Verba manent: le ragazze del laghetto dell’Eur negli anni Settanta

Qualche giorno fa ho avuto una conversazione inaspettata con un uomo ormai avanti con gli anni, esperto di vita e narratore di vite. Costui è ancora oggi il proprietario di un negozio nel quale accompagnavo mia madre tanti anni fa, perciò mi ha visto crescere e maturare. Rivedermi dopo molto tempo, forse, gli ha suscitato un desiderio di raccontare qualche storia del suo passato.

Si è avvicinato alla mia macchina, parcheggiata in doppia fila davanti al negozio, mi ha salutato con calore e subito ha iniziato a parlare.

Mi diceva che da giovane era forte e spericolato, un amante di donne, brividi, velocità e motociclette. Allora, proseguì, erano i primi anni Settanta e i giovani scanzonati di Roma partivano dal centro in sella alle loro moto, jeans, camperos, giacca di pelle e si dirigevano al laghetto dell’Eur. Lì ad aspettarli c’erano molte ragazze, dall’abbigliamento ribelle e dall’anima ardente, che si facevano trovare in quel luogo per rimediare un giro in moto e, magari, qualche bacio al ritorno. Quelle ragazze avevano visto le due ruote solo fra le gambe di Steve McQueen in qualche film e volevano provare in prima persona il rombo dei motori.

Piccole grandi emozioni.

Una volta trascorsa la mezz’ora di chiacchiere con lui, ho proseguito la mia giornata con un pensiero fisso: ma perché, oggigiorno, abbiamo smarrito la bellezza delle cose semplici? C’è il benessere diffuso, rispetto a quegli anni, e grazie al cielo.
Ma ogni tanto sarebbe bello sentirci come quelle ragazze, liberi e curiosi di assaporare una libertà fino a quel momento mai vissuta.

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