L’arte dell’ascolto e il racconto di una vita: “Incontri” di Gianfranco Bartalotta

Cosa significa raccontare lo spettacolo oggi? Significa anzitutto saper ascoltare. Il prof. Gianfranco Bartalotta — ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi Roma Tre e l’Università Niccolò Cusano (Unicusano), dove ricopre anche le cattedre di Metodologia e tecniche della globalità dei linguaggi e di Letteratura italiana contemporanea nel contesto europeo — incarna da decenni la figura del grande mediatore culturale, unendo il rigore accademico alla viva passione militante. Storico direttore della prestigiosa rivista Teatro contemporaneo e cinema fondata da Mario Verdone, il prof. Bartalotta è una personalità di straordinaria profondità intellettuale e d’animo, nonché uno dei massimi esperti internazionali dell’avanguardia scenica di Carmelo Bene, della drammaturgia di William Shakespeare e delle infinite sfumature dell’Amleto.

Al di là della sua indiscutibile autorevolezza scientifica, il prof. Bartalotta incarna al meglio la figura più nobile dell’insegnante, richiamando da vicino lo stile empatico e carismatico di Robin Williams nel celeberrimo film L’attimo fuggente: quella rarissima tipologia di mentore capace non solo di trasmettere nozioni, ma di condurre e consigliare i propri allievi con passione, guidandoli alla scoperta di se stessi attraverso la bellezza dell’arte. La sua firma ha siglato pietre miliari della saggistica ben prima di questo suo ultimo capitolo: basti pensare a volumi fondamentali come Carmelo Bene e Shakespeare (edito da Bulzoni), uno studio imprescindibile per comprendere la geniale e provocatoria macchina attoriale beniana, o al monumentale Amleto in Italia nel Novecento (edito da Curcio). A queste si aggiungono le sei note e raffinate curatele e pubblicazioni dedicate alle intersezioni tra palcoscenico e macchina da presa, come i saggi dedicati a Nino Manfredi. Uomo e Artista, o i lavori di stampo europeo sulla drammaturgia del Ventunesimo secolo. Originario della Calabria, per i suoi altissimi meriti culturali il prof. Bartalotta è stato insignito della cittadinanza onoraria nella sua natia Diamante, ha ricevuto il prestigioso Tiglio d’Oro, il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il titolo di Personalità Europea, mettendo da tempo la sua vasta competenza al servizio dello spettacolo anche come giurato dei prestigiosi Premi Flaiano.

Proprio questa sua monumentale traiettoria intellettuale è stata al centro della straordinaria cornice in cui è stato presentato il suo ultimo volume, Incontri. Teatro e cinema, edito da Gangemi Editore. L’evento di presentazione del libro si è tenuto nell’esclusivo e leggendario cinema privato di Alberto Sordi, all’interno della sua celebre villa romana. È stato proprio in questa incredibile cornice domestica, densa di storia e memoria cinematografica, che la scorsa settimana abbiamo avuto il vero e assoluto privilegio di intervistare a lungo il docente, dialogando sul suo intero percorso intellettuale. Un’emozione unica e quasi irreale: l’intervista si è svolta seduti proprio sulla storica scrivania personale di Alberto Sordi, sotto lo sguardo complice e metafisico del meraviglioso quadro di Giorgio De Chirico appartenuto all’attore. Poter fare un’intervista a casa di uno dei nostri più grandi attori di sempre è stato un momento indimenticabile, un’occasione in cui la grande umanità del prof. Bartalotta ha fatto emergere riflessioni di straordinario interesse. Durante il nostro lungo colloquio abbiamo infatti sviscerato la figura profonda e cruciale dell’insegnante oggi, insieme a tantissimi altri spunti culturali di rara lucidità. Nel corso della conversazione, la figura di “Albertone” è emersa prepotentemente come quella del più grande e formidabile interprete dei vizi, delle virtù e delle contraddizioni psicologiche  e sociali degli italiani, un gigante capace di segnare la storia culturale del nostro Paese sia attraverso il cinema sia attraverso il teatro. 

Il volume Incontri si inserisce perfettamente in questo solco di memoria viva. Un titolo evocativo, potente, che racchiude in sé un intero universo: gli incontri, del resto, rappresentano una delle cose più importanti e decisive della vita di ciascuno di noi. Non ci troviamo di fronte a una fredda raccolta di interviste, ma a un mosaico composto da trenta dialoghi serrati e intensi in cui il cinema, il teatro, la musica e la fotografia si fondono attraverso la voce dei loro più grandi protagonisti. Come sottolinea splendidamente il poeta e critico Elio Pecora nella sua presentazione, ci troviamo davanti al lavoro di «un esperto, amante instancabile delle arti» che si confronta con registi, attori, musicisti e studiosi, sollecitando risposte, chiarimenti, riflessioni e confidenze. Per Pecora, queste pagine custodiscono «testimonianze preziose di un tempo e di una società, un dono e insieme una consegna».

