Il femminismo della mia vicina: dialoghi di donne a Più Libri Più Liberi

Ginevra Bompiani e Luciana Castellina sono amiche da più di quindici anni e ne Il femminismo della mia vicina, hanno deciso di ripercorrere le proprie vite a partire dall’infanzia, attraversando molte delle questioni sociali e culturali che inevitabilmente si intrecciano con la vita di ogni donna. Marianna Aprile, relatrice dell’incontro avvenuto durante la fiera nazionale della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, presenta il testo come un salotto tra due donne che, scoperte amiche quasi per caso, si ritrovano a discutere di ciò che le unisce nella lotta in cui credono, ma anche (e, forse, soprattutto) di ciò che le distingue nel loro essere femministe.

Questo salotto ha preso forma davanti agli occhi dei presenti in sala durante la presentazione del volume. È stata un’occasione preziosa per ascoltare una riflessione sull’essere donna espressa con lucidità e passione, quella di chi ha dedicato la propria vita al femminismo, continuando sempre ad interrogarsi e a lottare.

Lo scambio sagace e brillante tra le due autrici inizia da una differenza sostanziale nel loro modo di rapportarsi alla causa: Bompiani racconta di aver vissuto il suo femminismo in modo individualista, non sentendosi a suo agio nei collettivi. Nel suo individualismo ha trovato il modo per inventarsi in quanto donna, intendendo l’invenzione in un’accezione più ampia rispetto alla semplice ricerca della propria identità. Per Bompiani l’identità è qualcosa di puramente burocratico, una ricerca che va a frugare nel passato, mentre l’invenzione guarda verso il futuro. Castellina ha, invece, vissuto il suo femminismo in maniera collettiva e comunista, avendo militato per diverso tempo nel PCI e nell’UDI. Per lei, non ha senso inventarsi se poi la propria invenzione viene tenuta per sé. 

Approcci sostanzialmente diversi ma, come già accennato, tra le due donne ci sono anche punti essenziali in comune che partono dalle proprie storie personali ed arrivano a temi politici centrali della riflessione femminista. Le due autrici affrontano nel loro lavoro quello che definiscono “l’inganno del neutro”, ovvero quel tipo di femminismo che porta a pensare che le donne debbano essere uguali agli uomini. Visione fuorviante che cancella le differenze e finisce per proporre come modello universale proprio quello maschile. È qui che Castellina ribadisce l’importanza dei gruppi di autocoscienza femminista in quanto spazi in cui le donne possono conoscere se stesse e le altre, elaborando insieme nuovi modi di stare al mondo. “L’emaschipazione”, come viene definita dalle autrici, ci inganna facendoci pensare di doverci uniformare a ruoli e comportamenti maschili per essere veramente realizzate e riconosciute in quanto esseri umani. 

Questa critica si inserisce nel quadro più ampio del rapporto tra femminismo e sinistra contemporanea, nel quale si dedica molto spazio ed energia a questioni formali, come l’uso degli asterischi e della schwa, rischiando di distogliere l’attenzione dal vero nodo politico: parlare davvero alle donne e costruire dei modelli femminili solidi. Perché, ribadiscono le scrittrici, il modello a cui dobbiamo ispirarci non può essere l’uomo. Al contrario, l’obiettivo ultimo deve essere quello di ricostruire un mondo che tenga in considerazione le nostre differenze. 

A proposito di questo, interviene Bompiani con una provocazione ironica ma efficace “le donne devono creare modelli più alti, ma prima devono alzare lo sguardo al di sopra del cranio pelato dei loro mariti”. Che gli uomini non si risentano, nel dialogo sono stati inclusi anche loro, e non solo per prendere in giro la loro calvizie. Le autrici hanno parlato della crisi che l’uomo sta vivendo in questa epoca, in quanto incapace di orientarsi di fronte ad un modello femminile che non è più subordinato. “E che ci facciamo con questi uomini?” chiede scherzosamente Castellina, invitando poi la parte maschile ad esercitare una propria autocoscienza e a ricostruire i propri modelli, liberi dal machismo e dalla visione patriarcale.

Il femminismo della mia vicina mostra come un’amicizia possa esistere nonostante differenze profonde quando si condivide la stessa battaglia. Assistere dal vivo al loro scambio è stata una boccata d’aria fresca in un momento in cui, persino tra chi sta dalla stessa parte, il dialogo su punti di vista diversi sembra incepparsi. Vedere due donne confrontarsi con franchezza e curiosità, come hanno fatto Bompiani e Castellina, ha riportato alla luce il valore del dissenso che dà vita a confronto e riflessioni. 

Quel “salotto” creatosi durante questa fiera, resta aperto anche dopo l’incontro. Per tornarci, per continuare a interrogarsi e a conoscersi, basta sfogliare il loro libro e lasciarsi accompagnare dalle voci delle autrici. 

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