Dalle startup alla cultura imprenditoriale; prospettive di un sistema-paese

Ormai l’innovazione passa anche attraverso le cosiddette startup; ma spesso non si comprende quale sia il loro effettivo potenziale. Un’impresa startup innovativa, sia nell’ordinamento italiano sia a livello concettuale, è un’azienda che acquisisce uno status giuridico speciale in virtù di uno sforzo effettuato per sviluppare progetti a carattere innovativo; ovvero capaci di generare soluzioni efficaci per problemi complessi rimasti irrisolti. In generale si può dire che maggiore è la presenza di startup in un territorio e più alta sarà la potenziale spinta innovativa da esso emanata.

Tuttavia, senza scadere in superflui tecnicismi, è possibile fare riferimento a quella che risulta essere una vera e propria metodologia operativa; la quale può essere anche acquisire la dignità di cultura delle startup. Questo accade perché la mentalità conseguente alla messa in opera di una simile impresa differisce dai tradizionali metodi imprenditoriali. Volendo sintetizzare brutalmente: è come se i benefici, financo le difficoltà, del mondo imprenditoriale e di quello della ricerca accademica venissero fuse assieme in un unico processo.

Le startup sono di certo un capolavoro dell’economia di mercato poiché, nonostante l’alto rischio operativo e le varie insidie da affrontare per validare i progetti, costituisce un ottimo esempio di processo ad elevato carattere qualitativo. Nel concreto il processo di sviluppo progettuale che una startup affronta consente di verificare, con quella che in gergo viene detta validazione, la fattibilità del progetto e il suo ancoraggio alle domande del mercato di riferimento. Così è possibile rendersi conto delle reali prospettive di risoluzione di un problema percepito, arrivando a toccare e modificare dettagli generali o molto specifici. Una volta completata la validazione una startup è chiamata a compiere tutti quei passaggi che le consentono di strutturarsi e rendere funzionante il progetto sul mercato, anche grazie all’attrazione di fondamentali investimenti di capitale e di formazione delle competenze.

Ora, se analizziamo l’ideologia liberale ci possiamo accorgere della presenza di un momento finale in cui si realizza idealmente la garanzia di prosperità per l’individuo. Questa evoluzione possiede evidenti connessioni teoretiche con i percorsi delle startup di successo, ma non con il comportamento di un paese che cerca di incrementare il proprio livello di competitività. Proviamo a portare questo discorso sull’esempio italiano. Trattasi di un paese ad alto potenziale innovativo, date le sue risorse e le sue capacità in termini di ricerca scientifica e di tradizione imprenditoriale. Purtroppo l’ordinamento relativo alle startup non ha visto considerevoli progressi, e questo ha causato dei ritardi abbastanza gravi rispetto alle prestazioni dei vicini europei; per non parlare degli altri giganti mondiali.

Se è vero che le startup possono garantire la competitività di un paese, è anche lecito ipotizzare una stretta connessione tra il potenziamento dell’ordinamento annesso e la politica estera del paese. Il problema è che, in politica internazionale, è preferibile impostare una condotta realista e non liberale. Cosa significa? In breve che bisogna adattarsi agli accadimenti negativi. Però è anche importante determinare un coordinamento tra strategia imprenditoriale liberale e politica estera realista. Se non riusciremo a creare gli strumenti adatti, domani non potremo competere e saremo superati dalle altre nazioni del mondo.

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