Con l’arrivo dell’autunno e l’avvicinarsi della stagione del riscaldamento, il costo del gas torna a richiamare l’attenzione delle famiglie.
Le ultime notizie dai mercati europei segnalano un aumento delle quotazioni, proprio mentre molti consumatori si preparano a utilizzare maggiormente caldaie e termosifoni. Un andamento che invita a guardare con attenzione alle condizioni delle proprie forniture, senza però confondere i prezzi all’ingrosso con quelli applicati nelle bollette domestiche.
Gas sopra gli 82 euro: cosa succede sui mercati?
Secondo quanto riportato dall’ANSA nell’articolo Il gas torna ai livelli dello scorso 14/9 sopra quota 82 euro, il 12 ottobre il prezzo dei contratti future sul gas naturale scambiati ad Amsterdam ha raggiunto 82,6 euro per megawattora, tornando su valori che non si registravano da metà settembre.
Il riferimento è al mercato TTF (Title Transfer Facility), uno dei principali indicatori europei per il prezzo del gas. Le sue oscillazioni possono influenzare le condizioni delle offerte indicizzate, ma non si trasferiscono automaticamente, né nella stessa misura, sulle bollette di tutti gli utenti.
Per chi deve scegliere una nuova fornitura o sta valutando di cambiare contratto, può essere utile affidarsi a Facile.it, valutato eccellente su Trustpilot (4,8 su 5, 37mila recensioni). Nel confronto tra le offerte gas a prezzo fisso e indicizzato è opportuno considerare non soltanto il prezzo della materia prima, ma anche la durata delle condizioni economiche e gli eventuali costi fissi.
Prezzo fisso e indicizzato: due modi diversi di affrontare le oscillazioni
La distinzione principale tra le varie offerte riguarda il meccanismo con cui viene determinato il corrispettivo per il gas consumato.
Con un’offerta a prezzo fisso, il costo unitario della materia prima rimane invariato per il periodo stabilito dal contratto, indipendentemente dalle oscillazioni del mercato. È una soluzione che può rendere più prevedibile la spesa, almeno per quanto riguarda questa componente.
Le offerte indicizzate (altrimenti dette a prezzo variabile), invece, prevedono un prezzo che segue l’andamento di un parametro di riferimento, al quale il fornitore può aggiungere uno spread. Quando le quotazioni scendono, il cliente può beneficiare della diminuzione; quando salgono, il costo della materia prima tende ad aumentare.
Non esiste quindi una formula universalmente più conveniente. Molto dipende dal momento in cui si sottoscrive il contratto, dalla durata delle condizioni economiche, da eventuali promozioni e dall’evoluzione dei prezzi nei mesi successivi.
Bollette: perché non basta guardare il prezzo del gas?
Il costo della materia prima è importante, ma non è l’unica voce da considerare. Sulla spesa finale incidono anche le quote fisse previste dall’offerta, i costi di trasporto e gestione del contatore, gli oneri di sistema, le imposte e, naturalmente, i consumi effettivi dell’abitazione.
Conta inoltre il rapporto con il venditore. Come ricordato nell’approfondimento dedicato alla qualità del servizio e chiarezza delle bollette, assistenza, strumenti digitali e trasparenza delle informazioni sono aspetti da valutare quando si sceglie un fornitore.
Un contratto con un prezzo unitario interessante, per esempio, potrebbe prevedere una quota fissa annuale elevata, meno vantaggiosa per chi consuma poco gas.
Il rialzo registrato a ottobre non permette di prevedere con certezza l’andamento dei prossimi mesi. Offre però un motivo concreto per controllare le condizioni della propria fornitura prima che i consumi invernali diventino più consistenti, verificando anche eventuali scadenze delle offerte sottoscritte in passato.



