Ponte sullo Stretto: una costante di ogni campagna elettorale

Passano gli anni ma il Ponte sullo Stretto è oggetto perenne di campagna elettorale.

Un’opera per molti ritenuta necessaria, per altri meno visti gli innumerevoli problemi di cui è afflitta la Sicilia che spaziano – rimanendo nell’alveo delle infrastrutture – dalla scadente rete autostradale sino ad arrivare ad una rete ferrata totalmente anacronistica.

Negli ultimi giorni, i leader del centrodestra hanno rilanciato l’idea, da Matteo Salvini Qua in Sicilia la Lega vince con il Centrodestra e quindi il Ponte sullo Stretto è nel programma, ai siciliani costa di più non farlo che farlo” a Renato Schifani (candidato alla Presidenza della Regione Siciliana) Darò ai siciliani il Ponte sullo Stretto”, da Silvio Berlusconi Ponte sullo Stretto di Messina, una grande opera che è indispensabile per rendere più unito e più moderno il nostro Paese, un’opera della quale si discute da molti anni ma che purtroppo non è mai stata realizzata. Io ho sempre ritenuto che il Ponte sullo Stretto fosse una priorità assoluta e che costituisse uno dei progetti più importanti per il nostro Paese” a Giorgia Meloni “Il ponte sullo Stretto è un’opera necessaria”.

Greta Sclaunich, giornalista del Corriere della Sera, ha spiegato – via social – la storia del Ponte sullo Stretto: “L’idea ha radici antiche, pare che nel 251 a.c. i romani crearono un ponte mobile fatto di barche, che sia successo davvero o meno poco importa, da quel momento in poi il Ponte sullo Stretto diventerà un chiodo fisso. Se ne è parlato ai tempi del Regno delle due Sicilie, dopo la riunificazione d’Italia, negli anni del Fascismo e nel secondo dopo guerra. Addirittura nel 1981 fu costituita una società concessionaria “Stretto di Messina s.p.a.” e nel 2005 il gruppo Impregilo riuscì ad aggiudicarsi il ruolo di General Contractor. Ma se ne è discusso anche di recente e c’è chi ha davvero creduto fosse possibile costruirlo in tempi brevi, nel 2012 pet esempio la casa editrice australiana “Lonely Planet” aveva inserito la Sicilia nelle mete da visitare assolutamente entro l’anno prima che la realizzazione del ponte portasse troppi turisti. Con il tempo anche i progetti si sono evoluti [..], ma a causa del fondale irregolare dello stretto, delle forti correnti marine, dei rischi sismici e del costo dei lavori, finora il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è sempre rimasto sulla carta”.

Se ne parla ormai da decenni, il Ponte sullo Stretto è la promessa politica per antonomasia.

Ma, tralasciando favorevoli e contrari, è davvero un’opera fattibile?

Forse sì, forse no.

Gli studi sulla fattibilità proseguono, il più recente – del 2021 – mette in luce che esistono quattro soluzioni ingegneristiche alternative, come riportato dal Sole24ore: “quella sub-alveo (cioè un tunnel scavato sotto il fondale marino), difficile da realizzare data la profondità del mare, e le pendenze necessarie sarebbero proibitive, o lo sarebbero le distanze entroterra da cui il tunnel dovrebbe partire. Poi un tunnel semisommerso ancorato al fondo con dei cavi (noto come “ponte di Archimede”): non ne è mai stato costruito uno, quindi presenta moltissime incognite tecniche di stabilità e tenuta. Il terzo è quello sospeso a campata unica di 3 chilometri di luce, con pilastri a terra di 300 metri, che si dovrebbe per forza fare lontano sia da Messina che da Reggio Calabria, perché bisogna farlo nel punto meno esteso dello stretto, che si trova al suo estremo nord. Presenta problemi sismici non trascurabili, e soprattutto, essendo una struttura molto flessibile, in tutti i giorni di venti forti, molto frequenti sullo stretto, non sarebbe probabilmente utilizzabile. Inoltre le abnormi fondazioni dei pilastri (i maggiori del mondo, cubi di quasi cento metri di lato) presentano incertezze sulle temperature che si generano in fase di presa del calcestruzzo, con conseguenze non del tutto note sui risultati della presa stessa.

La quarta soluzione è la più recente: si tratterebbe ancora di un ponte sospeso, ma molto più lungo, che collegherebbe direttamente le due maggiori città, e sarebbe a tre campate con due pilastri, meno impegnativi dei precedenti, ma appoggiati in mare sulle pendici del fondale dello stretto (che presenta una sezione praticamente a V). Questo però genererebbe severissimi problemi statici, perché quelle pendici non sembrano essere affatto geologicamente stabili”.

Gli studi proseguono, ma l’incertezza data la complessità dell’opera rimane.

Il Ponte ciclicamente torna in risalto, ma siamo sicuri sia la priorità?

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