Renzi e Di Maio faranno il governo. Le ragioni della scelta

L’agosto italiano non è mai stato così caldo. Dibattiti politici, crisi di governo, possibili rimpasti o cambi di maggioranza.

Matteo Salvini ha corso troppo e, oggi, senza la certezza delle urne, rischia di rimanere fuori dalla maggioranza e dai tavoli che contano.

Inizia la partita tra M5s e Pd, oltreché la trattativa tra Renzi e Di Maio, che sembrano intenzionati a trovare un accordo che, alla fine, farà contenti tutti o, almeno, democratici e grillini.

Un lavoro intenso quanto certosino che coinvolge tutti i big dei due partiti ma anche alcuni tessitori di rapporti come Spadafora e Bettini.

Per quanto riguarda i ruoli di sicuro troverà spazio nel prossimo esecutivo Luigi di Maio, forse, ancora una volta vicepremier.

A Palazzo Chigi potrebbe approdare il magistrato napoletano Raffaele Cantone, fino a poche settimane fa a capo dell’autorità nazionale anticorruzione, mentre Giuseppe Conte si riciclerebbe nel ruolo di commissario europeo in quel di Bruxelles.

Per il toto ministri, in quota Partito Democratico, i rumors parlano di Orlando e Franceschini. Escluso il ritorno al governo, almeno in prima persona, di Matteo Renzi che però incasserebbe due ministeri nel quale piazzare Guerini e, forse, Raffaella Paita.

E in tutto questo Zingaretti? Il segretario Dem è consapevole di non avere il controllo dei gruppi parlamentari e oggi  ha aperto alla possibilità di un governo sotto la guida del Presidente della Repubblica Sergio Mattatella.

Il governatore del Lazio ha rilasciato una nota stampa nella quale dichiara: “Solo nello sviluppo dell’eventuale crisi di Governo sotto la guida autorevole del presidente Mattarella si potranno verificare se esistono le condizioni numeriche e politiche di un governo diverso con una larga base parlamentare che nasca non a tutti i costi per la paura delle urne, che non abbiamo, ma dalla reale possibilità di trasformare l’Italia cambiare e rifondare l’Europa e ricostruire una speranza”.

Le condizioni, almeno sulla carta, ci sarebbero tutte. E il piatto è troppo ricco per lasciarselo scappare.

Il 2019 e il 2020 saranno, inoltre, due anni fondamentali per il rinnovo delle nomine dei Presidenti come dei Consigli d’Amministrazione di diverse, importanti, imprese pubbliche.

Oltretutto la nuova ipotetica maggioranza, azzarderei a dire, potrebbe durare fino al 2022. Anno importantissimo che vedrà l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura. Grillini e Renziani sanno bene che tornare alle urne significherebbe regalare alla Lega la possibilità di eleggere il nuovo Capo dello Stato e di entrare, dalla porta principale, nel CsM. Un collante che potrebbe saldare la nuova maggioranza oltre l’immaginabile.

La palla passa, quindi, a Salvini. Se non tirerà fuori il classico “coniglio dal cilindro”, per invertire il corso della crisi, Pd e M5s avranno la strada spiana verso il governo del paese.

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