Alla scoperta del Museo de’Medici: l’intervista al direttore Samuele Lastrucci

Il Museo de’Medici allieta il pubblico fiorentino ormai dal 2019, anche se solo da settembre ha deciso di cambiare sede e spostarsi nel centro cittadino alla Rotonda Brunelleschi. 

La storia della famiglia Medici viene ora raccontata e narrata direttamente nel fulcro di uno dei luoghi più densi di significato del capoluogo. 

La Rotonda infatti nasce adiacente al monastero di Santa Maria degli Angeli, che dalla dinastia medicea fu adibita a biblioteca umanistica di fama mondiale; e che nel corso della storia ha ospitato, svolgendo la funzione di atelier, numerosi artisti primo tra tutti lo scultore Enrico Pazzi nel XIX Secolo.

La struttura deve il nome all’artista che le dette vita: Filippo Brunelleschi. Il quale decise di realizzarla in centro città tra il Duomo e Piazza Santissima Annunziata. 

Un’architettura avveniristica con tratti che rappresentano la mano e la mente del genio ma che dal quale non fu terminata. Per chiarire questo aspetto dobbiamo fare un passo indietro: durante il 1437 tutti i fondi che l’allora amministrazione fiorentina dedicò alla realizzazione della Rotonda furono dirottati su un conflitto bellico contro gli acerrimi nemici lucchesi. 

Questo fece si che l’opera rimase scoperchiata: la Rotonda seppur dotata di basi e mura ad opera del Brunelleschi è rimasta per più di 500 anni orfana di cupola.

Il suo aspetto non l’ha mai resa all’apparenza un capolavoro tanto che in questi anni i fiorentini stessi, vedendola come un cantiere a cielo aperto, l’appellarono “Il Castellaccio”, nome che oggi porta la via adiacente alla Rotonda dove esse stessa ha il suo domicilio. 

Entrando il museo si presenta caldo e accogliente, la mostra tratta tutti gli aspetti più intimi della dinastia medicea tra reperti storici, opere artistiche, patrimoni librari e scientifici. 

L’osservatore viene guidato attraverso 8 cappelle di forma ellittica che sono tutte in comunicazione tra loro nelle quali si articola un’esposizione travolgente: il viandante viene pervaso non solo dalla bellezza delle opere esposte ma, parimenti, dalla conoscenza degli aspetti più reconditi della famiglia che ha segnato il bello ed il cattivo tempo del Rinascimento fiorentino permettendo oggi a Firenze di essere considerata una delle più belle città del mondo.

Questo aspetto è figlio della scelta di Samuele Lastrucci: giovane direttore del museo che ha deciso di mettere a disposizione del pubblico la sua cultura ed il suo estro tramite, ad esempio, le collaborazioni con la Regione Toscana tra le quali la partecipazione all’organizzazione dell’iniziativa “La Toscana delle Donne” assieme alla Capo di Gabinetto del Presidente Cristina Manetti e l’amicizia diretta con il giovane Portavoce del Presidente della Regione Bernard Dika. 

Un direttore illuminato che assieme alla collaborazione della famiglia nel 2019 ha ideato e realizzato il Museo de’Medici per permettere una diffusione ancora più forte della conoscenza medicea e che da pochi mesi ha una nuova sede, e che permette di ergere l’esposizione a fianco di tutte le grandi esposizione fiorentine di fama internazionale. 

Di seguito l’intervista al direttore Samuele Lastrucci tra storia, persona ed esposizione.

Ci troviamo alla Rotonda Brunelleschi, realizzata dall’omonimo nel 1437 e che per struttura richiama fortemente il Pantheon Romano, perché questa scelta?

È un luogo straordinario, si ispira all’architettura romana ed è concepito come prima chiesa di tutto il Rinascimento a forma ottagonale che assiste a tutte le fasi della storia medicea. La Rotonda non è terminata dal Brunelleschi ma rimane comunque un luogo di grande interesse per i Medici: Cosimo I nella prima metà del 500 sognava di far completare quest’opera da niente meno che Michelangelo e renderla successivamente la sede dell’Accademia dell’Arte e del Disegno. La Rotonda rimane interminata fino al 1937, 500 anni costernati da molti tentativi di definizione che però per una ragione o per un’altra mai andarono in porto, l’opera viene completata dall’architetto razionalista Sabatini che costruisce la cupola di 30 metri che oggi possiamo ammirare. Per me questo luogo è di fondamentale importanza, come era forte il desiderio di riaprire la Rotonda che da oltre 20 anni vessava in condizioni di profondo abbandono. Un sogno che dopo essersi scontrato con molte difficoltà oggi si è realizzato. Sono anche contento del fatto che questo luogo sia riuscito ad essere un museo perché tale non lo è mai stato: la Rotonda mai è stato fruibile ai cittadini ma con la sua malinconia ha fatto da sfondo, come protagonista silente, alla vita fiorentina. Oltre ad inserirsi bene nel territorio questo racconta chi erano umanamente, storicamente e tutto quello che hanno lasciato i Medici. 

