Il secolo della decadenza: dal patriarcato, ai disvalori passando per la salute mentale

25 Novembre: la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” è diventata sicuramente un’occasione per ricordarci quali sono i nostri problemi e da dove derivino.

Parto dall’omicidio di Giulia Cecchetin, una ragazza di 22 anni, che avrebbe dovuto discutere la sua tesi di laurea ma ha incontrato, come tante altre, la morte per mano di chi diceva di amarla.

Ma perché ci colpisce più di altri questo femminicidio?

Ci colpisce perché si sviluppa in tessuto socio-culturale diverso da quello che solitamente ci immaginiamo. Non parliamo di famiglie che vivono ai margini della società, con difficoltà economiche e con un passato fatto di denunce e crimini. Siamo in un contesto così detto “normale”, quello degli insospettabili, quello della famiglia per bene che manda i figli all’università, quel tessuto sociale dove si parla di ingegneria, lauree e progetti per il futuro.

Quel tessuto sociale dove non credi si possa annidare il “male”.

E invece è così, la vicenda di Giulia, ci mette sotto il naso il fatto che la prevaricazione e di conseguenza i femminicidi non abbiano alcun confine, possono colpire tutti noi, esattamente come i tumori.

Per i tumori esistono le cure, per l’amore tossico esiste una cura?

Non ho intenzione di fare retorica sull’amore tossico in sé e per sé, molti di noi hanno avuto relazioni malate, non è necessario arrivare all’omicidio per far si che sia un amore malato. Una relazione non equilibrata è data anche dai continui “mi ammazzo” “non esci da sola/o” “chi è quello/a” “tu non vai”, molti di noi sono stati o sono manipolatori delle relazioni.

Siamo figli di una società malata e ne prendiamo atto, ma nulla è perduto.

Sicuramente la società a stampo patriarcale ha la sua buona fetta di responsabilità, ma credo che sia fin troppo riduttivo puntare il dito solo ed esclusivamente su questo aspetto.

Vorrei fare una panoramica su quali possano essere i problemi sociali che hanno poi come conseguenza lo stupro, la vessazione, la persecuzione e infine l’omicidio.

PATRIARCATO

Intrinseco nella società, strisciante nelle nostre famiglie, pervade le nostre menti, chi più, chi meno ne è affetto.

Ma cosa ci fa il patriarcato?

Non è sicuramente così lampante come 50 anni fa, dei progressi sono stati fatti, ma colpisce comunque ogni strato sociale. Il patriarcato fondamentalmente sostiene la supremazia maschile a discapito della donna, colei che deve subire, obbedire, tacere ma oggi si è evoluto. Tanti uomini provano disagio a definirsi favorevoli al sistema patriarcale ma c’è ed esiste.

Il patriarcato si fonda sul controllo e il possesso della donna. Nel momento stesso in cui una donna si emancipa, ottiene la sua libertà e indipendenza economica, in alcuni uomini scatta una molla: si sentono inferiori.

Hanno paura.

Gli uomini hanno paura della competizione con le donne. Mi vergogno quasi a scrivere cose del genere, poiché vorrei che non fosse così, ma è evidente che si abbia paura dell’elemento “donna” nel confrontarsi alla pari, che sia al lavoro o all’università, la paura è lampante.

Il sistema patriarcale perpetrato nella società danneggia sia le menti degli uomini che quelle donne: è necessario insegnare ai maschietti che devono essere forti, non piangere mai, non fallire e possibilmente essere meglio delle bambine?

È necessario inculcare ai bambini che devono essere forti?

Ma è altrettanto necessario insegnare alle bambine che devono stare attente? Che devono coprirsi? Che devono imparare a cucinare? Pulire?

La differenziazione di genere, anche nel modello educativo da bambini, influisce nella forma mentis che si avrà in futuro.

Siamo cresciuti con la convinzione di poter ottenere tutto nella vita, facendo i capricci o lavorando, il mondo per come è strutturato oggi, tra tv e social, sembra un enorme luna park, pronto ad offrirti ciò che vuoi senza fatica alcuna ma, in realtà, il mondo è pieno di insidie, delusioni e fallimenti.

Bisogna educare le persone ad affrontare i fallimenti e le delusioni, non è sostenibile continuare a crescere generazioni che non hanno idea che cosa sia non riuscire e quali conseguenze ci sono.

Anche i miei coetanei, che hanno figli, dovrebbero interrogarsi su ciò che stanno trasmettendo ai figli, perché parte tutto dai genitori, senza colpevolizzarli.

SALUTE MENTALE

Dobbiamo quasi ringraziare la pornografia dell’orrore poiché ci mette davanti agli occhi cosa siamo: persone che hanno bisogno d’aiuto.

L’utopia che potrebbe aiutarci a risolvere questa situazione è avere lo psicologo di base analogamente al medico, ma sappiamo benissimo che abbiamo poche risorse economiche e umane da mettere in campo.

Infatti, nonostante sia stato inserito nella manovra finanziaria il bonus psicologo, le risorse saranno sufficienti per circa 8mila italiani, probabilmente ci sarà margine per aumentare, ma ad oggi ancora non lo sappiamo.

Nell’anno 2022 c’erano 25 milioni a disposizione, sono stati sufficienti a soddisfare 40 mila cittadini a fronte delle 400 mila richieste, i fondi stanziati per il 2023 sono solo 5 milioni che potrebbero diventare 8.

