Data center, Colleferro davanti al futuro: e se fosse questa la riconversione?

La rapida diffusione dell’intelligenza artificiale in Cina e l’arrivo dei robot umanoidi potrebbe sembrare lontano dalla realtà di Colleferro. In realtà, parla del futuro che ci aspetta. In Cina l’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle aziende, modificando il mondo del lavoro, automatizzando alcune mansioni e aprendo la strada a una nuova generazione di robot umanoidi.

È una trasformazione che non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda l’economia, l’industria, il lavoro e, inevitabilmente, anche i territori che ospiteranno le infrastrutture necessarie a sostenere questa rivoluzione. Ed è proprio in questo scenario che mi viene da guardare al progetto del data center a Colleferro.

Lo dico con chiarezza: non conoscendo ancora nei dettagli l’intero progetto, non mi sento oggi né favorevole né contrario. Prima di esprimere un giudizio bisogna conoscere tutto: consumi energetici e idrici, impatto ambientale, infrastrutture, occupazione, benefici economici, ricadute sul territorio e garanzie per la comunità. Non credo sia serio dire sì o no a prescindere.

Ma c’è una domanda che, secondo me, dovremmo porci. E se domani fosse proprio questo una parte della riconversione di Colleferro?

Da anni sentiamo parlare della necessità di una riconversione industriale del nostro territorio. Ma riconvertire non significa semplicemente chiudere ciò che appartiene al passato e aspettare che qualcosa di nuovo accada. Per riconvertire servono idee. Servono progetti. E soprattutto servono investitori.

Perché possiamo discutere per anni di quale dovrebbe essere il futuro industriale di Colleferro, ma se non esiste qualcuno disposto a mettere capitali, competenze e lavoro in un progetto concreto, quella riconversione rimane soltanto una parola. E allora il possibile arrivo di una grande infrastruttura tecnologica come un datacenter merita di essere analizzato anche sotto questa prospettiva.

Non significa automaticamente che sia la soluzione. Non significa che debba essere accettato senza condizioni. E soprattutto non significa dimenticare le esperienze del passato e le responsabilità che abbiamo nei confronti dell’ambiente e della nostra comunità. Significa però avere la capacità di guardare avanti. Perché il mondo sta cambiando velocemente.

L’intelligenza artificiale, i grandi sistemi di calcolo, la robotica e l’automazione saranno sempre più centrali nell’economia dei prossimi decenni. E per funzionare hanno bisogno di infrastrutture.

I datacenter sono una parte di questa nuova infrastruttura industriale.

La domanda, quindi, potrebbe essere anche un’altra: vogliamo che Colleferro rimanga ai margini di questa trasformazione oppure vogliamo provare a intercettarla, imponendo però condizioni precise e pretendendo che una parte significativa dei benefici rimanga sul territorio?

Perché essere favorevoli allo sviluppo non significa essere favorevoli a qualsiasi sviluppo. E essere prudenti non significa necessariamente essere contrari. Significa chiedere di conoscere il progetto e, una volta conosciuto, avere la capacità di valutarlo senza pregiudizi.

C’è poi un altro aspetto sul quale, personalmente, ho pochi dubbi: non passerà troppo tempo prima che anche il settore della logistica di Colleferro, come molti altri settori produttivi, venga profondamente trasformato dalla robotizzazione, dall’intelligenza artificiale e dall’automazione.

Non sappiamo ancora esattamente quanto sarà veloce questa trasformazione, né quali professioni cambieranno per prime. Ma pensare che il mondo del lavoro resterà quello che conosciamo oggi sarebbe un errore. E proprio per questo pensare al domani diventa obbligatorio.

La vera domanda non è soltanto quali nuovi posti di lavoro potrà creare una nuova infrastruttura tecnologica, ma anche quali competenze dovranno avere i nostri giovani tra dieci o vent’anni, quali attività saranno ancora competitive e come Colleferro potrà prepararsi a questa trasformazione.

Se la logistica sarà sempre più automatizzata, se le fabbriche saranno sempre più robotizzate e se l’intelligenza artificiale entrerà in un numero crescente di attività, allora una riconversione industriale non può limitarsi a sostituire un’attività con un’altra. Deve preparare il territorio al lavoro del futuro.

E questo significa anche formazione, competenze tecnologiche, infrastrutture, ricerca, collegamenti e capacità di attrarre imprese innovative.

Se davvero vogliamo una riconversione, dobbiamo anche essere pronti a confrontarci con le opportunità che si presentano.

La riconversione non si predica soltanto: si costruisce. E per costruirla servono idee, competenze e, soprattutto, qualcuno disposto a investire. Forse il datacenter non sarà la risposta che Colleferro sta cercando. Forse lo sarà, almeno in parte.

Lo potremo capire soltanto quando conosceremo il progetto. Ma una cosa è certa: il futuro non aspetterà Colleferro. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale è già cominciata. La vera sfida sarà capire se la nostra città vorrà subirla, rifiutarla oppure provare a governarla. E, soprattutto, se sapremo trasformare questa possibile nuova fase tecnologica in una vera opportunità di sviluppo per Colleferro e per i suoi cittadini.

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