In questo straordinario viaggio cartaceo, il prof. Bartalotta incrocia i passi con autentiche leggende, valorizzandone l’eredità storica. Tra i passaggi più intensi spicca il dialogo con Mario Monicelli, universalmente riconosciuto come uno dei padri fondatori e più grandi registi della commedia all’italiana. Il prof. Bartalotta raccoglie l’ultimissima e straordinaria intervista rilasciata dal celebre regista prima di venire meno: una testimonianza definitiva che unisce lo spessore storico all’intensità emotiva. Sfilano poi giganti come Lina Wertmüller ed Ermanno Olmi, autore di capolavori assoluti capaci di indagare la realtà con purezza poetica come Il Posto e il monumentale L’albero degli zoccoli (Palma d’oro a Cannes), affiancati dalle visioni di Carlo Verdone, Mario Martone e dallo sguardo internazionale di Krzysztof Zanussi. 

La sezione musicale vanta la presenza straordinaria del premio Oscar Giorgio Moroder, un vero e proprio titano internazionale, rivoluzionario compositore e pioniere della musica elettronica e della disco-music, affiancato dalle partiture di Nicola Piovani. Lo spazio critico ed estetico trova invece il suo vertice nel magistero di Gian Luigi Rondi, grandissimo e storico patriarca della critica cinematografica italiana, e nello sguardo visivo di Pino Settanni, fotografo immenso, maestro della luce e ritrattista delle più grandi star del Novecento.

Un capitolo di straordinaria rilevanza è dedicato a Rocco Familiari, indiscusso protagonista della drammaturgia contemporanea e intellettuale di finissima intelligenza. Attraverso il dialogo con il prof. Bartalotta, emerge la forza di un autore straordinario, capace di firmare grandi opere teatrali e letterarie di risonanza internazionale come Don Giovanni e il suo servo, Il presidente, Amleto in prova e il celebre testo drammatico L’odore (poi divenuto un fortunato romanzo), fino ad Agata, da cui è stato tratto il film capolavoro Il sole nero diretto da Zanussi. Familiari, unico autore contemporaneo a essere rappresentato per due anni consecutivi al Festival dei Due Mondi di Spoleto, viene raccontato dal prof. Bartalotta non solo come un maestro della parola scenica, ma come un indagatore profondo dei dilemmi morali dell’uomo. 

Al di là della parata di nomi, Incontri emerge come un saggio teorico e pratico sulla stessa importanza dell’intervista, arricchendo il lettore da un punto di vista di assoluta profondità culturale. Il volume mostra chiaramente alle persone come si fa una vera intervista: la priorità assoluta del dialogo appartiene sempre all’intervistato, mai all’intervistatore. Il prof. Bartalotta si dimostra un grande autore proprio perché sceglie di fare un passo indietro, sottraendosi all’autoreferenzialità per mettere al centro l’altro.

Bisogna saper empatizzare e il prof. Bartalotta in questo è stato un gigante in tutte le sue grandi interviste. Il cuore metodologico dell’opera si riflette in un passaggio in cui proprio Olmi confida all’autore di sentirlo «come se lo conoscesse da una vita». Questa vicinanza nasce da una straordinaria capacità di entrare in sintonia profonda con i propri interlocutori, frutto anche di quel bagaglio legato alla globalità dei linguaggi e alla letteratura contemporanea che gli permette di decodificare l’espressione artistica e umana in ogni sua forma. Senza mai forzare la mano, il prof. Bartalotta apre spazi di fiducia reciproca capaci di catturare la ricchezza più pura dell’intervistato.

Le trenta conversazioni si trasformano così in un serbatoio di grandi riflessioni sul senso stesso del fare arte. Il volume svela le pieghe più intime delle esistenze dei protagonisti. Ne emerge un affresco corale, un “gran teatro” di presenze introdotto anche dalle parole di Giovanni Antonucci, in cui la conversazione diventa lo strumento d’elezione per una conoscenza autentica. Per chi ama il palcoscenico e il grande schermo, il libro del prof. Bartalotta rappresenta una pietra miliare: un volume imprescindibile per comprendere la magia dello spettacolo, il valore dei legami umani e l’etica del giornalismo culturale dietro le quinte dell’anima.

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