Sembra che sia la maggioranza che l’opposizione siano concordi sul fatto che i soldi a disposizione siano insufficienti. Licia Ronzulli (FI) chiede almeno di triplicare i fondi per il ’23 mentre per il ’24 di raggiungere i 40 milioni mentre il senatore Sensi (PD) chiede di raggiungere i 50 milioni per entrambi gli anni.

La politica dovrebbe occuparsi del come crescono i cittadini e quindi sarebbe necessario introdurre nel sistema scolastico una figura, assunta stabilmente, che si occupi della salute mentale dei bambini, adolescenti e studenti universitari. Sogno un’Italia in cui andando a scuola io possa avere accesso allo psicologo nei momenti di stress, sogno la possibilità di andare dallo psicologo dopo aver litigato per problemi di gelosia con il fidanzatino, sogno di poter andare dallo psicologo a chiedere se è normale sentirsi frustrati.

Lo psicologo nelle scuole, insieme all’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale, sono azioni che porterebbero sicuramente ad un cambiamento nella nostra società. Non dico che i crimini di natura sessuale possano azzerarsi ma potremmo costruire dei futuri adulti più consapevoli del rispetto nei confronti dell’altro e di che siano i sentimenti che provano.

EMERGENZA CULTURALE

Bisognerebbe anche insegnare che la gelosia è un sentimento distruttivo e non promuoverlo con video virali su Tik Tok.

Questi trend promuovono comportamenti tossici come non fare uscire le proprie ragazze da sole in discoteca, farle vestire in determinati modi, magari non farle truccare. Questi comportamenti malsani non riguardano solo gli uomini, esiste un esercito di donne favorevole ad essere trattate così e altre che invece adoperano forme di controllo ossessivo nei confronti del fidanzato. È troppo semplice e riduttivo colpevolizzare solo il genere maschile, siamo colpevoli e complici anche noi donne in alcuni casi.

Ci rendiamo conto di quello che vediamo? Tik Tok è l’applicazione cinese più usata dai giovani e giovanissimi e con la diffusione di questi video influisce sul degrado della società.

Ma non è tutto. Ci sono video dove si promuove l’uso di alcol e stupefacenti per disinibire la propria preda, video dove si parla di rapporti sessuali disprezzando le donne. Questi sono solo alcuni esempi del dilagare dei disvalori nella nostra società.

Esiste una vera e propria cultura dello stupro e del possesso, che ci porta nel peggiore dei casi a Giulia Cecchettin.

La cultura dello stupro non è solo arrivare all’atto criminoso in sé, ma è anche dire una parola di troppo che potrebbe non essere gradita, assillare una persona, perseguitarla, ricattarla emotivamente, definire le donne con epiteti come “troia”. La cultura dello stupro è fatta di tanti piccoli e grandi comportamenti che poi portano alcuni uomini e donne a dire che te lo sei meritata, potevi evitare di vestirti così e di fare certe cose.

La giusta libertà del web, ha dato la possibilità ad alcuni di diffondere sempre più valori distorti, si sa che in giovane età si è più influenzabili, va da sé che il rischio di creare una società di dissociati, apatici e asociali è concreto. Sembra quasi che ai social sia stato delegato il compito di educare, ogni strumento può essere impiegato in maniera diversa.

CENTRI ANTIVIOLENZA

Il Governo Meloni ha annunciato l’inasprimento delle pene agli autori di femminicidi anche se sono scettica nei confronti di questo modo di affrontare i problemi viscerali del Paese.

Lo Stato non mi deve tutelare una volta che sono morta, lo Stato si deve occupare di me come donna e di lui come uomo, in vita. Il compito dello Stato dovrebbe essere quello di rimuovere le norme e i comportamenti che portano al commettere reati violenti, quindi lavorando sui percorsi scolastici e non solo aumentare le pene. Proprio per questo si parla di Omicidio di Stato.

I dati ci dicono che quest’anno sono morte 103 donne di cui, 53 uccise da ex partner.

La fotografia che abbiamo dell’Italia è quella di un paese incapace di proteggere le proprie donne, in quanto sappiamo che quanto sia difficile denunciare, nel momento dopo la denuncia si è abbandonate a se stesse.

Il Governo Meloni ha ridotto del 70% i fondi per i centri antiviolenza, siamo passati dai 17 milioni del governo Draghi ai 5 milioni quest’anno, questo sarebbe il modo di affrontare l’emergenza.

I primi centri antiviolenza comparvero a Modena, Bologna e Milano su iniziativa popolare ma solo nel 2013, con la ratifica della convenzione di Istambul, siamo dotati di un sistema strutturale antiviolenza gestito dal Ministero delle Pari Opportunità.

Purtroppo, nonostante l’inasprimento delle pene e l’istituzione dei centri antiviolenza (pochi e con poche risorse) i femminicidi ogni anno sono un centinaio, inoltre si registra che siano quasi 7 milioni le donne in Italia che nel corso della loro vita abbiano subito una qualsiasi forma di violenza mentre più di due milioni ha subito stalking o abusi psicologici come il ricatto economico.

Per questo motivo sarebbe più utile investire sul futuro della Nazione tramite l’empowerment femminile, l’educazione nelle scuole, avviamento di progetti scolastici e l’istituzione dello psicologo di base.

Non c’è futuro per una nazione che si basa sulla repressione e non sull’educazione.

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