Verba manent: elezioni in Sardegna, la tracotanza non premia

Dalle elezioni regionali in Sardegna non è Salvini, né il centrodestra, neppure Truzzu ad aver perso. La perdente, in questo caso, è solo Giorgia Meloni. Leader di un partito egemone, che domina scelte e posizionamenti politici da due anni, ben inserita anche nelle dinamiche internazionali, da quando ha vinto le elezioni politiche non ha sbagliato un colpo. Ma c’è sempre una prima volta, Giorgia, e le responsabilità vanno assunte con trasparenza. Con la scelta di Truzzu, la Meloni ha affrontato testardamente la partita, convinta di vincere sulla scia del consenso popolare, di cui generalmente gode. Il voto disgiunto, però, non perdona.

La tracotanza delle scelte finora non è stata una prerogativa della leader di FDI, tant’è che le decisioni prese l’hanno portata a raggiungere consenti importanti. Laddove, come in Sardegna, ha invece preferito opporsi al dialogo con la coalizione, con la cupidigia di chi vuole trattenere intorno a sé più vincitori possibili, ne è uscita perdente. E se la realtà dimostra che la partita interna alla destra è tra Lega e Fratelli d’Italia (l’ha detto anche Bossi di recente: Salvini si è fatto sfuggire il controllo della destra, oggi in mano alla Meloni), la sconfitta di Giorgia potrebbe assumere valore di competizione dentro alla maggioranza degli alleati. Soprattutto perché a breve si voterà in Abruzzo e in Basilicata, poi ci saranno le Europee. Il consenso, nella politica di oggi, viene spesso rimesso in discussione; un leader deve valutare con attenzione le proprie strategie, senza farsi vincere dall’ingordigia. 

Vince chi governa: l’alleanza fra PD e M5S per la prima volta dopo i tentativi di unione ha festeggiato un successo importante. Sia perché Alessandra Todde sarà la prima donna a presiedere il consiglio regionale della Sardegna, e oggigiorno, sia per realtà che per propaganda, il dato non è da sottovalutare, ma anche perché la vittoria si suggella sotto le insegne grilline. Giuseppe Conte, cavalcando i numeri dell’alleanza con Elly Schlein, si intesta un risultato importante: la sinistra non sottraeva all’albo d’oro del centrodestra una regione dal 2015. Nove anni di attesa, poi chi vince? Un candidato grillino. Interessante tema da non sottovalutare in casa PD, perché in una coalizione si vince in due (o più), ma l’egemonia spetta solo a uno. E, a ben vedere, non alla Schlein. 

Truzzu è stato sindaco di Cagliari, capoluogo di regione e (forse, senza voler togliere meriti alle altre realtà territoriali) città di punta dell’isola. Candidarlo, agli occhi degli osservatori e degli alleati, voleva dire avere già una parte di vittoria in tasca. L’ex sindaco, nella sua città, ha perso di 18 punti. Quei punti sono una metafora del consenso, che il centrodestra dovrebbe tenere a mente: adagiarsi sugli allori non piace a quei pochi italiani che ancora vanno a votare. 

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