San Dana: l’integrazione tra Puglia e Albania passa da cultura ed economia

Mirando a proiettare la Puglia come via di collegamento economico-culturale con le altre sponde del Mediterraneo, il 7-8 agosto a San Dana (frazione del comune di Gagliano del Capo in provincia di Lecce) si è tenuta la sesta edizione consecutiva dell’evento annuale “Salento-Albania: un ponte tra le due sponde”. Organizzata dall’Associazione Culturale “Ponti non Muri” presieduta da Antonio Biasco, moderata da Geri Ballo (attivista italo-albanese responsabile comunicazione della Associazione Italiana Coltivatori) e la giornalista Ilaria Lia (autrice del libro “Albania Italia andata e ritorno”), la manifestazione ha avuto come colonna portante i temi della valorizzazione delle antiche vie romane Appia (transitaliana) e Egnatia (transbalcanica), sguardo verso collaborazioni accademiche e gemellaggi tra istituti superiori pugliesi e albanesi (idea patrocinata dal dirigente dell’Istituto Istruzione Statale Superiore G. Salvemini di Alessano Chiara Vantaggiato) e il fare un punto sulla cooperazione economica tra le due sponde dell’Adriatico, con occhio di riguardo al settore dell’acqua. 

Il professor Romeo Hanxhari (Università di Tirana) ha sottolineato l’importanza di valorizzare il territorio di Puglia e Albania trattandolo come un unico sistema che si sviluppa rispettando gli obiettivo ONU sullo sviluppo sostenibile. Tracciando in sintesi la storia che accomuna i territori percorsi dalle vie Appia e Egnatia in una interconnessa comunità spirituale che legava la razionalizzazione della amministrazione romana con la sregolatezza balcanica degli sterrati che partivano da Roma e arrivavano a Costantinopoli passando per il Mezzogiorno e la parte meridionale della Penisola Balcanica, il responsabile delle relazioni internazionali della Accademia delle Scienze albanese Dorian Koçi (storico e già direttore del Museo Storico Nazionale) ha considerato la candidatura a patrimonio UNESCO dell’Appia come un possibile viatico di valorizzazione anche della Egnatia nella stessa direzione.  

Dopo aver elencato i progetti di cooperazione accademica universitaria e quelli sostenuti dall’UE tra Italia e Albania, la docente dell’Università del Salento Valentina Ndou ha affermato sul tema acqua che va sostenuta l’”economia cicolare” per riutilizzare al meglio questa risorsa. La Puglia, terra agricola, è colpita da carenze d’acqua. La Regione si è impegnata ad attuare una idea nata 31 anni fa: collegare la regione meridionale con l’Albania tramite un acquedotto che portì l’acqua dal Paese delle Aquile. Da finanziare con fondi internazionali, nazionali italiani e della Regione stessa, l’infrastruttura strategica potrebbe essere operativa entro il decennio in corso e dovrebbe partire da Argirocastro per arrivare a Galugnano. I contatti con Tirana sull’idea – portati avanti anche personalmente dal presidente della Regione Michele Emiliano – si trovano nella fase di progettazione degli studi di fattibilità per l’opera, fatto confermato durante l’evento nell’intervento del membro del consiglio d’amministrazione di Acquedotto Pugliese Tina De Francesco.  

Affermando l’importanza per la Puglia di una Albania membro UE e il valore aggiunto che il capitale umano provvede al marchio del paese balcanico, il responsabile della Delegazione della Regione Puglia a Tirana Claudio Polignano ha informato dei progetti di sviluppo e contatti istituzionali nel paese dirimpettaio. Uno di essi è “Resilienza Marginale: il modello della circular economy per la valorizzazione delle vocazioni territoriali”, finanziato per circa 1,5 milioni di euro dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ed attuato dalla Regione Puglia.La partecipazione nel progetto della Agenzia Nazionale per la Diaspora albanese (AKD)punta a coinvolgere in esso la comunità arbëreshë, composta da discendenti di albanesi immigrati in Italia nel tardo Medioevo e che ancora mantengono lingua e tradizioni della terra d’origine. Il progetto si articola nell’arco di tre anni e si propone di promuovere lo sviluppo sostenibile nei territori di Valona e Himara, puntando sulle risorse vocazionali di quelle aree e, soprattutto, ricostruendo una rete economica produttiva tra le zone rurali interne e quelle costiere. Come informa il sito ufficiale della Regione meridionale sui progetti, si lavora alla realizzazione di un micro Centro di raccolta e trasformazione di prodotti agricoli e di un micro Centro di trasformazione delle produzioni lattiero-casearie, per la valorizzazione delle tipicità locali che verranno poi commercializzate attraverso start up giovanili attivate con il microcredito. 

I legami tra Salento e Albania sono stati dinamici.Secondo porto d’Albania e rientrante in pieno nei progetti di migliorie infrastrutturali progettate dal governo albanese per trasformare il paese balcanico in una gemma del turismo mediterraneo, Valona è legata a San Dana attraverso l’omonimo martire dei primi tempi dell’era cristiana, che era originario della città marittima albanese e diede il nome alla località salentina. Nel 1498 Gagliano del Capo fu concesso in dono dal Re di Napoli ad Andronica Arianita Comneno, vedova del condottiero antiottomano albanese Giorgio Castriota Skanderbeg. Nel 1571 uno dei discendenti della dinastia lottò a fianco della flotta cristiana nella battaglia navale di Lepanto; dopo la sconfitta ottomana in essa eresse vicino al Santuario di Santa Maria di Leuca una colonna commemorativa della vittoria, monumento ancora in vita. Durante la fase di caduta del comunismo in Albania, nel 1991 la Puglia accolse decine di migliaia di profughi albanesi. Secondo cifre raccolte nel 2022 dai centri studi IDOS e Confronti e l’Istituto di San Pio V riferendosi al 2020-2021, nella regione meridionale attualmente la comunità albanese consta di 21.740 residenti, 5.467 studenti e 834 titolari di imprese individuali.  

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