Un abbraccio caloroso, una chiamata all’apertura e un richiamo alla responsabilità in un’epoca segnata da incertezze e frammentazioni. La presenza del Papa al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli alla Fiera di Rimini si conferma un evento di portata storica, capace di riaffermare la centralità della relazione, dell’incontro e della costruzione della pace in un mondo costantemente messo alla prova da conflitti e divisioni.
Nel suo vibrante discorso ai partecipanti e ai numerosissimi giovani volontari della kermesse, il Santo Padre ha messo al centro del messaggio la virtù della speranza. Citando il celebre verso dantesco «L’amor che move il sole e l’altre stelle», il Pontefice ha ricordato come l’amore risvegli dal torpore, chiedendo ai giovani di mettersi in gioco senza paura:
«Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia! L’amore muove, urge, risveglia dal torpore e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta».
Il Papa ha inoltre invitato a fuggire da ogni isolamento, ribadendo che la fede cristiana attira non per proselitismo, ma per la bellezza e la qualità del vivere comune. «Cerchiamo tutti la strada per camminare insieme, per costruire un mondo di pace e di amore», ha aggiunto durante un momento di saluto spontaneo alle migliaia di persone presenti nell’Auditorium.
La visita del Papa al Meeting va ben oltre la semplice presenza formale. Rappresenta una vera e propria indicazione metodologica per la Chiesa e la società contemporanea: l’incontro personale come antidoto all’indifferenza e alla polarizzazione. In un contesto globale frammentato, la kermesse riminese si offre nuovamente come spazio di dialogo democratico, ecumenico e culturale.
Il passaggio papale consolida il valore dell’impegno dei laici nel tessuto sociale ed educativo, esortando movimenti e associazioni a rimanere “un trampolino per tuffarsi nell’intera realtà” anziché fortezze chiuse in se stesse. Il messaggio finale ai partecipanti è chiaro: trasmettere il gusto della comunione e testimoniare una speranza concreta che sappia farsi carico delle ferite del mondo attuale.







