Surrealismo e onirico in mostra a Venezia

Dal 6 aprile al 26 settembre 2022, presso il Palazzo Venier dei Leoni, a Venezia, la collezione Peggy Guggenheim ospita la mostra “Surrealismo e magia. La modernità incantata”.

Peggy Guggenheim è stata una collezionista d’arte nata a New York nel 1898.

Proveniente da una famiglia molto benestante, si trasferisce negli anni ’20 in Europa e qui frequenta la Parigi bohémienne, stringendo un’importante amicizia conMarcel Duchamp.

Peggy riesce, nel tempo, a costruire una ricchissima collezione di opere d’arte contemporanea, che comprende Salvador Dalì, Georges Braque, Piet Mondrian e Jackson Pollock; a quest’ultimo commissiona la sua opera più grande, “Murale”  (1943).

“Il mio motto era Comperare un quadro al giorno e l’ho seguito alla lettera.” (Peggy Guggenheim, Una vita per larte, Rizzoli, Milano 1982)

Nel 1948 espone la sua collezione — opere astratte, cubiste, surrealiste — alla Biennale di Venezia.

Lungo il Canal Grande decide di comprare Palazzo Venier dei Leoni, edificio settecentesco, e qui si trasferisce.

Oggi è possibile visitare la sua collezione presso il Palazzo, “uno dei maggiori musei d’arte moderna al mondo”.  

La mostra vuole rivelare l’interessante legame tra Surrealismo ed esoterismo, indagando la dimensione del sogno, del subconscio e del magico.

L’intellettuale francese André Breton, nel suo “Manifesto sul Surrealismo” (1924), è influenzato dalle contemporanee riflessioni di Sigmund Freud sulla realtà e il sogno.

“Credo alla futura soluzione di quei due stati in apparenza così contraddittori, che sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, di surrealtà, se così si può dire. È alla sua conquista che sto andando, certo di non arrivarci ma troppo incurante della mia morte per non prefigurarmi in qualche modo le gioie di un tale possesso […]” (André Breton, Manifesto del Surrealismo, 1924)

La surrealtà”, allora, è un luogo soprannaturale e metafisico, nonché occulto, ossia nascosto: “cose che siano considerate per sé stesse impenetrabili, inconoscibili alla mente dell’uomo, o comunque recondite, misteriose” (definizione della Treccani).

Le opere esposte provengono da oltre 40 istituti e collezioni private del mondo, e si uniscono alle già numerose opere surrealiste della Collezione Guggenheim.

Sarà possibile ammirare le creazioni di artisti come Dalì, Giorgio De Chirico, René Magritte e Max Ernst.

Marx Ernst con “La vestizione della sposa” (1940) realizza un dipinto simbolo del Surrealismo, che sembra uscire direttamente da un incubo.

L’opera è stata donata dal pittore a Peggy Guggenheim nel 1942, quando i due erano ancora sposati.

Nel quadro, l’autore applica una tecnica classica ad un soggetto — la sposa — quasi mostruoso, in parte donna e in parte uccello, come mostruosi appaiono anche i personaggi secondari.

Tra questi si distingue un uccello antropomorfo, probabilmente auto-rappresentazione dell’artista.

Ernst infatti, nel 1929, aveva inventato il suo alter-ego Loplop, l’Essere Superiore degli Uccelli.

Il dipinto ben rappresenta il cuore dell’esposizione surrealista, la realtà non esiste più ma esiste solamente la percezione che l’artista ha della realtà, una percezione che si fa distorta e fuori dal controllo della Ragione.

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