Un caffè, grazie. Il genio di Bialetti e la prima moka

Il fastidioso suono della sveglia mattutina che ci spinge ad affrontare i nostri impegni quotidiani, la palpebra pesante che proprio non vuole aprirsi e poi quel meraviglioso, sensazionale profumo, fragranza, aroma… il motore che ci dà l’impulso, l’amatissimo caffè!

Caffeinomani di tutto il mondo, amici, quante odi meriterebbe la pregiata miscela? Per noi, ammettiamolo, la caffeina è l’unico oro nero degno di tale preziosa definizione. Così ancora assonnati, deambuliamo verso le nostre cucine alla ricerca di quella tipica forma ottagonale in alluminio, prodotto del Disegno industriale italiano, riconosciuta come icona del made in Italy in tutto il mondo, la caffettiera o meglio la Moka. Prende il nome da Mokha, città situata nello Yemen, nota per la produzione del caffè – qualità arabica.

Forse però siamo ancora troppo assonnati per pensare a zone così lontane da noi, allora in attesa di impugnare il manico di bachelite della nostra accattivante Moka, vi riporto in territorio nazionale, a Crusinallo di Omegna, sul lago d’Orta.

Qui nel 1919, Alfonso Bialetti apre un’officina per la produzione di semilavorati in alluminio, dove mette in pratica la tecnica della lavorazione a conchiglia di tale materiale, appresa in Francia quando era emigrato come operaio.

La leggenda vuole che, mentre osservava la moglie fare il bucato in una vasca con al centro un tubo dal quale fuoriuscivano acqua calda e sapone, Alfonso ebbe la felice intuizione di unire la procedura della bollitura e distribuzione dell’acqua alla lavorazione appresa e così nel 1939, nasce la celebre Moka Bialetti. E quell’omino con i baffi che ci fissa da sopra i fornelli? È proprio Alfonso, l’uomo che ha voluto portare il caffè nelle case di tutti senza la macchina da caffè espresso dei bar, per questo, forse, che il figlio Renato e Paul Campani lo hanno disegnato con un dito alzato, come se stesse ordinando al barista un caffè. Alfonso, non rivoluziona solo il dove o il come ma mette in atto un vero e proprio cambiamento di costumi. Il caffè come coesione sociale, motivo di aggregazione, Errì De Luca – scrittore dei giorni nostri- ha ragione da vendere con il suo: “a riempire una stanza basta una caffettiera”.

La caffettiera Bialetti, la prima a essere prodotta, è funzionale, molto più che innovativa, di facile uso e manutenzione. Le riuscite campagne pubblicitarie dagli ingenti investimenti in primis quelli sul celebre programma televisivo Carosello, l’ottimo prodotto che ben incarna gli ideali del ventennio, del movimento Futurista, modernità, leggerezza, velocità, hanno contribuito sin da subito a fare di quella che diventerà la Bialetti Industrie spa un leader in Italia e tra i principali operatori nei mercati internazionali. Nel 2007 arriva in Borsa e diventa una società quotata su MTA di Borsa Italiana. L’invenzione di Bialetti è anche esposta al MoMa di New York ed è inoltre presente nella collezione triennale permanente del Triennale Design Museum ( TDM) di Milano. 80 anni dalla sua invenzione e questo caffè è più buono che mai.

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