L’imprenditore, attraverso il suo legale, conferma di essere il mandante e si prepara a nuove dichiarazioni davanti al Riesame. Secondo la difesa, avrebbe messo in guardia il giornalista da possibili attentati oltre un mese prima dell’esplosione
Valter Lavitola non cambia versione sul suo coinvolgimento nell’attentato contro Sigfrido Ranucci, ma prepara nuove precisazioni in vista del Riesame. È quanto emerge dopo il colloquio di oltre tre ore avvenuto nel carcere romano di Rebibbia tra l’imprenditore e il suo avvocato, Arturo Cola.
Attraverso il legale, Lavitola ribadisce che l’organizzazione dell’attacco sarebbe stata una decisione presa autonomamente e senza il coinvolgimento di altri mandanti. Una ricostruzione che, secondo la difesa, sarà ulteriormente illustrata davanti ai giudici nella prossima udienza del tribunale del Riesame, prevista nella settimana del 24 agosto.
“Una scelta autonoma”
Lavitola, che ha già ammesso davanti al gip di Roma di essere il mandante dell’azione, avrebbe confermato al proprio difensore di avere agito di sua iniziativa. Il movente, secondo quanto riferito dalla difesa, sarebbe stato quello di ottenere per Ranucci un rafforzamento della protezione dopo le minacce ricevute dal giornalista.
Il suo avvocato ha inoltre descritto Lavitola come particolarmente provato dalla vicenda. L’imprenditore si sarebbe detto pentito soprattutto per le conseguenze provocate alle persone coinvolte nell’inchiesta, che considera a lui vicine. (TGCOM24)
La difesa esclude dunque, almeno secondo la versione fornita dallo stesso Lavitola, l’esistenza di un accordo preventivo con altre persone per organizzare l’attentato. Sarà però il tribunale a valutare il quadro complessivo degli elementi raccolti dagli investigatori.
Il precedente incontro con Ranucci
Il passaggio più significativo emerso nelle ultime ore riguarda però un episodio precedente all’attentato.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Cola, Lavitola avrebbe incontrato Ranucci il 7 settembre dello scorso anno, diverse settimane prima dell’attacco, e in quell’occasione lo avrebbe avvertito dei rischi per la sua sicurezza, parlando anche della possibilità di attentati.
Si tratta di una circostanza che, stando alla ricostruzione della difesa, non sarebbe stata successivamente riferita da Ranucci agli investigatori durante gli interrogatori seguiti all’attacco. Secondo Lavitola, il giornalista avrebbe sottovalutato quelle parole, considerandole non particolarmente rilevanti. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione proveniente dalla difesa dell’imprenditore e che dovrà essere verificata nell’ambito dell’inchiesta. (ANSA.it)
La strategia della difesa
Il ricorso al Riesame è stato depositato il 15 agosto. L’obiettivo dei legali non sarebbe quello di ritrattare quanto dichiarato da Lavitola davanti al gip, ma di aggiungere elementi e chiarire alcuni aspetti della sua confessione.
Tra i punti che la difesa intende approfondire ci sono proprio le modalità con cui sarebbe stata organizzata l’azione e il movente attribuito all’imprenditore. Cola ha spiegato che Lavitola potrebbe rendere dichiarazioni spontanee davanti ai giudici per fornire quella che considera una lettura più precisa delle proprie precedenti dichiarazioni. (TGCOM24)
Gli altri indagati chiedono di essere interrogati
Intanto si muove anche la difesa delle quattro persone accusate di avere materialmente partecipato all’azione contro l’abitazione di Ranucci. I loro legali hanno chiesto alla Procura di Roma di poterli sottoporre a interrogatorio.
Finora gli indagati si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. La richiesta arriva dopo la confessione di Lavitola e potrebbe aprire un nuovo fronte nell’indagine, soprattutto sulla ricostruzione del mandato ricevuto e sulle modalità con cui l’azione sarebbe stata eseguita.
Nella propria versione, Lavitola avrebbe infatti parlato di un’«azione dimostrativa» con modalità differenti da quelle poi concretamente realizzate. Gli investigatori dovranno ora mettere a confronto questa ricostruzione con gli elementi raccolti sull’attentato e con le eventuali nuove dichiarazioni degli esecutori.
Il quadro investigativo resta quindi aperto. Da una parte c’è la confessione di Lavitola e la sua rivendicazione di una responsabilità autonoma; dall’altra, gli accertamenti della Procura dovranno stabilire se la ricostruzione fornita dall’imprenditore sia compatibile con tutti gli elementi dell’indagine. Il possibile incontro del 7 settembre e il presunto avvertimento rivolto a Ranucci rappresentano, in questo senso, un ulteriore elemento che gli inquirenti potrebbero essere chiamati a verificare.







