Ecoshock: un viaggio nella crisi ambientale

Nello scenario di Più Libri Più Liberi — la fiera della piccola e media editoria di Roma — si è tenuta la presentazione del libro “Ecoshock” scritto da Giuseppe Caporale. In questo evento sono intervenuti il giornalista Luca Telese e l’architetto Massimiliano Fuksas, ideatore della Nuvola.

L’evento è iniziato con un’introduzione da parte di Luca Telese, il quale ha raccontato di come l’autore, per poter scrivere questo libro, abbia viaggiato per l’Europa e per l’Italia con lo scopo di parlare con climatologi, statistici e professori, al fine di reperire dati sui cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro paese. Il libro parte con una drammatica frase del Segretario generale dell’ONU: “Abbiamo una scelta: azione collettiva o suicidio collettivo”, per poi focalizzarsi sulle cause e i sintomi dell’emergenza climatica che sta inesorabilmente toccando l’Italia.

Telese, nel suo intervento iniziale, ha raccontato un episodio che durante la lettura lo ha sconvolto profondamento: l’alluvione in Emilia-Romagna e la precisione con la quale viene descritta nonostante all’epoca della stesura del libro non fosse ancora avvenuta. 

Nel libro non si parla affatto di un evento ipotetico, infatti, ma di una vera e propria descrizione delle zone colpite dal disastro e di cosa vi sarebbe accaduto di lì a poco, in un susseguirsi di dettagli talmente nitidi da far pensare alla profezia. Questo ci fa capire la portata di questo cosiddetto eco-shock e quanto vi siamo immersi. Ciò che succederà, dall’alluvione in poi, non è solo il seguito del libro, ma il tema principale sulla quale ruoterà tutto il nostro futuro.

La bravura dell’autore sta proprio nella sua scelta di non ipotizzare cosa sarebbe potuto succedere se si fossero fatte le giuste azioni per mettere a norma le zone – come accade in altri libri che si concentrano su questa tematica —  ma nell’incitare al ragionamento e all’azione: a questo punto, l’unica salvezza per il pianeta è prendere consapevolezza e concentrarsi su quello che è possibile fare pragmaticamente. Serve però un cambio di mentalità da parte di tutti i cittadini, evitando futili guerre tra scettici e non, cercando piuttosto di equalizzare le regole in tutto il paese, supportando il cittadino con incentivi e nuove opere per inquinare meno.

Le azioni che dobbiamo compiere non devono essere portate avanti unicamente dal singolo, da una regione o da una sola nazione, serve piuttosto agire secondo un progetto, un’idea politica che abbia alla base degli obiettivi ben chiari, volti a  migliorare la vita di tutti. Telese chiude il suo intervento citando una frase di Don Milani: “Fare parti uguali tra disuguali è il meccanismo più semplice per aumentare l’ingiustizia”.

Massimiliano Fuksas, invece, decide di raccontare di un famoso climatologo che, nel secondo dopoguerra, cercò di raccogliere il maggior numero di dati nel tentativo di predire gli eventi climatici con quanta più esattezza possibile, non riuscendo tuttavia nell’ambizioso tentativo. Le previsioni sono fondamentali per capire cosa e come dobbiamo agire, infatti, ma risulta estremamente difficile farlo nella realtà, poiché la Natura è comandata dalla legge del caos e dell’imprevedibilità. Un altro dato su cui l’architetto si concentra è la sovrappopolazione. Sul pianeta ci sono all’incirca otto miliardi di esseri umani che, nonostante le guerre e le pestilenze continuano ad aumentare, deprivando il suolo, l’aria e il mare delle sue risorse.

In queste condizioni drammatiche, è importante prepararsi ad affrontare il male per trasformarlo in bene. Le difficoltà che si riscontrano sono nel riuscire a eliminare la pigrizia mentale, la quale non ci permette di sperimentare nuove tecniche per creare energia rinnovabile. Il libro è nato proprio per dare sfogo alla necessità di fornire notizie: il Mediterraneo è malato e si sta surriscaldando (i dati stimano del 20% rispetto al passato). Gli effetti del cambiamento climatico sono già in atto e stanno portando danni per centinaia di migliaia di euro.

Dare vita ad opere ex-novo, tuttavia, incide sul paesaggio e di conseguenza sull’ambiente, perciò quali sono le alternative? Per Fuksas bisogna rimanere così, perché ledere la confermazione del terreno può portare solo ad altri problemi: abbiamo già intubato e cambiato il corso dei fiumi, bruciato foreste e costruito dal Piemonte al Trentino, costruire ancora vorrebbe dire solo dare vita a nuovi disastri. Pur essendo una nazione che sta invecchiando difatti, l’Italia, con il passare degli anni, vedrà ridurre la sua popolazione di almeno 9 milioni di persone.

Ovviamente Fuksas non intende dire di stare fermi, ma di rinnovare ciò che abbiamo, cercando di rendere gli edifici più sostenibili, capaci di produrre energia rinnovabile e pulita, e facendo in modo che questi possano essere accessibili a tutti, quasi fossero delle case sociali. Se si costruisce, bisogna farlo in maniera intelligente. Telese fa l’esempio di una zona dell’Emilia-Romagna che è riuscita a resistere all’alluvione grazie a un insieme di canali costruiti nel ‘700, durante la Repubblica Cisalpina. Questo esempio è fondamentale per capire come nel tempo abbiamo perso l’interesse nel costruire con senso e ragione, puntando più alla quantità che alla qualità e al rispetto delle aree in cui si costruisce.

L’evento si è chiuso con una frase che fa riflettere: “La demografia può essere un modo per ripensare i territori e quindi trovare il giusto connubio tra uomo, natura e paesaggio, ma c’è bisogno di una visione collettiva che ci porti verso un unico obiettivo: salvare il pianeta per salvare la nostra specie.”

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