Verba manent: il Paradiso secondo Gianni Letta

Al funerale laico di Giorgio Napolitano, alla Camera, è emerso pubblicamente in un discorso il paragone tra Berlusconi e l’emerito presidente della Repubblica. A farsi carico del pesante fardello morale, inaspettato alle orecchie degli astanti, è stato Gianni Letta, indubbiamente in vita più vicino a Berlusconi che a Napolitano, il quale tuttavia non ha mai perso punti nel garbo politico. 

“Spero che lassù si plachi la polemica e possano chiarirsi nella luce”, con una dose di epiteti onorevoli per la memoria dell’ex presidente. “Un grande presidente, un grande protagonista della politica, un uomo legato alla propria storia ma capace di cogliere l’innovazione”. Indossando le lenti dell’onestà intellettuale, anche un miope, finanche un cieco potrà concordare con le parole di Letta, che, tra gli altri parlanti in Aula, escluso il presidente La Russa, era quello più vicino all’area politica avversa storicamente a quella del defunto. Ciononostante, ha voluto dimostrare che, laddove in vita può esserci astio, scontro, dopo la morte perfino le idee più distanti trovano conciliazione. Perfino, cioè, quelle di Berlusconi e Napolitano, protagonisti e nemici di un periodo storico-politico assai critico: la crisi, la magistratura, l’austerità e forse un presunto complotto per cacciare l’allora presidente del Consiglio, ovvero Berlusconi. 

Di quel periodo, di tutte le narrazioni, i retroscena, le illazioni, Gianni Letta ha voluto fare tabula rasa. Un po’ anche per astuzia, certo, ma soprattutto per garbo. Quell’eleganza dei modi che in politica oggi manca, sostituita dall’insulto becero, che ha trasformato l’agone politico nel teatro comico di Plauto, sostituita ancora dai tradimenti, dalle falsità, dalla mancanza di rispetto. E come può sentirsi rispettato un cittadino elettore, se assiste alla farsa di una politica che promette e non mantiene, s’insulta e poi si unisce per comodità?

Il racconto immaginario di Letta ricorda un po’ l’episodio, avvenuto realmente, in cui Bersani tenne per mezz’ora la mano di Berlusconi al capezzale del letto, durante un ricovero in ospedale del Cavaliere. Gesti semplici, sintomatici però di una gentilezza che la politica non conosce più. Gesti, infine, che guarda caso vedono protagonisti quasi sempre gli stessi personaggi. Quelli più diversi, quelli più divisivi, quelli, in fin dei conti, più incisivi nella storia del Paese. 

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