La coesistenza tra uomo e carnivori è possibile?


Sabato 6 dicembre, nella sala Antares della Fiera dell’editoria indipendente Più libri più liberi, si è svolto un evento dedicato alla presentazione del nuovo libro di Jessica Peruzzo I grandi carnivori d’Italia: l’orso, il lupo, lo sciacallo dorato e la lince, alla presenza del dottor Luigi Boitani, docente ordinario di zoologia all’Università di Roma “La Sapienza”. 
Sono stati affrontati molti argomenti riguardanti i quattro carnivori italiani: la loro situazione storica e attuale, il rapporto, non sempre semplice, con l’essere umano e ciò che si dice su di loro.

La Peruzzo  ha aperto il suo intervento dichiarando che la volontà di scrivere questo libro nasce direttamente dal confronto con il pubblico.
Tutto è partito con la sua tesi, dedicata al ritorno del lupo sulle montagne vicentine, che ha aperto infatti un varco inaspettato che l’ha portata alla divulgazione: l’interesse degli addetti ai lavori e del pubblico. Portando a conferenze, interviste, presentazioni con giornalisti locali, pastori, ambientalisti e amministratori.
Anni passati a dialogare con le persone, rispondere a domande, smontare leggende e ricucire percezioni non solo sul lupo ma anche su orso, lince e sciacallo hanno portato alla creazione di questo libro.

Il professor Boitani ha poi spostato l’attenzione non tanto sui predatori, quanto sulla comunicazione che viene fatta. Ha dichiarato che parlare di lupo al pubblico è difficile perché il grande pubblico ritiene di sapere molto sul lupo, nella maggior parte dei casi, ciò che crede di sapere è errato.
Prima di informare, ha affermato, occorre “smontare” le credenze che risultano errate.  Come quella di come vengano usati gli elicotteri e paracaduti per ripopolare le montagne di lupi.
Ha anche precisato che alcuni argomenti, pur corretti, sono comunicativamente inadatti, come spiegare a cosa serve il lupo. Quel ruolo di predatore potrebbe essere svolto anche dall’uomo, ad esempio dai cacciatori. Perciò la presenza dei lupi e degli altri carnivori, ha sostenuto, non vanno giustificati sul piano dell’utilità, ma sul piano dell’etica e non solo.

La perdita che c’è stata in Italia di questi individui ha portato gravi problemi non solo di gestione degli erbivori selvatici ma anche agli ecosistemi. Le reintroduzioni naturali e non fatti dagli anni 70-80  di orso, lupo, lince e sciacallo dorato hanno permesso, insieme alle regolamentazioni, il ripristino di molti ambienti. La loro protezione ha permesso di chiamarle  specie ombrello, ovvero andando a proteggerli riusciamo a proteggere tutti gi individui che compongono quell’area.
Le reintroduzioni hanno portato anche tanti problemi agli allevatori e coltivatori, ad esempio delle alpi. L’assenza di predatori come il lupo aveva permesso di fare gregge di numerosi, che con il ritorno del lupo hanno subito tanti danni. Stessa cosa con l’orso in trentino per arnie e coltivazioni che hanno subito danni economici importanti.

Quindi bisogna tener conto delle problematiche che ci sono dall’incontro tra uomo e questi carnivori, ma in che maniera? Sicuramente usando incentivi per sistemare stalle, recinzioni, usare cani da guardia o pastore e controllare frequentemente il gregge o la coltivazione. 
Oltre gli aiuti statali e di protezione dobbiamo capire l’importanza della di arrivare a dei compromessi con questi animali. Non andando ad imporre la nostra volontà ma condividendo. Se riuscissimo a coesistere con la natura, saremmo noi a vincere, poiché capiremmo di esserci evoluti non solo nella tecnologia ma anche nella coscienza e nel rispetto degli altri esseri viventi. 

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