverso dei vagli che separano i materiali a pezzatura differente. Le parti più grandi vengono suddivise manualmente, mentre quelle più piccole vengono separate tramite ulteriori calamite e getti di aria. I materiali biodegradabili, organici, carta e cartone, vengono passati in un trituratore per essere ridotti in poltiglia e destinati ad un digestore anaerobico per produrre biogas. L’acqua utilizzata nel sistema non è a dispersione ma viene depurata e reintrodotta all’inizio del ciclo per poter essere riutilizzata. La Società costruttrice indica percentuali di recupero dei rifiuti solidi urbani altissime, circa 80-90%, come punto di forza dell’impianto. Inoltre con il biogas prodotto si potrebbe ricavare energia, oppure alimentare i mezzi pubblici riducendo sensibilmente le emissioni nocive ed abbattendo i costi per kilometro del trasporto pubblico locale. I residui del ciclo di lavorazione dell’impianto, che sono inerti e che quindi non producono percolato e cattivi odori, possono essere conferiti in discariche di servizio oppure inviati ad altri impianti di trattamento dei rifiuti. Il primo impianto costruito nel mondo si trova a Tel Aviv ed è stato posto nei pressi di una discarica esaurita.

Un impianto proiettato al futuro che potrebbe risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e della bonifica delle discariche.

I puristi della salvaguardia dell’ambiente individuano due grosse criticità “morali” per questo tipo di impianto. L’utilizzo di acqua, sia essa potabile che non, in grosse quantità. L’impianto è sì a ciclo chiuso e quindi si riutilizza la stessa acqua, ma va considerato che va riempito, di diverse migliaia di metri cubi di acqua, a seconda delle dimensioni dell’impianto stesso, e soprattutto non si può far finta che non ci siano perdite nelle tubazioni. Insomma l’efficienza piena non sarà mai raggiungibile. Seconda criticità, forse più importante, è che in questo modo si rischia di disincentivare la raccolta differenziata. Avere un impianto che ha efficienze migliori potrebbe invogliare le Amministrazioni locali ad essere più permissive, per non dire distratte, sul tema differenziata. Infine verrebbe meno la lotta alla riduzione degli imballaggi, argomento anche questo molto sensibile anche nella Comunità europea.

Ovviamente, se si escludesse, ma ahinoi impossibile farlo, la criticità sullo spreco dell’acqua, che vale la pena ricordare in molte parti del mondo rimane un bene di lusso, le altre problematiche sarebbero superabili mantenendo il rispetto dei piani di difesa ambientale, nazionali ed europei, con il beneficio di non dover più ricorrere all’incenerimento dei rifiuti a vantaggio di un quasi totale recupero dei rifiuti solidi urbani.

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