“Nannarella” di Giancarlo Governi: il romanzo di Anna Magnani a cinquant’anni dalla sua morte

Oggi ricorrono i cinquant’anni dalla scomparsa di Anna Magnani e non c’è miglior modo di celebrarla che rendere giustizia alla sua complessità umana e attoriale, scoprendo il volto dietro il personaggio.

In questo senso Giancarlo Governi fa un ottimo lavoro con la sua biografia “Nannarella” (uscita l’11 agosto 2023 in un’edizione rinnovata pubblicata dalla Fazi Editore) in cui ricostruisce la persona di Anna Magnani e, rendendo conto delle molteplicità di cui è composta, la restituisce ai lettori nella sua interezza. I dieci capitoli in cui si snoda il racconto biografico abbracciano tutto l’arco della vita di Anna e ognuno è dedicato a un nucleo tematico in cui gli elementi privati e professionali si intrecciano armoniosamente, grazie a una prosa elegantemente scorrevole e all’intelligente scelta dell’inserimento di dialoghi e citazioni della stessa Anna e delle altre persone che hanno condiviso con lei frammenti più o meno lunghi di esistenza.

Il primo capitolo è quello che sorprende di più il lettore, perché dipinge un ritratto delicato e sconosciuto ai più di un’Anna Magnani bambina che vive nella sua casa sul Campidoglio con sei madri putative (la nonna e le zie) ma senza la sua vera mamma, che è lontana e lo sarà sempre. Un’ironia tragica l’aver interpretato magistralmente alcuni tra i personaggi materni più importanti nella storia del cinema (si pensi a Bellissima di Luchino Visconti e a Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini) nonostante non abbia mai potuto, se non in poche e formali occasioni, godere dell’affetto della propria madre. Ed è proprio questa mancanza e il grande bisogno di tenerezza che ne è scaturito a spingere Anna Magnani a dedicarsi alla recitazione, come lei stessa confessa:

“Ho scelto questo mestiere, perché non ho mai voluto dipendere da nessuno. Ma no, cosa dico? Ho scelto questo mestiere, perché avevo voglia di essere amata, di ricevere tutto l’amore che avevo sempre mendicato.”

Tuttavia, com’è raccontato nel secondo capitolo, prima della carriera d’attrice la Magnani ne tenta un’altra: quella di pianista. Nella casa affacciata sul Palatino, scenografia della sua infanzia e adolescenza, la giovanissima Anna si esercita per anni sul pianoforte fino a quando decide di frequentare l’Accademia di Santa Cecilia, dove studia come concertista. È difficile conciliare l’icona che abbiamo tutti davanti agli occhi, quella della popolana arruffata e fiera, con l’immagine elegantemente compassata della studentessa di pianoforte, ma Anna Magnani è stata anche questo. Fino a quando, casualmente, scopre la chiesa-teatro in cui si svolgono le lezioni dell’accademia di recitazione in cui insegna proprio Silvio d’Amico, che fin da subito intuisce il talento di Anna: 

“Non recita, vive le parti che le vengono affidate: è già attrice, la scuola non può insegnarle molto di più di quello che ha già dentro di sé.”

In effetti, la Magnani, non frequenta per molto tempo l’accademia: nel 1925, a diciassette anni, parte per la sua prima tournée teatrale, a cui, negli anni successivi, ne seguiranno molte altre in cui spesso interpreta parti minori, da paggio o da cameriera, la cui parte spesso non va al di là della battuta “la signora è servita”. Questo tirocinio di umiltà, svolto però su palcoscenici veri e davanti a un pubblico esigente e giudicante, le serve per costruire la sua grande personalità professionale, che sarà la sua cifra caratteristica negli anni del successo, raccontati nei capitoli successivi, molto densi e ricchi di interessanti aneddoti. Dal matrimonio, poi naufragato, con il regista Goffredo Alessandrini, alla relazione con il giovane attore Massimo Serato, da cui nasce il fragile e amatissimo figlio Luca e, nel frattempo, il palcoscenico del teatro di rivista in cui, insieme a Totò, sfida i fascisti a suon di mordaci battute. E poi l’amore con Roberto Rossellini, che, scegliendola per interpretare il ruolo di Pina in Roma città aperta, ha cambiato per sempre la storia del cinema italiano e di tutti i tempi. Segue un capitolo dedicato alla vicenda che ha portato Anna Magnani all’amara delusione di essere sostituita, nel cuore di Rossellini e davanti alla sua macchina da presa, da Ingrid Bergman, delusione che riuscirà a superare grazie ad altri successi teatrali e cinematografici, culminati nella vincita dell’Oscar per La rosa tatuata, film girato da Daniel Mann e tratto dall’omonimo dramma di Tennessee Williams

Si potrebbe continuare ancora per molto ad elencare le vicende importanti della vita di Anna Magnani, ma non vogliamo togliervi il piacere di scoprirle da soli, attraverso la lettura della sua biografia e la visione dei suoi film.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here