Il “No” lanciato verso una vittoria ampia, ora il governo fa i conti con la sconfitta. Giorgia Meloni: “Gli italiani si sono espressi”

Mentre arrivano i primi dati sul referendum costituzionale sulla giustizia, il governo incassa uno stop e il quadro appare ormai delineato, il “No” si proietta verso una vittoria del 50%.

Secondo le proiezioni più aggiornate, il fronte contrario raccoglie circa il 53-54% dei consensi, mentre il “Sì” si ferma intorno al 46-47%. Un dato che pesa politicamente, soprattutto perché accompagnato da una partecipazione significativa: l’affluenza si attesta intorno al 58-60%, ben oltre le aspettative e segnale di un forte coinvolgimento dell’elettorato. La consultazione riguardava una riforma costituzionale ampia, che puntava tra l’altro alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e alla revisione del Consiglio Superiore della Magistratura. Misure presentate dall’esecutivo come necessarie per rendere il sistema più efficiente e imparziale, ma contestate da opposizioni e magistrati, che le hanno interpretate come un possibile rischio per l’autonomia della giustizia. Ed è quello il fronte vincente.

Nicolò Zanon, presidente del comitato del “Sì”, ex giudice della Corte Costituzionale, ha dichiarato: “C’è un Paese abbastanza spaccato. Difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l’abbiamo messa tutta”. Sulla stessa scia Alessandro Sallusti: “Essere contro paga sempre di più”. Di tutt’altro umore, invece, il leader del M5S Giuseppe Conte, che sui social esulta celebrando la Costituzione: “Ce l’abbiamo fatta”. Quello dell’ex premier è stato l’unico partito, tra i principali, ad assumere una posizione univoca a favore del “no”.

“Gli italiani si sono espressi e noi rispettiamo la decisione dei cittadini. Resta il rammarico per un’occasione persa, ma ciò non cambia il nostro impegno, andremo avanti con determinazione”, ha dichiarato Giorgia Meloni, presidente del Consiglio.

Nonostante la sconfitta, la presidente del Consiglio ha escluso dimissioni immediate. Tuttavia, il risultato rappresenta un segnale politico chiaro: il referendum, nato come intervento tecnico, si è trasformato in un giudizio sull’azione di governo. Ora si apre una fase nuova, con un’opposizione rafforzata e una maggioranza chiamata a ricalibrare la propria strategia in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. 

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