Colleferro, Polfer: dalla petizione allo scontro politico

La questione della sicurezza ferroviaria a Colleferro torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Negli ultimi giorni, l’Amministrazione comunale ha lanciato una petizione per chiedere il ripristino della Polizia Ferroviaria ma l’iniziativa ha immediatamente scatenato una dura reazione da parte delle opposizioni, che accusano il Sindaco di “memoria corta”.

L’iniziativa del Comune: una raccolta firme per la Polfer

Il Comune di Colleferro ha ufficialmente annunciato l’avvio di una raccolta firme presso il bar della stazione ferroviaria. L’obiettivo dichiarato è richiedere al Ministero dell’Interno e alla Prefettura di Roma la riapertura del presidio della Polizia Ferroviaria (Polfer), a fronte degli episodi di cronaca che hanno colpito lo scalo nelle ultime settimane.

Il Sindaco Pierluigi Sanna, primo firmatario della petizione, in un video sui social ha dichiarato: “La sicurezza va costruita con azioni tangibili”.

Secondo l’Amministrazione, la partecipazione alla firma rappresenta un “atto di responsabilità civica” necessario per tutelare un nodo ferroviario che serve ormai milioni di utenti l’anno, specialmente dopo lo sviluppo del polo logistico (Amazon, Leroy Merlin).

La critica delle opposizioni: “La memoria non è un optional”

Non si è fatta attendere la replica politica, in particolare da parte degli esponenti di Fratelli d’Italia. In una nota dal tono critico, viene ricostruito il percorso che portò alla chiusura del presidio nel 2021, sollevando dubbi sulla tempistica dell’attuale mobilitazione.

Secondo quanto rievocato dai consiglieri di opposizione, già il 30 dicembre 2020 era stata presentata un’interrogazione comunale che paventava il rischio chiusura. All’epoca, il Sindaco rassicurò l’aula citando incontri con il Prefetto e dati di traffico passeggeri (oltre 5.000 giornalieri) che avrebbero dovuto rendere il presidio “intoccabile”.

Tuttavia, la Polfer chiuse definitivamente nel 2021. La critica mossa oggi al primo cittadino è duplice:

  • L’appartenenza politica: Viene sottolineato come, al momento della chiusura, al Governo nazionale sedesse il Partito Democratico (stessa area politica del Sindaco), e che in quella fase non furono messe in campo “azioni forti e pubbliche” paragonabili alla raccolta firme odierna.
  • La tempistica elettorale: Con le elezioni amministrative di maggio alle porte, l’opposizione bolla l’iniziativa come una “mossa a orologeria”, chiedendosi perché la mobilitazione popolare non sia partita tre anni fa.

Gli esponenti di Fratelli d’Italia, infatti, nella loro nota rimarcano che “Non si può chiudere la stalla e poi, anni dopo, chiedere ai cittadini di firmare per far rientrare i buoi. La sicurezza non è uno slogan stagionale.”

Le sfide attuali: organici e risorse

Al di là della polemica politica, resta il tema concreto della sicurezza sul territorio. La realtà descritta dalle opposizioni parla di un commissariato di Polizia locale che, tra pensionamenti e trasferimenti, fatica a coprire la giurisdizione su 18 comuni.

Il fronte critico sostiene che, prima ancora di parlare di riaperture simboliche, sia necessario un potenziamento strutturale di organici e risorse per le forze dell’ordine già operanti. La sfida per Colleferro, dunque, si gioca su due tavoli: quello della pressione istituzionale verso Roma e quello, interno, della coerenza politica tra le azioni passate e le promesse future.

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