Dall’aula svuotata dalle opposizioni all’esclusione delle Regioni: perché l’inchiesta parlamentare sulla pandemia si sta trasformando in un processo politico parziale
Una commissione d’inchiesta, un gruppo di parlamentari che fuggono dall’aula, un presidente sotto accusa e tante domande. Ciò che resta dalla commissione d’inchiesta Covid, ormai avviata da marzo 2024 è tutto qui. Nonostante l’obiettivo di indagare su quanto accaduto nei primi mesi della pandemia nel 2020, le indagini sono state mirate e parziali. Il tutto comincia a marzo 2024, quando FdI avvia una commissione d’inchiesta Covid, sino ad arrivare a questa settimana, quando i capigruppo del M5S, Pd, Avs e Italia Viva sono fuggiti dall’aula in seguito al superamento della “linea rossa” da parte di FdI, poiché il presidente della commissione Marco Lisei, senatore di FdI, avrebbe delegato i poteri della commissione a soggetti esterni, dove dei cittadini sarebbero stati interrogati in dei commissariati di polizia.
Il racconto sull’indagine parlamentare, fin dal principio, presenta delle falle. Il governo centrale all’epoca dei fatti (marzo 2020, Conte bis) aveva chiuso tardi le frontiere e avviato tardivamente le procedure per il contenimento della pandemia, che ha colpito per prima il nostro Paese dopo essersi propagata dalla Cina. La colpa ricadde sul presidente Conte, il quale fu poi indagato insieme al ministro della Salute Speranza dalla Procura di Bergamo. Dopo le indagini, questa archiviò il caso non delineando estremi 0di reato. Ma per smontare le indagini, dobbiamo partire dal primo punto, ovvero la gestione sanitaria. Pur essendo in carico al governo centrale, funziona a competenza concorrente (art. 117 Costituzione), cioè le decisioni su posti letto, terapie intensive e piani locali di emergenza ricadono sulle singole regioni, dove all’epoca dei fatti alcune tra queste erano proprio governate dal centrodestra. Prima tra queste, la Lombardia del governatore Fontana. Le stesse regioni, sarebbero state escluse dalle indagini, con il risultato di un lavoro parziale e mirato, delineando un disegno politico contro il governo centrale ed escludendo le responsabilità del centrodestra.
Il governo sostiene che le decisioni della magistratura non devono essere soggette a interferenze, eppure quella stessa archiviazione è stata messa in discussione dalla commissione che ha riaperto il caso. Era stato chiaro il Tribunale dei Ministri con la sentenza di giugno 2023, quando si sosteneva che “agli atti manca del tutto la prova che le 57 persone indicate nell’imputazione, che sarebbero decedute per la mancata estensione della zona rossa” ai comuni di Alzano Lombardo e Nembro, nella Bergamasca, “rientrino tra le 4.148 morti in eccesso che non ci sarebbero state se fosse stata attivata la zona rossa (La Stampa)”.
Così, anche sull’ipotesi di reato per epidemia, la sentenza sostenne che “è configurabile il reato di epidemia colposa in forma omissiva in quanto la norma in questione abbraccia la sola condotta di chi per dolo o per colpa diffonde germi patogeni e, quindi, la responsabilità per omesso impedimento di un evento che si aveva l’obbligo giuridico di impedire risulta incompatibile con la natura giuridica del reato di epidemia. Il piano pandemico del 2006 non era per nulla adeguato ad affrontare la pandemia da Sars-CoV-2. Il Prof. Merler e il dott. Greco, tra gli autori del Piano del 2006, nelle sommarie informazioni da loro rese, si sono espressi in termini drastici circa l’inutilità di quel piano per affrontare la pandemia”.
Risulta evidente, quindi, il mancato aggiornamento del piano fin dal 2006, che avrebbe potuto dare delle linee guida fondamentali per affrontare una calamità di portata globale come una pandemia. A causa di ciò, l’Italia non partecipa nemmeno alle simulazioni pandemiche per poter essere pronti a future epidemie. Così, l’Ansa riporta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha condotto l’esercitazione globale Polaris II, simulando la diffusione di un nuovo batterio immaginario per testare la risposta e il coordinamento internazionale. Alla simulazione hanno partecipato 26 Paesi e 600 esperti. L’Italia, in tutto ciò, è stata assente, come denunciato dal responsabile welfare di Azione ed ex assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato.
Dalla commissione di inchiesta Covid emergerà certamente la volontà di mettere in luce le criticità del sistema sanitario e della gestione pandemica, anche per le numerose richieste delle famiglie colpite, ma con un’indagine macchiata di colore politico e parziale.






