Avventurosi scrittori: la presentazione del libro di Dario Pontuale a Liberi sulla Carta

Nell’ultimo pomeriggio della fiera dell’editoria indipendente ha avuto luogo la presentazione di Avventurosi scrittori, l’ultimo lavoro del critico e saggista, nonché membro del comitato scientifico di Liberi sulla Carta, Dario Pontuale, edito QED. L’appuntamento, curato da Lanterna, media partner della fiera, ha visto l’autore dialogare con Riccardo Piazza.

Il romanzo d’avventura è erroneamente considerato un genere letterario marginale, destinato ai ragazzi oppure a un pubblico popolare. Eppure ha prodotto eterni capolavori, firmati da eccelsi scrittori: Melville, Stevenson, Conrad, Salgari, Kipling, London. In questo volume vengono analizzati i loro stili, le loro opere, e i loro riferimenti storici e letterari, in una prosa leggera e divulgativa. Una lettura che apre a nuove letture e a diverse prospettive.

Sei mostri sacri del romanzo d’avventura 

Secondo Pontuale, il romanzo di avventura opera su due livelli: uno più immediato, fantasioso, valido per i ragazzi; poi un secondo più profondo che scava nell’abisso della condizione umana. Da questo secondo livello emergono temi universali come coraggio, resistenza, lotta e fragilità umana.

Sei mostri sacri, molti dei quali sono stati avventurieri nella vita reale: hanno viaggiato e vissuto esperienze che sono stati loro di ispirazione. Alcuni di loro, come Stevenson, hanno dedicato gran parte della loro vita allo studio della letteratura che ha arricchito la sua fantasia e la sua scrittura: “Sono scrittori che non si sono limitati a raccontare storie, ma hanno saputo narrare la Storia, una cultura, un’epoca”.

Alcuni, come Kipling e Conrad, hanno vissuto nel contesto del colonialismo e il romanzo d’avventura è diventato uno strumento per denunciare ingiustizie e soprusi. Jack London, il più giovane tra i sei, ha vissuto in California, svolgendo ogni mestiere possibile e battendosi per i diritti dei lavoratori. Idealista e narratore potente, ha dato voce agli esseri umani e agli animali, come in Zanna Bianca. Ha intravisto nella forza del racconto, del linguaggio, e dell’immaginazione la possibilità di trasmettere un messaggio. Tra tutti, Salgari è forse il più tragico. Scriveva per necessità, per mantenere la famiglia, in un’epoca priva di diritti d’autore. Non ha mai viaggiato, la sua fantasia ha spiccato il volo a partire dalle letture in biblioteca. Un autore letteralmente logorato dalla scrittura, purtroppo poco tradotto all’estero.  

Il bisogno di narrare: l’essere umano e il patto con la storia

Pontuale sottolinea come ognuno di noi abbia un rapporto unico con i testi, legato al proprio sentire. Gli scrittori analizzati in questo testo hanno compreso che l’uomo ha bisogno di raccontare: l’affabulazione è un processo fondamentale, che permette di tramandare esperienze e conoscenze. In un’epoca in cui la letteratura si dirigeva verso l’introspezione (Joyce, Svevo, Kafka), questi autori hanno stretto un patto di verosimiglianza con il lettore, per spiegare il livello più profondo delle cose.

Cesare Pavese scrive che i protagonisti di Conrad non sono eroi, ma esseri umani pieni di incertezze, che affrontano ciò che la vita pone loro davanti. Ciò può dirsi per tutti i protagonisti a cui hanno dato vita questi autori: esseri umani semplici, raggiunti dalla sfida dell’avventura, che affrontano con umile coraggio. Avventurosi scrittori è più di una raccolta di saggi: è un viaggio attraverso la letteratura che ha saputo raccontare l’uomo e il suo bisogno di narrare. Un libro che restituisce dignità a un genere troppo spesso sottovalutato invitando a guardare oltre la superficie.

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