Nell’Irlanda del XIII secolo, una donna che detiene potere è una donna da temere. Bright I Burn di Molly Aitken ridona voce a una figura perduta e incompresa dalla Storia, una donna che osò ritagliarsi il proprio spazio in un mondo dominato dagli uomini.
Pubblicato per la prima volta nel 2024, il romanzo approda in Italia grazie a Controversi Edizioni, con la traduzione di Teresa Gallicchio. Sabato 6 giugno, a due anni esatti dalla prima uscita, Aitken ha incontrato i suoi lettori italiani presso Mercurio Pigneto, raccontando come storia, folklore e memoria femminile si intrecciano in un racconto che parla di stregoneria ma soprattutto di potere: chi lo esercita, chi lo perde e la punizione che spetta a chi lo ha reclamato.
Irlanda medievale: femminismo e stregoneria
Quando la giovane Alice Kyteler vede la madre consumarsi sotto il peso delle responsabilità familiari, giura che non subirà la stessa sorte. Ben presto scopre di avere un talento per fare denaro e costruisce un’attività fiorente. Ma mentre crescono la sua ricchezza e il suo prestigio, crescono anche le voci sulla sua vita privata. Quando arriva al quarto marito, un incendio di pettegolezzi e rancori locali sfocia in un’accusa che potrebbe rivelarsi fatale.
Molly Aitken scopre la figura di Alice Kyteler tra i banchi di scuola, dove le viene raccontata in un’accezione profondamente negativa, tutt’altro che d’esempio in un contesto cattolico. Eppure, fin da subito, ha avvertito una connessione con quella donna, come se ne sentisse la presenza e ne percepisse la rabbia per il modo in cui è ricordata dalla storia irlandese. Sviluppò la convinzione che fosse una figura incompresa, fraintesa e da questa riflessione ha avuto origine Bright I Burn. Un libro su una donna fuori dal comune, autonoma, indipendente e proprio per questo bersagliata dalla società in cui è vissuta e mal interpretata dalla Storia.
La doppia voce di Bright I Burn: il monologo di Alice e il coro del popolo
Nel corso del suo intervento Aitken ha spiegato che in origine il romanzo prevedeva solo il monologo di Alice, rendendo la lettura troppo intensa. Ha avuto così l’idea di inserire gli intermezzi del popolo: voci, dicerie, pettegolezzi che, come un coro nel teatro greco, accompagnano e commentano il racconto. Una strategia efficace non solo a livello di ritmo ma anche sul piano narrativo: il lettore percepisce che qualcosa di oscuro sta per accadere, mentre Alice resta ignara del pericolo che incombe, chiusa nel proprio egocentrismo e isolata dalla comunità.
Aitken ha dichiarato di aver preso ispirazione dalle dinamiche dei social per realizzare i cori, notando il profondo parallelismo con commenti e giudizi che si moltiplicano senza conoscere davvero chi si sta attaccando, soprattutto quando l’oggetto delle critiche sono le donne. Secondo l’autrice, la versione italiana di Controversi è quella che più riesce a restituire la coralità di queste voci, con un espediente visivo che le rende parte integrante dell’esperienza di lettura.
Il cuore nascosto del romanzo: matrimonio e potere
La presenza del coro non serve solo a modulare il ritmo o a creare tensione, permette anche di mettere a fuoco il vero tema del romanzo. Attraverso quelle voci giudicanti, insinuanti e spesso crudeli, emerge infatti il vero terreno di scontro della storia di Alice: il matrimonio come spazio di potere, controllo, punizione. È qui che Bright I Burn si rivela un romanzo che parla di stregoneria solo in superficie. Alice è considerata una strega perché vive fuori dalle norme matrimoniali: il processo alle streghe si configura come un processo al ruolo femminile, dove la dinamica tra uomo e donna è il vero campo di battaglia e la superstizione è lo strumento attraverso cui si manifesta il controllo. La stregoneria diventa il pretesto, il linguaggio sociale con cui la comunità giudica, isola e punisce una donna che non rientra nei ruoli previsti. Ed è qui che entrano in gioco gli altri elementi che Aitken intreccia nella storia: la natura, il folklore, le credenze popolari e le loro ombre.
Natura, superstizione e ispirazioni letterarie
Aitken cresce sulla costa irlandese, immersa nella natura, Alice al contrario vive in città. Nonostante questo Aitken è riuscita a far rientrare questo elemento nel romanzo, come presenza simbolica, quasi spirituale. Alice è disconnessa dal mondo naturale: è avara, egoista, concentrata sul denaro, eppure nei momenti di difficoltà torna alle sue radici. Dialoga con un albero di sorbo, pianta della tradizione irlandese, come se vi ricercasse quel contatto che la comunità le ha negato. La società ha eretto attorno alla figura di Alice un muro, fatto di credenze, superstizioni e paure collettive.
Oggi il termine “strega” vive una rinascita, una sorta di rivalutazione positiva di ciò che nel mondo medievale era una condanna. È una parola che richiama indipendenza, legame con la natura, ricerca dell’autodeterminazione. Una strega è colei che vive a suo modo, senza limiti: esattamente ciò che incarna Alice Kyteler. La sua storia guarda al presente in maniera molto più profonda di quanto sembri in apparenza. Sul piano delle ispirazioni, Aitken ha preso spunto da Il Profumo per la texture sensoriale e da personaggi storici come Hamnet, ma è soprattutto alla narrativa contemporanea che strizza l’occhio. Bright I Burn è un romanzo storico, certo, ma animato da una sensibilità moderna che rende la voce di Alice straordinariamente vicina a noi.







