“Calcio, politica e potere”, il nuovo libro di Alessio Postiglione, Narcís Pallarès-Domènech e Valerio Mancini

Calcio, politica e potere è il nuovo libro di Alessio Postiglione, Narcís Pallarès-Domènech e Valerio Mancini. La pubblicazione del volume, disponibile in tutta Italia dal prossimo 7 aprile, è una edizione ampliata e aggiornata di “Calcio & Geopolitica” (Edizioni Mondo Nuovo, 2021), recentemente premiato con menzione speciale al 56° Concorso Letterario Coni 2022.

In una società globalizzata, interconnessa e capitalistica, in cui le potenze economiche dettano le proprie condizioni alla politica, i fenomeni mediatici modellano il pensiero collettivo e la radicalizzazione delle masse passa anche attraverso TikTok e Facebook, il calcio domina il mondo, e gli autori di questo libro ne analizzano in dettaglio tutte le complesse ramificazioni in ambito politico e geopolitico, economico, sociale, identitario, culturale.

Superpotenza economica (corteggiata da multinazionali e mafie, con un giro d’affari di quasi 30 miliardi di euro, superiore al PIL di numerosi Stati sovrani); strumento di soft power (attraverso cui gli Stati, e persino le nazioni senza Stato, affermano la propria esistenza, promuovono i propri valori, ripuliscono la propria immagine, si impongono come interlocutori politici ed economici); soggetto geopolitico autonomo (le sue organizzazioni sono vere e proprie istituzioni para-diplomatiche: la FIFA conta più membri dell’ONU e incide significativamente sulla geopolitica mondiale, per esempio riconoscendo l’esistenza di uno Stato o garantendo, con l’assegnazione di un Mondiale, investimenti da capogiro in grado di rivoluzionare l’economia di un Paese); driver della globalizzazione (più diffuso delle principali religioni monoteistiche e della democrazia liberale, è capace di sfondare barriere linguistiche e culturali, ispirare trend consumistici, veicolare modelli di pensiero e comportamento); rito antropologico che incarna simbologie, liturgie, antiche pulsioni irrazionali legate alla religione (la “fede” calcistica, la divinizzazione dei campioni) e alla guerra (la violenza negli stadi è uno dei corollari di uno sport concepito sotto molti aspetti come metafora bellica, e non di rado le tensioni fra Stati si manifestano prima sul piano calcistico che su quello geopolitico, rendendo così il calcio una forma di guerra non convenzionale combattuta in chiave simbolica); strumento di propaganda, mitopoiesi e nation building (esistono pochi elementi di aggregazione potenti quanto una Nazionale di calcio nell’infiammare gli animi e irreggimentare le masse attorno a un’identità nazionale, o addirittura creare ex novo un’idea di Nazione altrimenti inesistente).

Il calcio è tutto questo e molto altro: è un fatto sociale totale, direbbe Marcel Mauss; un’arma polivalente con cui ogni Paese, organizzazione o potere legittimo od occulto deciso ad avere un peso si confronta e studia modi per servirsene a proprio vantaggio.

Seguendo le tracce del calcio – e i significati dietro al finanziamento di questa o quella squadra, all’organizzazione di questo o quel Mondiale – è possibile leggere in trasparenza il quadro geopolitico internazionale.Dal progetto di una Superlega europea in riposta alla gestione del calcio fino ad oggie un possibile adeguamento ai nuovi scenari internazionali, alla guerra Russia-Ucraina, con le ambizioni egemoniche di Putin riconoscibili nella gestione dello Shakhtar Donetsk e dello Sheriff Tiraspol, alla rivalità Cina-USA (due superpotenze le cui ambizioni in chiave calcistica stanno crescendo enormemente, e non a caso), dal ruolo del Medioriente al Qatargate, Calcio, politica e potere è una vera e propria cartina al tornasole delle dinamiche, anche segrete, tra le potenze e i poteri che governano le nostre vite.

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