Un aiuto per la Sardegna: spegniamo il fuoco dando vita a un nuovo mare

L’uva avvizzisce sui rami. Si accartoccia su sé stessa, insieme alle foglie che per mesi l’hanno protetta, in attesa del raccolto. Duro lavoro, speranza, tempo; niente è servito a proteggere la vigna dal fuoco. Quest’anno l’uva, non verrà raccolta. L’aria si riempie della pesante dolcezza delle viti che riardono, riflettendosi negli occhi di chi l’ha coltivata per mesi e, negli ultimi due giorni, ha assistito impotente alla loro distruzione. “L’inferno a cielo aperto. Ci si è spalancato davanti all’improvviso. Alberi e case… tutto; il fuoco ha portato via tutto”. Le parole escono flebili dalle labbra di una delle vittime. Porge le mani avanti, come a mostrare il vuoto che vi grava sopra e, non senza dolore, racconta dell’incendio che nella notte del 25 Luglio, è divampato nella zona di Scano Montiferro. Le fiamme sono avanzate inesorabilmente attraverso il territorio, divorando abitazioni, boschi e vigne, distruggendo campi coltivati, aziende e allevamenti di bestiame, con perdite ingenti e danni per milioni di euro.

Gli alberi secolari che un tempo si stringevano gli uni contro gli altri, dando vita a magnifici boschi selvatici, non ci sono più. Le sugherete, ormai pronte al taglio, sono state ridotte in cenere; cenere che ricopre tutto, dalle macchine al terreno, rimanendo sospesa nell’aria in uno strato di nebbia rossastra. La vita rigogliosa che si arrampicava sui rami e procurava il sostentamento di centinaia di persone, si è spenta. Degli animali braccati e uccisi dalle fiamme non rimane che l’orrore, testimoniato dalla fuga degli allevatori che non hanno potuto fare nulla per trarli in salvo. La distruzione, probabilmente provocata dall’incendio di un’automobile coinvolta in un incidente stradale, è stata estesa dal vento di maestrale e dalle forte raffiche del libeccio. Sostenute da una temperatura di 40 gradi, le folate hanno alimentato le fiamme, spingendole verso la località di Cuglieri dove, nella nottata di avanti ieri, hanno raggiunto la loro massima forza, arrivando a lambire la piazza centrale del paese e costringendo all’evacuazione 200 abitanti, i quali sono stati accolti nei centri sicuri di Bosa e Sennariolo.

Sono più di 1.500 le persone sfollate e oltre 20mila gli ettari di territorio svaniti tra le vampe. “Serviranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi e la macchia mediterranea distrutti dalle fiamme che hanno raggiunto pascoli, ulivi, capannoni, fienili con le scorte di foraggio e mezzi agricoli ma anche ucciso  gli animali” spiega la Coldiretti, dando l’allarme per quella che, dalla giunta regionale di emergenza, è stata dichiarata fin dai primi momenti una vera e propria calamità  naturale, per la quale è stato necessario stabilire lo stato di emergenza.
Per domare i roghi, al momento, sono in campo dieci squadre a terra dei vigili del fuoco, supportate da 5canadair, oltre a due velivoli inviati dalla Francia e altrettanti dalla Grecia; ma non è abbastanza. Gli occhi, che nelle scorse notti sono rimasti spalancati ad osservare le fiamme, lo rimarranno ancora a lungo. Le difficoltà economiche che con la pandemia da Coronavirus hanno minacciato e soggiogato centinaia di vite, infatti, ora si uniscono al disastro che, in una manciata di giorni, è riuscito a demolire un territorio millenario.

La necessità di aiutare è impellente. Ed è proprio per questo motivo che le ACLI provinciali di Oristano si sono subito mobilitate per dare supporto e aiuto concreto alla cittadinanza, organizzando una raccolta fondi da destinare completamente ai  territori sardi  arsi dal fuoco.

Vi invitiamo a partecipare numerosi e a sostenere tutti coloro che si trovano in stato di bisogno facendo una donazione (al sito https://www.gofundme.com/f/aiuti-per-la-prov-di-oristano-colpita-dal-fuoco?utm_campaign=p_cp+share-sheet&utm_medium=social&utm_source=twitter) e condividendo quanto più  possibile la campagna di raccolta fondi sui media e sui social.

Non è un eufemismo quando si dice che da una serie di minuscole gocce può nascere un oceano, e quindi, uniamo le forze;  diamo vita anche noi a un nuovo mare, non di acqua ma di speranza, da donare a tutti coloro che, in una terra nata dal mare, vivono e confidano, di poter ricominciare da un nuovo domani.

2 Commenti

  1. Sei riuscita a dare voce al grido di dolore di quella terra e a rendere in scrittura il vuoto incolmabile che comunque questo incendio lascerà non solo nel luogo della calamità ma un po’ dentro tutti noi.
    Mi auguro che molti, come me, si uniranno alla raccolta fondi. E, come piccole gocce dentro i serbatoi dei canadair, uniti possiamo dare sollievo a questa zona fantastica che ora soffre rovente. In questo modo potremmo iniziare il prima possibile il conto alla rovescia di questi lunghi 15 anni stimati come necessari a ricucire questa ferita

  2. Sono Toscano, amo la Sardegna e voglio aiutarvi per quello che posso, ditemi cosa posso fare e con chi devo mettermi in contatto per aiutarvi.

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