Curiosum: La nascita degli occhiali da vista

Quante volte si è sentito parlare del Medioevo come periodo buio, incresciosa epoca tra la classicità e il Rinascimento. Pochi sanno che, contrariamente, fu era di innovazioni tecnologiche ed invenzioni che ancora oggi popolano la nostra quotidianità, una fra queste: gli occhiali da vista.

Seguendo a ritroso la storia di un oggetto così scontato da risultare banale si arriva alla fine del XIII secolo, precisamente nella laguna Veneta dove, da tempo ormai immemore, i mastri vetrai popolavano le calle. Infatti, un’ordinanza del 2 aprile 1300, diretta ai lavoratori del vetro e del cristallo, proibiva loro una frode che doveva essere invalsa da tempo: “di vendere o far vendere, comprare o far comprare” oggetti vari come “lapides ad legendum” (lenti di ingrandimento) e “roidi de botacelis et da ogli” (occhiali da vista). Dunque, si deve ritenere che gli occhiali da vista erano ormai prodotto di uso quotidiano.

Sistemi di ingrandimento delle immagini, per ovviare a problemi di miopia e presbiopia, erano già conosciuti nell’antica Roma ma il loro utilizzo non fu mai ampiamente diffuso. Nel periodo delle signorie comunali ci si è contesi la paternità di un oggetto tanto innovativo, dando luogo a vere e proprie falsificazioni di attestazioni manoscritte ed epigrafiche tanto da rendere impossibile rintracciare il nome dell’inventore.

L’ideatore degli occhiali fu probabilmente un laico che, intendendo trarre buon guadagno dalla vendita, cercò di mantenerne il segreto della fabbricazione. Il vincolo del silenzio si ha ancora nel 1445, a Pisa, nell’accordo di tre mastri orafi che mai avrebbero dovuto tradire il segreto. L’arte della fabbricazione degli occhiali era, dunque, ritenuta straordinaria. Basti pensare che prima degli occhiali si utilizzava la lente che presentava la realtà in maniera aumentata, mentre gli occhiali fanno vedere distintamente gli oggetti nella loro dimensione reale. Per migliorare la percezione, prima ancora della lente, gli uomini erano ricorsi allo specchio che restituiva, sì, un’immagine ingrandita ma rovesciata, con la conseguente necessità di un allenamento quasi quotidiano. Il Petrarca nella lettera Ai posteri ci restituisce l’immagine di un oggetto molto scomodo, una sorta di pincez-nez da tenere stretta sul naso senza l’aiuto delle, ormai note, asticelle laterali. Lenti spesse e pesanti, montatura in legno che ammorsava il setto nasale. Gli occhiali non dovevano essere il massimo della comodità, eppure le attestazioni iconografiche sono talmente numerose e legate ai più disparati ambiti da restituisci l’immagine di un Medioevo aperto alle innovazioni e intento in attività per le quali quest’oggetto così rivoluzionario era essenziale. Rappresentati non soltanto in scene di calcolo e lettura ma anche chiusi nella loro custodia, portati appesi alla cintura, essi veicolano messaggi sottili, a volte intrisi di antigiudaismo, come quelli dipinti dalla scuola fiamminga nel XVI secolo dove gli occhiali bordati di nero sono lo strumento per compiere meglio un’attività ritenuta riprovevole: l’usura.

Bottoni, mutande, pantaloni, calze e forchette, insieme agli occhiali sono solo alcune delle invenzioni medievali che pullulano la nostra vita quotidiana, a riprova del fatto che la definizione età buia non è del Medioevo ma di un’epoca che forse un paio di occhiali possono aiutare a vedere meglio.

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