Richard Benson si racconta

Eccentrico chitarrista dei primi anni settanta, nella sua carriera ha condotto diverse trasmissioni televisive e radiofoniche, ha partecipato ad alcuni film tra i quali “Maledetto il giorno in cui t’ho incontrato”, regia di Carlo Verdone del 1992 ed è stato saltuariamente ospite in varietà sulle reti nazionali tra cui “Per voi giovani” e “Quelli della notte”, condotti da Renzo Arbore. Figura storica delle emittenti private romane, ha costruito la sua fama salendo i gradini dell’underground romano fino ad arrivare al web e alla televisione anche grazie agli spettacoli in cui è stato vittima di insulti e lanci di oggetti sul palco. Dopo anni dal suo ultimo concerto, torna a far parlare di sé raccontandosi in un’intervista ai nostri microfoni. Queste sono le risposte che abbiamo raccolto per voi.

Richard, vorrei iniziare ponendoti una domanda che per anni è rimasta avvolta nel mistero, quali sono le tue origini?

La mia famiglia era benestante, mio padre aveva fatto lo sbarco in Normandia insieme al padre di Mick Jagger. Poi è diventato direttore della Gillette a Milano mentre io ho iniziato a suonare con diversi gruppi, anche famosi. I più importanti sicuramente “Il Rovescio Della Medaglia” e “Le Orme” oltreché i periodo insieme a “I Camaleonti” e con la “PFM”. Insomma, ho lavorato tanto facendo circa cinquemila serate.

Da dove nasce il tuo amore per la musica?

Nasce da quando ho scoperto i Beatles! Proprio da bambino, avevo otto anni e ho incominciato a suonare la chitarra. Ho creato il mio primo gruppo da giovanissimo e poi sono passato a gruppi più famosi. Piano piano abbiamo vinto il Festival di Primavera, riservato ai gruppi, poi ho partecipato a vari e numerosi altri festival, in particolare due volte al Festival Pop di Villa Pamphili, il Festival Pop di Caracalla, il Festival di Palermo, il Festival del Proletariato Giovanile di Parco Lambro. Eventi con grandi gruppi come i New Trolls o il Banco del Mutuo Soccorso. Erano grandi concerti a cui prendevano parte anche centomila persone, perché si entrava gratis. Era molto bello vedere quella grande folla.

Quali sono i momenti più belli che ricordi della tua carriera artistica e quali quelli più brutti che, invece, vorresti bruciare?

Ripensando ai periodi più belli, mi viene sicuramente in mente la colonna sonora di un film intitolato “L’inceneritore”, regia di Pierfrancesco Boscaro degli Ambrosi, per il quale ho collaborato e ho preso parte alla presentato alla Biennale di Venezia, nel 1984. È un pezzo che consiglio a tutti. Poi, ho prodotto due dischi molto importanti: “Metallo Italia”, nel 1985 e “Metal Attack”, nel 1987. Tra i momenti più brutti, invece, ricordo il periodo a Londra, durante il quale bevevo molto alcool. Adesso, invece, non bevo più, ma non mi sono mai drogato. Sono un salutista convinto ma per un periodo sono stato molto male perché bevevo troppo, un periodo in cui sono stato con tante donne e finito il concerto mi divertivo a bere eccetera. Sempre in quel periodo, sono stato ricoverato al “Guy’s Hospital” di Londra, dove lavorava mio zio, Philip Benson, dal quale poi deriva il mio nome: Richard Philip Henry John Benson.

Qual è il tuo rapporto con le donne e come hai conosciuto Ester, tua moglie?

Beh, è sempre stato molto bello! Adesso sto con Ester, ho avuto tre mogli: la prima è stata Maria Antonietta Capacci, figlia del direttore della Lancia; la seconda era Carolyn Monroe, una fotomodella americana; la terza è Ester Esposito. Lei era una mia fan quando suonavo in un locale di Fiumicino, una sera mi si avvicina dicendomi: “che mi offri una birra?”. Io le ho offerto una birra e lì è finita. Poi ho fatto un’altra serata e lei si è presentata dicendomi che era una cantante. Mi ha dato il suo numero di telefono e l’ho contattata, le ho fatto fare un provino ed è stata veramente brava, poi è nato l’amore. Ora siamo sposati da sette anni.

Nonostante i problemi che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni, l’artista continua a mostrarsi in video e a far sentire la sua voce per i suoi fans. Anche nel corso del lockdown non sono mancati alcuni suoi video di saluto e di esibizione con brani inediti scritti in compagnia di suoi amici. Il tutto nell’attesa di vederlo, si spera, nuovamente sul palco.

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