La guerra “silenziosa” del Donbass

All’interno della realtà in cui viviamo, risultano essere molte le convinzioni che plasmano il nostro pensiero. Pensiero che spesso, tende ad omettere ciò che la stampa, ma i media più in generale, ignorano. Questo è ciò che accade con il concetto di <<guerra>>.

Nel mondo sono numerosi i conflitti ancora aperti, di cui noi non sappiamo neanche l’esistenza: un esempio rilevante, può essere la questione India – Pakistan, per la sovranità della regione di Kashmir; oppure il Kosovo, dove c’è una situazione di stallo, grazie alla presenza dei circa quattromila caschi blu dell’ONU.

Ma proprio vicino a noi (ormai da qualche anno), è in atto una vera e propria guerra, che si sta svolgendo nella totale indifferenza dei mezzi di comunicazione.

Donbass, un tempo Ucraina (Europa), oggi territorio autoproclamatosi indipendente, controllato dai miliziani filo-russi. Qui è in atto un conflitto iniziato nel 2014, con l’occupazione da parte dei manifestanti miliziani, di alcuni palazzi governativi dell’Ucraina Orientale.

Il 6 aprile dello stesso anno, si sono proclamate indipendenti la Repubblica Popolare di Doneck e la Repubblica Popolare di Lugansk, che insieme costituiscono lo schieramento filo-russo, contrapposto all’Ucraina.

Secondo i dati ufficiali dell’ONU, sono state circa diecimila le vittime di tale scontro, ma si tratta di una cifra sottostimata. Questo è un conflitto, che non si muove solamente sul piano militare o sul piano politico, ma assume anche caratteri amministrativi, e di conseguenza commerciali. Basti pensare che, la “Gazprom”, compagnia russa fornitrice di gas, ridusse (sempre nel 2014) la quantità di rifornimento in territorio ucraino, per il mancato pagamento di un acconto; causando, delle importanti ripercussioni sul piano sia economico, sia sociale dell’area.

Peculiarità della guerra in Donbass è la partecipazione di soldati, appartenenti a nazionalità diverse, che hanno sposato la causa degli indipendentistici; una causa che vede come minimo comune denominatore, il volersi “emancipare” dall’Europa stessa.

Tale situazione, non è ancorata solamente ai territori russi o ucraini; ma va oltre, arrivando a toccare l’integrità del continente europeo. Ovvio che, entrare specificatamente nella situazione fra miliziani e ucraini è un lavoro molto articolato; si richiedono delle competenze specifiche nel campo del <<diritto internazionale>>.

Ciò che deve premere al singolo soggetto, estraneo (oltre che alla guerra in Donbass, anche) a tutti quei conflitti dislocati nel resto del mondo, non è conoscere nel dettaglio, le diverse fattispecie che caratterizzano quei territori; bensì, prenderne atto.

Scorgere al di là dei confini nazionali, le varie situazioni presenti anche nelle zone più remote del pianeta, per acquisire una visione panoramica, indispensabile per la comprensione di ciò che caratterizza la nostra quotidianità.

Prendere coscienza, che ancor prima della nostra politica interna, siamo mossi da un piano diverso; un piano che conosciamo in maniera remota e che nel nostro pensiero, ci tocca in maniera remota, ma che in realtà costituisce il fulcro centrale della nostra esistenza: il piano internazionale.

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