Possiamo considerare questo luogo e questo museo come una delle pietre miliari del Rinascimento con un potenziale storico e culturale degno di nota?

Sicuramente, questo luogo è un simbolo del rinascimento tucur. La Rotonda è una costruzione tra le più avveniristiche che rappresenta l’innovazione architettonica di Brunelleschi. È un edificio eclettico con una forma innovativa tanto che molti musei internazionali conservano ancora i disegni e le prime planimetrie di progettazione. Tali schizzi si investirono della nomina di precursori del tempo, e per questo furono ripresi e studiati da architetti come Giuliano da Sangallo e Leonardo da Vinci. Il fascino della Rotonda viene concesso anche dalla patina della sua incompletezza che elargisce un canone armonico degno di nota, come ogni grande opera incompleta.

Addentrandoci all’interno, il museo offre ricostruzioni storiche prima che esposizioni artistiche, possiamo considerare l’aspetto della guida al visitatore lungo un filo conduttore sapienziale la forza del museo? rispetto alla semplice organizzazione tradizionale?

È senz’altro la forza del museo ed il nostro compito è quello di riuscire a diffonderlo sempre di più. La nostra esposizione non è assimilabile al Museo degli Uffizi o del Bargello, i modelli non sono comprabili per dimensioni ed impostazione. Questo è un museo di storia e non di storia dell’arte: raccontiamo infatti le vicende di un’unica famiglia, i Medici; che nacquero come commercianti ed in seguito furono banchieri, signori poi Duchi ed infine Granduchi della Toscana nonché una delle più importanti dinastie del mondo. Il nostro apparato museografico è di carattere storico: si racconta per temi e per vari aneddoti la famiglia medicea tramite l’esposizione di cimeli ed opere, seguendo un coerente filo cronologico. La funzione dell’opera d’arte tradizionale è qui differente da quella del museo artistico, qui abbiamo un racconto: troviamo, ad esempio, un ritratto di un Granduca in una sala a lui dedicata e che ricostruisce un quadro generale, assieme e con lo stesso peso a documenti ed opere librarie. 

Samuele, la tua formazione professionale ti ascrive al meraviglioso mestiere di direttore d’orchestra. Come si contempera la direzione musicale con una direzione, invece, museale? E come si raggiunge la massima simbiosi funzionale?

Credo fortemente che la mia formazione e professione musicale abbia influito ed influisca tutt’oggi nella direzione del museo. Io sono un direttore d’orchestra e prima ancora di esserlo sono un esperto di musica barocca. Il mio repertorio va dalla fine del XVI alla prima metà del XVIII. L’idea museale nasce proprio dal mio lavoro che oggi svolgo in Francia a Versailles. Il primo approccio ai Medici è ascrivibile a quei momenti in cui mi prodigavo nella ricerca musicale: qui mi accorsi che la dinastia Medicea non solo lasciò un grande patrimonio artistico ma anche, per l’appunto, musicale. Essi inventarono l’opera lirica: meravigliosi spettacoli che l’Italia esporta ancora adesso in tutto il mondo, e finanziarono l’invenzione dello strumento del pianoforte. La mia orchestra è consacrata al principe Ferdinando Medici e grazie ai concerti che ho fatto di riscoperta della musica medicea ho avuto l’opportunità di conoscere collezionisti ed esperti della famiglia che hanno accesso in me il fuoco di questa idea. Il mio museo è caratterizzato dalla interdisciplinarità: le mostre devono essere incentrate non solo sulle esposizioni di opere pittoriche, scultoree o librarie ma anche musicali che rappresentano parimenti un patrimonio importantissimo.

Un museo che racconta la storia del Rinascimento e degli artefici di tutte le fortune di Firenze e della Toscana: in questo senso può essere considerato il padre di tutti i musei fiorentini? 

Noi siamo il figlio di tutti i musei, siamo gli ultimi arrivati in ordine cronologico e necessitiamo della luce riflessa di tutti gli altri grandi. Crediamo però di avere il ruolo di poter orientare il visitatore italiano o il curioso forestiero che vuole avere un orizzonte sul quale collocare tutto quello che avrà da ammirare nella sua permanenza: dare un ordine a queste visite in merito ai fatti storici. Il nostro ruolo è quindi quello di accompagnare le persone ad un’ammirazione più consapevole.

Tre parole per descrivere il tuo Museo d’Medici.

Inedito, curioso e ambizioso.

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