Un nuovo banco di prova per la regista teatrale britannica Deborah Warner, che torna all’Opera di Roma con The Turn of the Screw (Il giro di vite) di Benjamin Britten, in scena dal 19 al 28 settembre 2025. Già acclamata per la regia di Billy Budd (2018) e Peter Grimes (2024), Warner affronta il suo terzo titolo di Britten al Teatro Costanzi, esplorando il tema del rapporto tra adulti e giovinezza, un legame spesso inconfessabile e fatale.
L’opera si basa sul celebre capolavoro gotico di Henry James e segue le vicende di due giovani orfani, rinchiusi in una grande tenuta di campagna, assediati dalla presenza di una coppia di fantasmi. I bambini sono sotto l’occhio vigile del loro zio tutore, che affida l’educazione dei due a una giovane istitutrice. A quest’ultima viene imposto di non disturbarlo per nessuna ragione, rendendola l’unica e totale responsabile del loro benessere. Per Warner, la storia diventa il pretesto per parlare delle complesse relazioni umane.
«The Turn of the Screw è un’opera da camera basata sulla storia di fantasmi di Henry James», spiega la regista. «Un’opera inquieta e inquietante, con una splendida partitura musicale, basata su un tema che il compositore stesso ha dichiarato essere profondamente vicino al suo cuore, il pezzo affronta infatti la ricorrente preoccupazione di Britten per la perdita dell’innocenza».
L’Orchestra dell’Opera di Roma sarà diretta dal maestro Ben Glassberg, al suo debutto al Costanzi. Vincitore nel 2017 del Gran Premio al 55° Concorso per giovani direttori d’orchestra di Besançon e attuale Direttore musicale dell’Opéra de Rouen Normandie, Glassberg definisce l’opera un «capolavoro di concisione compositiva», capace di tessere un intero mondo immaginario con mezzi modesti.
Il cast, interamente britannico, vede il ritorno del tenore Ian Bostridge nel ruolo dello spettro Peter Quint. Con lui, le interpreti femminili Anna Prohaska (l’Istitutrice), Emma Bell (Mrs Grose) e Christine Rice (lo spettro Miss Jessel). I ruoli dei due bambini sono affidati a Zandy Hull (Miles) e Cecily Balmforth (Flora).
L’opera condivide il titolo con il nuovo numero di “Calibano”, la rivista di approfondimento culturale del Teatro dell’Opera di Roma, pubblicata in collaborazione con effequ. Il settimo numero è dedicato allo “stringente giro di vite” della paura, tra minacce spettrali e ossessioni umane. Il volume include contributi di esperti come Claudio Strinati, Stefano Nazzi e Letizia Muratori, e un saggio di David Bering-Porter sul rapporto tra genere horror e cultura contemporanea. Per la prima volta, la rivista ospita anche un’intervista con lo scrittore statunitense George Saunders.







