Pasolini e l’influenza politica: come il Poeta ha influenzato le istituzioni

Pier Paolo Pasolini era anche un politico? E che politica avrebbe portato avanti? Queste le principali domande a cui martedì 28 marzo, presso la Sala Matteotti della Camera dei deputati, docenti universitari e parlamentari hanno provato a dare una risposta, basandosi sulla loro concezione politica e antropologica.

L’evento, ideato ed organizzato dalla Fondazione Magna Carta, ha permesso di integrare conoscenze storiche filosofiche e politiche in merito al genio di Pasolini, che ha saputo trascendere la concezione politica e ideologica standard, idealizzando nei suoi scritti e produzioni un mondo di contestazioni e di confronti incorniciato da grande onestà intellettuale.

Il continuo riferimento che egli indicava ad una forte emergenza antropologica è stato ampiamente sviscerato per approfondire la delicatezza di un uomo abile a condurre studi introspettivi, toccando l’anima e la profondità intellettuale del lettore.

L’intero evento si è basato sul volume realizzato dall’Onorevole Stefano Fassina e dal Professor Gaetano Quagliariello “Il profeta scandaloso”, saggio che raccoglie relazioni di due convegni realizzati nel 2022, in occasione del centenario dalla nascita del poeta.

Moderato dalla giornalista Barbara Romano, notevole la sua abilità nel far succedere gli interventi e introdurre le tematiche enunciate.

GLI INTERVENTI

A compiere il primo intervento è l’onorevole Barbara Florida, capogruppo pentastellato al Senato della Repubblica.

Rivolgendosi alla platea la senatrice afferma che tutto il partito del leader Giuseppe Conte ha come cardini i valori e gli ideali dell’illustre poeta e vede nella politica, oggi, un necessario bisogno di intellettuali che, con le loro menti, riescano a decostruire l’ovvio con un pensiero rigenerato.

“Oggi l’uomo è passato da essere cittadino a consumatore e poi a consumato, c’è bisogno di invertire questo trend grazie al buon uso delle parole che segna la vicinanza e la lontananza da un determinato tempo” afferma la Florida, ribadendo ancora una volta come il Movimento 5 stelle si ispiri a tutti gli intellettuali critici del nostro tempo e del passato.

A succedergli è il professor Eugenio Capozzi, docente di storia contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli, il quale, focalizzandosi maggiormente sulla sfera privata di Pasolini, lo ritiene volutamente divisivo, per la veemente capacità di far sentire il lettore militante fra i militanti. E vede la sua tragica e ancora misteriosa dipartita come miglior esito artistico della vita, figlia degli ultimi scritti del poeta, che già dall’opera “Le Cenere di Gramsci” perde ogni prospettiva fiduciaria nel progresso, e vede l’uomo “come un bambino nato da una donna sviscerata”.

A rispondere alla domanda inerente al rapporto tra sinistra di oggi e sinistra Pasoliniana è il professor Onofrio Romano, docente dell’Università degli studi Roma 3.

Con un intervento brillante per criticità e conoscenza egli sostiene innanzitutto la duttilità del poeta, che sapeva convivere e frequentare ambienti di alto intelletto ed al contempo ragazzi di borgata e diseredati. Questa forte contraddizione si consacra nella descrizione delle Istituzioni politiche, che Pasolini, convintamente anarchico, descrive come commoventi perché aiutano e tendono la mano all’uomo più debole, mettendolo nelle condizioni di compiere una vita dignitosa.

Esponendosi poi sul tema della brillantezza intellettuale il professore espone come il genio del poeta non risieda nelle sue produzioni cinematografiche o letterarie, ma nel suo “Io” più recondito che si rinviene ripercorrendo passo per passo la vita e i racconti che hanno valso il titolo del volume “Il profeta scandaloso”.

Chiude la panoramica degli interventi l’onorevole Federico Mollicone, attualmente Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, e parlamentare Fratelli d’Italia.

Il suo esposto verte sulla profonda concezione che Pasolini sia riuscito ad andare oltre alla visione partitica attuale, focalizzandosi su un mondo idealizzato basato sulla natura e su come questa sia ciclica e ritornante.

Il parlamentare si è a lungo soffermato sull’opera “Petrolio”, interpretandola come un forte attacco al capitalismo che non rispetta l’ordine naturale delle cose.

“Rispettare l’ordine naturale delle cose significa essere conservatori, ed essere conservatori diverge completamente dall’essere reazionari, solo con questa visione possiamo capire oggi l’attualità e lungimiranza di Pasolini” afferma il deputato.

Termina il convegno con gli interventi ed i saluti dei due co-autori del volume, l’onorevole Stefano Fassina, presidente della fondazione Patria e Cultura, che oltre a ringraziare la platea e gli intervenuti si sofferma sul tema capitalistico, che oggi ha raggiunto con la Sinistra progressista un troppo forte assoggettamento al potere, e una forte strumentalizzazione che imponendosi riflette gli esiti di una società attaccata al flusso di mercato ed estende a questo anche la possibilità di acquistare il frutto della riproduzione. L’onorevole vede in questo progressismo il rigetto della morale Pasoliniana, motivazione per la quale la sinistra oggi è imbarazzata in merito al grande poeta.

Il Professor Quagliariello, presidente della fondazione Magna carta, chiude la giornata dicendosi soddisfatto, ringraziando i presenti e citando storicamente l’importante contrasto che vigeva tra intellettuali e politici, citando il celebre diverbio tra Elio Vittorini e Palmiro Togliatti, e che oggi purtroppo manca.

“Oggi gli intellettuali fuggono dalla politica perché si sentono incatenati in un modo che non gli appartiene ed in cui si trovano in difficoltà” dice Quagliariello tra gli applausi dei compiaciuti e soddisfatti spettatori.

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