Collegi sicuri e territori non rappresentati: il caso Fascina

Alle scorse elezioni politiche, come da tradizione, i partiti hanno scelto di inserire alcuni candidati in collegi “sicuri” per assicurare loro l’elezione seppur in un territorio assai diverso da quello d’appartenenza. 

Il caso più lampante fu quello di Marta Fascina, all’epoca compagna (o “non moglie”, a detta di alcuni) di Silvio Berlusconi.

Fascina, campana d’origine, è stata eletta deputata nel collegio uninominale Sicilia 1 – 06  (Marsala) con il 35,98% delle preferenze sostenuta dalla coalizione di centrodestra, prevalendo sulla deputata pentastellata uscente Vita Martinciglio.

Una scelta che ha suscitato l’indignazione (e irritazione) di tanti, dato che un collegio che comprende l’intera provincia di Trapani è rappresentato, per una scelta decisa dall’alto, da una deputata che non conosce né la storia né tanto meno i problemi che affliggono i comuni del collegio. 

L’allora commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Micciché, ebbe modo di dire: “Ho fatto ciò che mi ha chiesto Berlusconi”. 

Ed è comprensibile, perché dire “No” a Silvio Berlusconi era tutto eccetto che semplice. 

Sta di fatto che, ad oggi, la presenza di Marta Fascina in Parlamento è praticamene nulla, e ciò ha scatenato “l’ira” dei forzisti per le troppe assenze.

La prima mossa potrebbe essere quella di toglierle la giustificazione. Ogni gruppo parlamentare ha a disposizione un pacchetto, e FI ne ha due. Servono a permettere al deputato assente di ricevere lo stesso la diaria: 206 euro a seduta per un totale di 1.200 – 1.600 euro al mese. 

A rischio è anche il suo incarico di segretaria della Commissione Difesa. 

Detto ciò, è del tutto inappropriato che un territorio che conta circa mezzo milione di abitanti non possa essere seriamente rappresentato da chi il territorio lo conosce e lo vive da sempre, e aggiungo che la essenze denotano la totale mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento, delle Istituzioni e dei Cittadini. 

Un qualsiasi lavoratore, sia pubblico che privato, se si assenta in modo perenne e continuo senza giustificato motivo non viene atteso o addirittura pagato, viene licenziato. 

Ciò, ahimè, non avviene per i deputati assenteisti cronici. 

Se avesse davvero a cuore la politica, Marta Fascina si sarebbe da tempo dimessa, ma evidentemente ha a cuore ben altro e il termine dimissioni (che le farebbero onore) è un termine inesistente sia nel suo che nel vocabolario di tanti.  

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