Recovery Fund: una grande occasione

Mercoledì 27 maggio la Commissione Europea, dopo i provvedimenti varati nelle scorse settimane, ha messo in dotazione degli stati europei, attraverso il Recovery Fund, altri 750 miliardi di euro per far fronte alla crisi economica dovuta dall’ormai nota emergenza Covid19.

Ma che cos’è questo famoso Recovery Fund?

E’ un fondo garantito dalla Commissione UE, che ha come scopo quello di ammettere CoronaBond, ossia un particolare tipo di obbligazione per far fronte alle spese legate alla diffusione dell’epidemia.

Per quali tipi di spese?

Per due essenzialmente: anzitutto quelle sanitarie, per finanziare gli ospedali e, più in generale, il Sistema Sanitario Nazionale; poi per esigenze economiche, visto che lo stop forzato di circa 40/50 giorni di gran parte dell’economia Nazionale ha portato una perdita importante del PIL (circa l’11%). Questi soldi verranno ovviamente divisi Stato per Stato in base alle necessità e siccome l’Italia è stato il primo, nonché il Paese più colpito, a lei spetterà la quota maggiore, corrispondente a circa 172 miliardi di euro, divisi tra soldi a fondo perduto (81 miliardi) ed i restanti 91 in forma di prestiti da restituire tra il 2028 ed il 2050.

Come l’UE arriverà ad elargire questi 750 miliardi?

La risposta è semplice: si innalzerà “temporaneamente” il tetto delle risorse proprie comune al 2% del Pil UE e più avanti la stessa chiederà l’introduzione di alcune imposte sulle emissioni, sulle grandi multinazionali, sulla plastica e una web tax  di cui già si è discusso in passato, non senza qualche diverbio.

La reazione politica a questo provvedimento è stata immediata: molto positivi sono stati i commenti dei nostri esponenti “europei”, a partire dal commissario all’economia nonché ex Primo ministro Paolo Gentiloni, che ha definito la manovra come: “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”.

Sull’argomento non potevano mancare le parole della Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, che si è espressa così: “La crisi ha effetti di contagio in tutti i Paesi e nessuno può ripararsi da solo. Divergenze e disparità aumentano e abbiamo solo due scelte: o andiamo da soli, lasciando Paesi e regioni indietro, o prendiamo la strada insieme. Per me la scelta è semplice, voglio che prendiamo una strada forte insieme”.

La Von Der Leyen ha aggiunto poi che lo sforzo complessivo sarà di circa 2400 miliardi di euro, il quale comprenderà, oltre il Recovery Fund, le già approvate misure: Mes Light, Sure (un fondo per la disoccupazione) e i fondi Bei.

Nonostante però tutte queste iniziative, permane altro il livello di tensione tra i Paesi in difficoltà, che chiedono condizioni più vantaggiose (Italia in primis) e quelli più rigoristi, rappresentati da Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, che cercheranno di abbassare l’ammontare degli aiuti, in particolare quelli a fondo perduto, che rappresenterebbero per loro una perdita di denaro. Inoltre, si opporranno ad una raccolta massiccia di soldi sul mercato e all’introduzione di nuove tasse. Proporranno un rigido controllo e continueranno a difendere gli sconti di cui beneficiano sul bilancio pluriennale, come già facevano prima dell’emergenza covid.

In un quadro più generale, la proposta dei 750 miliardi è legata al prossimo bilancio europeo 2021-2027 (non a caso le nazioni che usufruiranno dei prestiti inizieranno a pagare dal 2028), ma ci vorrà quantomeno l’anno nuovo per far sì che diventi realtà.

Nel frattempo, fondamentale sarà il Consiglio Europeo del prossimo 17/18 Giugno, in cui bisognerà trovare un accordo su detto bilancio. In previsione di uno scontro diplomatico tra Paesi rigoristi e non, saranno di nuovo Francia da un lato e Germania dall’altro, viste le loro posizioni meno rigide all’interno degli “schieramenti”, l’ago della bilancia per trovare un accordo comune.

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