Perugia è la città che ha ospitato il Polittico di San Pietro del Perugino, ha ospitato la Deposizione Baglioni di Raffaello, la copia del Cavalier D’Arpino, ospita tuttora le opere dell’Alfani, del Beato Angelico, del Burri, e ancora un Raffaello alla Cappella di San Severo.
Ma soprattutto conserva quel gioiello che è il ciclo di affreschi del Collegio del Cambio a Palazzo Priori proprio affacciato sul corso principale, intestato proprio al nome di Pietro Vannucci, il nome di nascita del Perugino, su cui però chi cammina una di queste sera può osservare levando lo sguardo al cielo notturno, lo sconcerto della bellezza, direbbe Longhi.
Una reticola che sospende tra i palazzi nobiliari un modellino aereo stilizzato di Luna Park natalizio. Un Luna Park che invade dal cielo la grazia elegante del gotico perugino , e si badi, gotico, non grottesco come adesso sembrerebbe agli occhi dei turisti e dei visitatori. Uno sciame di colori sgargianti che si intrica nell’entropia delle forme ridotte a banali icone illumina l’oscenità degli sguardi, che cerca di rifuggire anche dalle installazioni floreali che complimentano l’impressione di una città che non si d’arte, ma di svago provinciale.

Lo storico e critico d’arte Costantino D’Orazio, già direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, la cui sede è proprio all’inizio di corso Vannucci, ha cercato in questi giorni di sbrigare il gomitolo di polemiche che sussurrano a passeggio gli stessi abitanti di Perugia.
Vantando la paternità delle luminarie al genio artistico di Mimmo Paladino, esponente internazionale della cosiddetta “Transavanguardia”, D’Orazio ha cercato di rassicurare la città di Perugia della “dignità artistica” degli addobbi installati sul corso principale per Natale 2025, affermando che si tratta comunque di un’opera proveniente dall’atelier di uno dei maggiori artisti di caratura internazionale che abbiamo oggi in Italia.
Se la nota di stonatura non può raggiungere tutti nella sua gravità estetica e accademica, di certo dovrebbe raggiungere chi si suppone detenga l’orecchio assoluto come un critico d’arte. E il caso attuale mette in seria discussione l’assolutezza dell’orecchio del direttore della GNU, non soltanto perché una installazione artistica performativa o meno che sia, non può ledere il tenore storico di un plesso monumentale e istituzionale quale il Palazzo dei Priori e il Collegio del Cambio nonchè le stesse istituzioni limitrofe che lo attorniano. Ma anche perché se davvero dovessimo riposare sull’asserzione di D’Orazio di apologia alla scelta non concorsuale di Paladino, si deve opporgli necessariamente la replica deontologica alla “critica d’arte”.
Non è la fama di un artista che può creare l’automatismo di liceità alla giustizia d’arte, ma è la precipuità estetica che definisce un’Arte giusta non al tempo, ma allo spazio.
Secondo le affermazioni di Orazio, scegliere Cattelan o Jago o Pistoletto per le decorazioni del corso Vannucci sarebbe stato dunque indifferente così come la scelta attuale di Paladino non rende differenza alla scelta critica del soggetto pubblico in quel determinato spazio pubblico. Ebbene dovrebbe essere davvero indifferente una tale scelta se si impiega l’arte contemporanea per addobbare una città , e non significarla concretamente.
La soluzione proposta della scelta di Paladino non solo degrada l’opera dell’artista, ma intacca anche lo spessore della sua autorità internazionale, così come ha intaccato l’autorità di Perugia. La critica d’arte, non si dimentichi, serve proprio a evitare di passare inosservati dinanzi al brutto. Ebbene quanto è accaduto a Perugia, è proprio il debutto del brutto per questo Natale.




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