Ritorna in sala la regista palma d’ora con Titane con la sua nuova provocazione presente nella selezione ufficiale di Cannes 2025. Mediocre e ripetitivo, nonostante la forza delle sue immagini
Julia Ducournau esplora qui il tema della malattia, della contaminazione e dell’ostracismo, ma lo fa in modo dispersivo. Alpha si trascina per quasi due ore senza riuscire a creare il crescendo emotivo che ci si aspetterebbe da una regista del suo calibro. Il tentativo è quello di combinare body horror, allegorie sull’AIDS e conflitti familiari, ma il risultato è disorientante, ripetitivo e privo della potenza viscerale dei suoi lavori precedenti. L’Alpha del titolo è un’adolescente che contrae una misteriosa malattia trasmessa dal sangue. Il film è la storia della ragazza e della sua famiglia, alle prese con droghe, lutti e alienazione.
L’inizio ha una forza visiva sorprendente: i primi piani dei corpi segnati dalla malattia, con la pelle che si trasforma in marmo e il sangue che scorre, richiamano le ossessioni di Ducournau per la carne come territorio di mutazione e disfacimento. La cineasta costruisce un labirinto visivo in cui il corpo adolescente, trasformato, sanguinante, vulnerabile, diventa il centro di un incubo costante, mentre la malattia invade lo spazio familiare e sociale. La narrazione perde il controllo nel racconto familiare, tra Alpha, sua madre e il fratello Amín. Le linee temporali sono confuse, le scene si ripetono, e le dinamiche dei personaggi restano piatte, pur se gli attori provano a rendere la vulnerabilità e la disperazione. La regia di Ducournau, pur tecnicamente elegante e ossessiva nella cura dei dettagli visivi, non riesce a restituire la coesione narrativa che aveva reso Titane un’opera così sconvolgente e radicale. Nonostante ciò, Alpha conserva momenti di pura audacia visiva e simbolica: la trasformazione in marmo, la tensione tra il corpo adolescente e il virus, la dissoluzione dei corpi nella tempesta rossa finale. Tasselli di grande cinema in un mosaico generale che non convince.
Alpha è un’occasione mancata: un film visivamente ossessivo e ricco di immagini horror e disturbanti, ma narrativamente confuso, ripetitivo e frustrante. Ducournau mostra ancora una volta la sua ossessione per la mutazione del corpo e la crisi dell’umano, ma lo fa in maniera dispersiva e monotona, dimenticando gran parte del potenziale allegorico che poteva avere il concetto di virus (considerando la recente pandemia). Alpha è un film che provoca, inquieta e fa riflettere, ma che lascia lo spettatore più confuso che impressionato. Un passo indietro netto rispetto all’energia e all’audacia di Titane e Raw.







