“Dalla sicurezza aziendale alla sicurezza collettiva”: il futuro del security management con Humint Consulting

La sicurezza cibernetica è il nuovo parametro di competizione fra gli Stati nella corsa della globalizzazione e nel confronto globale tra Occidente e attori ostili, in primis la Repubblica popolare cinese. Con la costituzione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, l’Italia si è finalmente dotata di uno strumento di indirizzo e attuazione delle politiche per la sicurezza nel web che garantirà modalità operative particolarmente innovative potendo attivare meccanismi moltiplicatori anche per l’economia nazionale. Il Parlamento vigilerà e fornirà il proprio contributo sulla forma istituzionale che l’ACN prevedrà, anche nella delineazione del partenariato pubblico-privato e nell’attuazione del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica”.

Così il Senatore Adolfo Urso, Presidente del COPASIR, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, alla prima edizione dell’incontro su security management, Dalla sicurezza aziendale alla sicurezza collettiva, organizzato da Humint Consulting, lo scorso 15 ottobre a Palazzo Orsini-Taverna. Al convegno, moderato da Marco Ludovico, IlSole24Ore, anche Roberto Baldoni, Direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e il Corrado Federici, Comandante della Sezione indagini internet.

L’incontro, introdotto da Matteo Sironi, executive board member di Humint, e a porte chiuse, ha sancito compiti, obiettivi e sfide, illustrati dal Direttore generale Baldoni, della neonata Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, attiva dal 4 agosto 2021 e voluta dal governo Draghi in seguito alla necessità di riunificare le diverse attività di protezione da minacce cibernetiche. L’Agenzia nasce quindi come risposta alla necessità di una protezione integrata dello spazio cibernetico, mondo sommerso ancora poco conosciuto in Italia – sottovalutazione talvolta costata cara alle amministrazioni pubbliche, non dotate di sistemi adeguati alle nuove minacce.

Dibattito che ha definito le best practices già in uso nelle più importanti aziende di cybersecurity per proteggere gli asset strategici e i sistemi informativi, volto a promuovere la collaborazione tra pubblico e privato, e che ha reso evidente il punto d’incontro necessario tra mondo pubblico, privato, e accademico. Alla prima edizione, infatti, presenti anche la Professoressa Donatella Curtotti, Università degli Studi di Foggia, e il Professor Norberto Gavioli, Università dell’Aquila, e del Dottor Shiu, già capo crittografo del GCHQ.

Ma non solo innovazione tecnologica. Esponenti di spicco del mondo privato, tra cui Andrea Chittaro, SNAM e AIPSA, Massimo Ravenna, ACEA, Andrea Salpietro, Leonardo, Carlo Calabria, CMC Capital e Arait Quantum, Luigi Recupero, L&T Advisor e Se.Co.Ges, Camillo Sperzagni, Modelli di Comunicazione, hanno messo in primo piano il ruolo del fattore umano nel mondo della cybersicurezza: l’adeguata formazione dell’individuo sui rischi e le minacce delle nuove tecnologie è il centro di una strategia vincente.

Ma questo non è che il primo passo verso un consolidamento tra le parti, di prima necessità per un’Italia più competitiva e reattiva alle minacce del nuovo mondo, quello virtuale – che poi, così virtuale non è. Si è conclusa così la prima edizione, con i saluti finali di Stefano Mele, Head of Cybersecurity dello studio Gianni&Origoni e socio fondatore di Humint.

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