Verba manent: i pappagalli di Zohra

La vita di una bambina o la libertà di due pappagalli. Un baratto che non ha mezze misure, in Pakistan. È la storia di Zohra Shah, una giovanissima ragazza che, per far fronte all’estrema povertà, era diventata la domestica di una ricca famiglia a Rawalpindi. Zohra ha liberato dalla gabbia due pappagalli ed è stata pestata a morte.

Il problema, in tal caso, è alla radice e abbraccia una crisi profonda in molti Stati del Medio Oriente: i diritti umani, specialmente quelli dei bambini. A otto anni non si può lavorare, né come domestica né in qualsiasi altra veste. Troppe volte l’Occidente assiste, inerme, a violazioni radicali. Quasi sempre s’indigna, fa incetta di #hashtag finché #JusticeForZohraShah non diventa tendenza su Twitter o Facebook. Dopodiché, il dimenticatoio.

Fin quando i bambini nati in quelle terre giocheranno in campi pieni di mine, o lavoreranno in condizioni di schiavitù, non si potrà dire che il pianeta, dopo millenni, sia un posto tutto sommato pulito.

Quanti altri pappagalli dovranno diventare liberi, per far conoscere al resto del mondo le atrocità dell’altra parte?

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