La Lega si interroga sul futuro: Fontana apre al dopo-Salvini, il partito si divide

Il governatore lombardo mette sul tavolo anche l’ipotesi di un cambio alla guida del Carroccio. Zaia, Fedriga e Fugatti coinvolti nel progetto di una nuova associazione. Ma dalla Lega arrivano anche difese nette del segretario. La crisi nella Lega non è più soltanto un malessere raccontato nei corridoi del partito. Le tensioni sono arrivate allo scoperto e a renderle pubbliche è stato Attilio Fontana, presidente della Lombardia, che ha messo in discussione la permanenza di Matteo Salvini alla guida del Carroccio.

In un’intervista al Corriere della Sera, Fontana ha evitato di escludere l’ipotesi di un passo indietro del segretario. «Nessuna soluzione va esclusa a priori», ha detto, parlando della necessità di intervenire sull’organizzazione e sull’indirizzo politico della Lega.

Il malessere del Nord

Il ragionamento del governatore lombardo parte da una constatazione politica: secondo Fontana, una parte significativa della base leghista chiede un cambiamento. La Lega, sostiene, avrebbe bisogno di recuperare alcuni dei propri tratti originari e di rivedere il modo in cui il partito viene organizzato e rappresentato. Non si tratta, nelle parole del governatore, di una semplice sostituzione al vertice. Il tema sarebbe più ampio e riguarderebbe l’identità stessa del Carroccio e il rapporto con il suo elettorato storico.

Fontana ha inoltre annunciato il lavoro, insieme ad altri esponenti del partito, per la nascita di una nuova associazione, descritta come uno spazio di confronto aperto alla ricerca di soluzioni per il futuro della Lega. Nel progetto sarebbero coinvolti anche i governatori Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti.

La replica dei fedelissimi

Le parole di Fontana hanno però prodotto una reazione immediata all’interno del partito. Non tutti condividono l’idea che la leadership di Salvini sia in discussione.

Tra i suoi difensori c’è il deputato Igor Iezzi, che ha ricordato come Salvini sia stato riconfermato segretario soltanto un anno fa. La sua posizione è netta: se esisteva un dissenso così forte sulla linea politica o sulla leadership, avrebbe dovuto essere manifestato prima. Anche il senatore Claudio Borghi ha respinto l’idea di una diffusa contestazione interna, definendo prive di senso le critiche rivolte al segretario. Il fronte che sostiene Salvini prova così a ridimensionare la portata dello scontro e a presentarlo come un confronto politico interno, non come una vera e propria resa dei conti.

Salvini per ora sceglie il silenzio

Il diretto interessato, almeno per il momento, non sembra intenzionato a trasformare la polemica in uno scontro pubblico. Il segretario resta al centro della discussione mentre le diverse anime del partito cercano di capire quale spazio possa esserci per una nuova fase.

Il problema, però, non riguarda soltanto la figura di Salvini. La discussione investe la direzione presa dalla Lega negli ultimi anni e il rapporto tra la leadership nazionale e quella parte del partito che continua a rivendicare una maggiore attenzione alle istanze del Nord. Non è un dettaglio secondario. La Lega che emerge dalle parole di Fontana è un partito alla ricerca di una nuova collocazione interna, nel quale il tema del rinnovamento sembra destinato a restare sul tavolo anche al di là dell’attuale scontro sulla segreteria.

Verso un confronto più ampio

Il passaggio successivo potrebbe essere rappresentato dalla ripresa dell’attività politica dopo la pausa estiva. Il confronto interno rischia infatti di diventare più concreto nelle prossime settimane, quando la Lega tornerà a riunirsi e le diverse posizioni dovranno tradursi in proposte politiche.

Fontana insiste sulla necessità di ritrovare coesione e di avere rispetto per il lavoro svolto da Salvini, ma contemporaneamente sostiene che il partito non debba avere paura del rinnovamento. Una posizione che lascia aperta una questione centrale: cambiare la Lega mantenendo Salvini al vertice oppure accompagnare il rinnovamento anche con una nuova leadership. Per ora non c’è una decisione e non c’è un candidato alternativo ufficiale. C’è però qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava difficile da immaginare: un esponente di primo piano della Lega ha pubblicamente ammesso che anche l’ipotesi di un dopo-Salvini non può essere esclusa.

Ed è proprio questo il dato politico più rilevante dello scontro che attraversa oggi il Carroccio.

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